Ignazio Pepati rimane agli arresti domiciliari a Palermo nell'ambito dell'indagine sugli esami di patente falsati. I giudici hanno però disposto la restituzione della somma di denaro sequestrata al momento del suo arresto.
Conferma misura cautelare per istruttore di guida
La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata confermata per Ignazio Pepati. Questo esito è giunto a seguito del ricorso presentato al Tribunale del Riesame. L'inchiesta riguarda presunte irregolarità negli esami per ottenere la patente di guida. La Motorizzazione civile è al centro delle indagini.
Pepati è l'amministratore unico di Gestione Aci Palermo. I giudici hanno accolto una parte della sua richiesta. Hanno infatti disposto la restituzione di 2.500 euro. Questa somma era stata sequestrata a Pepati al momento del suo arresto.
La dinamica dei fatti secondo le indagini
I fatti sono emersi dall'ordinanza del Gip Alessandra Marino. La giudice aveva convalidato l'arresto di Pepati. Le telecamere di sorveglianza hanno giocato un ruolo chiave. Hanno ripreso Pepati nel suo ufficio presso l'Aci. Si vede chiaramente mentre estrae una busta bianca dalla giacca.
Successivamente, Pepati conta due mazzette di banconote. Una delle due mazzette viene riposta nei pantaloni. L'altra rimane nell'involucro originale. Questo pacchetto, chiuso con un elastico, viene poi consegnato. La consegna avviene nel pomeriggio ad Angelo Pizzuto. Pizzuto era all'epoca dei fatti direttore della Motorizzazione.
Al momento dell'intervento della polizia stradale, vennero trovati diversi soldi. Nello zaino del dirigente Pizzuto furono rinvenuti 5.500 euro. Pepati, invece, aveva in tasca i 2.500 euro in contanti. Tutte le banconote erano in tagli da cinquanta euro.
Il presunto compenso per gli esami truccati
Secondo gli inquirenti, la somma consegnata a Pizzuto non era casuale. Si tratterebbe di un compenso. Questo pagamento sarebbe servito per favorire alcuni candidati. I candidati avrebbero ricevuto un trattamento di favore durante gli esami teorici della patente. L'indagine mira a fare chiarezza su questo presunto sistema.
Ignazio Pepati è considerato un intermediario. Avrebbe agito tra il dirigente della Motorizzazione e i titolari di autoscuole. Queste autoscuole sarebbero coinvolte nel presunto illecito. Pepati ha sempre negato le accuse mosse nei suoi confronti. La sua versione dei fatti è stata fornita durante l'interrogatorio.
La versione di Pepati e la decisione del giudice
Durante il suo interrogatorio, Pepati ha fornito una spiegazione alternativa. Ha dichiarato che i 5.500 euro servivano per saldare un vecchio prestito. Questo prestito era a favore di un amico. Ha sottolineato di avere anche rapporti personali con questa persona. Una spiegazione che però non ha convinto il giudice.
La spiegazione di Pepati è stata ritenuta inattendibile. Questo giudizio è basato su diversi elementi. Tra questi, i contatti intercorsi nei giorni precedenti ai fatti. Anche la sequenza dei passaggi, ricostruita dagli agenti, ha pesato. La decisione finale ha confermato i domiciliari, ma ha concesso la restituzione del denaro.