Un ex dirigente dell'Asp di Palermo ha patteggiato una pena di 3 anni e 6 mesi per accuse di corruzione. L'uomo era stato arrestato mentre riceveva denaro in cambio di favori.
Ex dirigente Asp Palermo patteggia pena
Francesco Cerrito, ex responsabile del dipartimento socio sanitario presso l'Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, ha raggiunto un accordo per patteggiare una pena. La condanna concordata ammonta a 3 anni e 6 mesi di reclusione. L'accusa principale riguarda il reato di corruzione. L'ex dirigente era stato precedentemente arrestato dalle forze dell'ordine. L'operazione aveva coinvolto anche un commercialista. Quest'ultimo era noto per essere stato presidente della Samot. L'arresto avvenne mentre Cerrito riceveva denaro contante. Il denaro era contenuto all'interno di una bomboniera. L'episodio si verificò nel parcheggio della sede dell'Asp. La sede si trova in via Pindemonte.
Ammesse sei dazioni di denaro
Secondo quanto emerso, Francesco Cerrito avrebbe ammesso di aver ricevuto denaro in diverse occasioni. Si parla di almeno sei episodi distinti di dazione di denaro. Queste somme sarebbero state corrisposte in cambio di agevolazioni. Le agevolazioni riguardavano le procedure per la liquidazione di fondi destinati alla Samot. La cooperativa sociale era quindi al centro delle presunte irregolarità. L'indagine ha quindi messo in luce un presunto sistema di favoritismi.
Rigettato primo patteggiamento
In precedenza, era stato tentato un primo accordo di patteggiamento. Nonostante il parere favorevole espresso dalla Procura, il Giudice per le Indagini Preliminari non aveva ritenuto congrua la pena proposta. Il Gip, identificato come Marta Maria Bossi, aveva valutato la pena di 3 anni come insufficiente. La giudice aveva quindi rigettato la richiesta iniziale. La decisione si basava sulla gravità del reato contestato. La valutazione della pena doveva quindi tenere conto dell'impatto sulla pubblica amministrazione.
Richiesta di abbreviato per l'altro indagato
Parallelamente, un altro indagato nell'ambito della stessa inchiesta ha intrapreso un percorso differente. Si tratta del commercialista ed ex presidente della Samot, Mario Lupo. Quest'ultimo ha richiesto di procedere con il rito abbreviato. La sua richiesta è condizionata. La condizione è l'acquisizione di nuovi elementi probatori. Questi elementi dovrebbero servire a dimostrare la sua estraneità a qualsiasi accordo corruttivo. L'obiettivo è quindi quello di provare l'assenza di un patto illecito.