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Sette persone sono state condannate a Palermo per una truffa milionaria sui bonus edilizi. L'indagine ha svelato l'esistenza di imprese "cartiere" che generavano crediti fiscali fittizi per milioni di euro, con beni di lusso e criptovalute come bottino.

Maxi truffa bonus edilizi a Palermo

Sono arrivate le prime sette condanne a Palermo. La giustizia ha colpito un'organizzazione dedita alle frodi sui bonus edilizi. Lavori mai eseguiti sono stati trasformati in crediti fiscali. Fatture per milioni di euro sono state emesse. Il denaro è finito in conti personali, beni di lusso e criptovalute. La Guardia di Finanza aveva sequestrato bonus per oltre 26 milioni di euro. L'indagine ha scoperchiato il mondo delle imprese "cartiere". Queste società, prive di mezzi, generavano agevolazioni milionarie. Tutto è partito da una segnalazione dell'Agenzia delle Entrate. Il 7 giugno dell'anno scorso, ci furono quattro arresti domiciliari e tre misure interdittive.

Condanne e pene per i truffatori

Il Gup di Palermo, Elisabetta Stampacchia, ha definito una parte del processo con il rito abbreviato. La pena più alta è stata inflitta ad Antonio Notaro. Ha ricevuto sette anni e otto mesi di reclusione. È stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. La Procura lo considera il promotore dell'intera organizzazione. Avrebbe agito tramite diverse società, tra cui la Nuova Aurora. Di quest'ultima era amministratore. Risulta anche committente di interventi fittizi per oltre 600 mila euro. Fedele Notaro e Massimo Smeraldi hanno ricevuto quattro anni e sei mesi. Vittorio Macaluso è stato condannato a quattro anni e quattro mesi, con una multa di 10 mila euro. Dorotea Giordano e Vincenzo Notaro hanno avuto tre anni e quattro mesi. Rosalia Guercio ha ottenuto due anni e otto mesi. Per tutti è scattata l'interdizione dagli uffici direttivi delle imprese. Sono anche incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni. Maria Giunta è stata assolta per non aver commesso il fatto. Le pene per Fedele Notaro e suo padre Vincenzo sono state inferiori alle richieste della Procura.

Il meccanismo della frode edilizia

Le accuse mosse a vario titolo sono quelle emerse già nella fase cautelare. Si parla di fatture per operazioni inesistenti. Vi è anche la truffa aggravata ai danni dello Stato. L'utilizzo di crediti d'imposta ritenuti fittizi completa il quadro. Il meccanismo ricostruito dagli inquirenti era sempre lo stesso. Gli interventi di ristrutturazione erano documentati ma quasi mai eseguiti. O venivano realizzati solo in minima parte. Si sfruttavano così i vantaggi di ecobonus e bonus facciate. Venivano generati crediti fiscali. Questi venivano poi ceduti a intermediari. Erano trasformati in liquidità, soldi veri. Questi finivano nelle tasche dei titolari. Le ditte chiudevano improvvisamente i battenti. Lasciavano i palazzi con i ponteggi montati. I residenti attendevano il completamento dei lavori. Ciò è accaduto in diverse zone di Palermo, come via Placido Rizzotto e via Villagrazia. Nonostante versamenti iniziali minimi, le ditte operavano senza personale o attrezzature. Dichiaravano lavori per cifre altissime. Le fiamme gialle hanno accertato casi eclatanti. Una ditta senza ricavi né dipendenti ha ceduto crediti per mezzo milione di euro in un giorno. L'ha fatto senza un effettivo passaggio di denaro. Le carte sembravano in regola. Ma per gli investigatori era un sistema organizzato per fare profitti illeciti.

Società fantasma e fatture gonfiate

Il sistema fraudolento si basava sulla creazione di società apparentemente operative. Una ditta nata con mille euro di capitale ha ottenuto certificazioni per opere da oltre due milioni. Un'altra è partita da 500 euro per generare fatture da centinaia di migliaia di euro. Una società costituita nel 2014 dichiarava di fabbricare infissi in plastica. Due anni dopo, è passata al commercio di autoveicoli. Nessun collegamento con l'edilizia era mai stato indicato. Un'altra ditta, che doveva occuparsi di ristrutturazioni, aveva sede a Capaci. All'indirizzo indicato, i finanzieri trovarono un negozio di ferramenta. Nel 2021, quella stessa attività ha registrato un fatturato di un milione di euro. L'anno precedente, il giro d'affari era stato di soli 40 mila euro. Il procedimento complessivo conta circa cento indagati. Tra questi figurano imprenditori, amministratori e committenti compiacenti. Il troncone definito con il rito abbreviato riguarda solo una parte degli imputati. Per gli altri 22, tra persone fisiche e società, il dibattimento prosegue con il rito ordinario. Anche Poste Italiane si è costituita parte civile. Le operazioni finanziarie passavano dai suoi canali. L'accusa sostiene che ciò abbia provocato un danno d'immagine.

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