Angelo Pizzuto, ex dirigente, rimane confinato in casa dopo che il Riesame ha rigettato la sua richiesta di revoca dei domiciliari. L'inchiesta riguarda presunte irregolarità nel rilascio di patenti.
Riesame conferma domiciliari per ex dirigente
Angelo Pizzuto non tornerà libero. Il Tribunale del Riesame ha infatti confermato la misura degli arresti domiciliari. La decisione riguarda l'inchiesta condotta dalla polizia stradale. Le indagini vertono su presunte patenti facili e esami truccati. Sono state inoltre ipotizzate tangenti. La difesa di Pizzuto aveva richiesto la revoca della misura cautelare. Si basava sul fatto che l'ex direttore avesse rinunciato a ogni incarico. I legali sostenevano che non vi fossero più le condizioni per mantenerlo confinato. I giudici non hanno però accolto questa argomentazione. La misura restrittiva quindi rimane in vigore.
Indagine su presunte mazzette e esami pilotati
Il fulcro dell'indagine è una presunta mazzetta. Si parla di 5.500 euro. Secondo l'accusa, questa somma sarebbe stata versata per alterare gli esiti degli esami di guida. Il denaro fu rinvenuto dagli investigatori. Era nascosto in uno zaino all'interno dell'abitazione di Pizzuto. Gli agenti avevano effettuato una perquisizione in quell'occasione. A consegnare la somma sarebbe stato Ignazio Pepati. Quest'ultimo è un istruttore di scuola guida. Ha anche ricoperto incarichi presso l'Aci. Anche Pepati si trova agli arresti domiciliari. Gli accertamenti hanno svelato un presunto sistema illecito. Questo avrebbe permesso a due candidati di farsi sostituire durante le prove d'esame. Altri otto candidati avrebbero utilizzato telefoni cellulari. Lo scopo era rispondere correttamente ai quiz. Gli apparecchi sarebbero stati forniti dall'allora direttore della Motorizzazione. Li avrebbe ricevuti da Pepati.
Già il Gip aveva espresso dubbi sulle dimissioni
La Gip Alessandra Marino aveva già ritenuto insufficienti le dimissioni di Pizzuto. Questo avvenne nel confermare gli arresti. La giudice aveva sottolineato che Pizzuto manteneva una qualifica dirigenziale. Era ancora nell'amministrazione regionale. L'abbandono dell'incarico, secondo la Gip, non lo aveva allontanato dall'ambiente lavorativo. L'ambiente dove sarebbero maturati i fatti contestati. Le spiegazioni fornite da Pizzuto durante l'interrogatorio furono definite «manifestamente incongruenti». Questo riguardava la provenienza del materiale per gli esami. Valutate anche le giustificazioni personali per la consegna del denaro.
Precedenti e rapporti consolidati pesano sulla decisione
A influenzare la valutazione sul pericolo di reiterazione del reato hanno contribuito diversi fattori. Tra questi, i rapporti consolidati tra gli indagati. Si è ritenuto che l'organizzazione delle condotte contestate non fosse occasionale. Non si trattava di episodi isolati. Nel provvedimento è stata inoltre richiamata una precedente inchiesta. Questa riguardava un presunto peculato. L'indagine verteva sulla gestione dell'Aci. Quella vicenda si era conclusa con un sequestro di denaro a carico di Pizzuto. Questi elementi hanno rafforzato la decisione di mantenere la misura cautelare.