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Lavoratori precari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) hanno organizzato un flash mob a Palermo per denunciare la loro situazione. La protesta mira a sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di garantire stabilità alla ricerca pubblica, minacciata dalla precarietà che coinvolge un terzo del personale.

Flash mob contro la precarietà nella ricerca

Un'azione di protesta si è tenuta presso la sede del Cnr in via Ugo La Malfa a Palermo. L'evento, denominato «La precarietà uccide la ricerca», ha visto la partecipazione di lavoratori precari.

L'obiettivo era mettere in luce la diffusa condizione di precarietà all'interno del Cnr. Si è chiesto un intervento delle istituzioni per assicurare continuità alla ricerca pubblica.

Manifestazioni simili si sono svolte anche in altre zone del Paese. L'iniziativa ha coinvolto diverse sedi dell'ente di ricerca.

Migliaia di lavoratori a rischio

Le stime più recenti indicano che circa 4.000 persone lavorano in regime di precarietà al Cnr. Questo dato rappresenta circa un terzo dell'intero organico dell'ente.

Molti di questi professionisti hanno già visto scadere i propri contratti. Altri si trovano ad affrontare la stessa sorte nei prossimi mesi.

La situazione contrattuale precaria mette a rischio la continuità lavorativa di migliaia di ricercatori e tecnici.

Precarietà, un danno per l'innovazione

La mobilitazione va oltre la semplice questione occupazionale. La perdita di queste figure professionali rappresenta una grave criticità per l'intero sistema della ricerca italiana.

Si rischia la dispersione di competenze scientifiche. Queste sono state acquisite dopo anni di attività e investimenti pubblici.

Il mancato rinnovo dei contratti compromette anche le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questo potrebbe minare la capacità del Paese di produrre innovazione.

Manichini per rappresentare la precarietà

Durante il flash mob sono stati utilizzati dei manichini. Questi indossavano camici da laboratorio e tenevano in mano cartelli.

Le scritte sui cartelli recitavano: «Ricercatore precario», «Ricerca italiana» e «Futuro della ricerca». L'intento era creare un'immagine simbolica.

Gli organizzatori hanno spiegato che questi elementi visivi rappresentano una ricerca finanziata con fondi temporanei. Una ricerca priva di prospettive strutturali e stabili.