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La mafia allo Zen di Palermo riscuoteva un pizzo sull'acqua. Le famiglie pagavano 10 euro mensili per un servizio inesistente, con i fondi destinati al mantenimento dei detenuti mafiosi.

Mafia impone pizzo sull'acqua allo Zen

La criminalità organizzata ha esteso il suo controllo anche sull'acqua nello Zen 2. I residenti dei padiglioni erano costretti a pagare una tassa mensile. Ogni nucleo familiare doveva versare 10 euro ogni mese.

Gli incaricati di Cosa nostra riscuotevano queste somme. La giustificazione addotta era la realizzazione delle condutture idriche. Queste infrastrutture avrebbero dovuto rifornire le abitazioni popolari.

In realtà, il denaro raccolto non era destinato alla manutenzione. Le somme servivano invece ad alimentare il sostegno ai membri della mafia detenuti. Venivano anche utilizzate per aiutare le loro famiglie.

Inchiesta dei carabinieri svela il meccanismo

Questo sistema illecito è stato ricostruito dai carabinieri. L'indagine ha riguardato il mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale. L'operazione ha fatto luce sulle attività della cosca.

Un collegamento emerge con la vicenda giudiziaria di Gennaro Riccobono. Quest'ultimo, 65 anni, era considerato un uomo di fiducia del boss Giovanni Cusimano. Cusimano è uno storico affiliato della famiglia di Partanna Mondello.

Giovanni Cusimano era tornato in libertà nel marzo del 2021. Nonostante la lunga detenzione, manteneva una forte influenza negli ambienti mafiosi. Era descritto come un «capo pretorio», un mafioso autorevole.

A lui dovevano essere comunicati gli affari della cosca. La sua opinione era fondamentale nelle decisioni del clan.

Cassazione conferma domiciliari per Riccobono

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Gennaro Riccobono. La decisione conferma l'ordinanza del Tribunale del riesame. Quest'ultima aveva disposto gli arresti domiciliari per Riccobono.

L'accusa è di favoreggiamento personale. L'aggravante è la finalità mafiosa. L'indagato avrebbe aiutato altri affiliati.

I giudici della Cassazione hanno evidenziato un aspetto cruciale. Riccobono teneva costantemente informato... (l'articolo completo è disponibile sull'edizione digitale del Giornale di Sicilia).

Il ruolo di Cusimano e la rete mafiosa

La figura di Giovanni Cusimano emerge come centrale. Nonostante la sua detenzione, la sua influenza non era diminuita. La sua liberazione ha rafforzato la sua posizione.

Il pizzo sull'acqua è solo un esempio delle attività illecite. La mafia cercava di controllare ogni aspetto della vita nel quartiere. Questo garantiva entrate costanti.

I fondi raccolti servivano a rafforzare il potere della cosca. Il sostegno ai detenuti e alle loro famiglie creava un legame di fedeltà. Questo sistema di assistenza era fondamentale per il controllo del territorio.

L'inchiesta dei carabinieri ha smantellato parte di questa rete. L'operazione ha mirato a colpire i vertici e gli affiliati.

La vita dei residenti allo Zen 2

I residenti dello Zen 2 vivevano sotto la costante minaccia mafiosa. Il pizzo sull'acqua rappresentava un ulteriore peso economico. La mancanza di servizi adeguati li rendeva più vulnerabili.

La giustificazione del pagamento per le condutture idriche era pretestuosa. Le infrastrutture spesso erano carenti o inesistenti. La criminalità organizzata sfruttava questa situazione.

La paura impediva ai cittadini di denunciare. Le forze dell'ordine continuano a lavorare per garantire la sicurezza. L'obiettivo è liberare il quartiere dal controllo mafioso.