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Il Consiglio comunale di Palermo ha respinto la riforma del canone unico patrimoniale proposta dall'assessore Forzinetti. L'Aula ha approvato un emendamento sostitutivo che modifica radicalmente la delibera originale, optando per un approccio più conservativo.

Riforma canone unico patrimoniale respinta

Il Consiglio comunale di Palermo ha di fatto annullato la proposta di riforma del Canone unico patrimoniale. Questa iniziativa era stata presentata dall'assessore Giuliano Forzinetti. L'Aula ha votato un emendamento sostitutivo. Questo ha riscritto completamente la delibera originale. La parte più innovativa della proposta è stata eliminata. Ci si riferisce alla revisione dei coefficienti. È stata cancellata anche la ridistribuzione del carico fiscale tra i vari settori. L'intervento si è rivelato minimale. Ha riguardato solo l'adeguamento alle sentenze del Tar. Sono stati anche ridotti i canoni per i beni comunali.

Principio di invarianza del gettito confermato

Il principio fondamentale che ha guidato la decisione è stato quello dell'invarianza del gettito. Il Comune non può superare gli introiti del 2020. Questi ammontavano a circa 7,7 milioni di euro. Nonostante nel 2025 si siano superati i 10 milioni. Questo era il fulcro della proposta di Forzinetti. Prevedeva sgravi significativi. Fino al 37% per l'occupazione di suolo pubblico. Contemporaneamente, prevedeva aumenti di circa il 15% sulla pubblicità. Questa linea è stata però completamente smontata durante la discussione in Consiglio. Ha prevalso una soluzione più prudente. Una scelta conservativa è stata preferita.

Regolamento 'ridotto' e isolamento dell'assessore

Il risultato finale è un regolamento definito «ridotto». L'intervento si è limitato ai punti contestati dai giudici amministrativi. Tutto il resto è rimasto invariato. Questo esito invia un segnale politico molto chiaro. L'assessore Forzinetti si è trovato isolato. Ha ricevuto anche critiche interne alla maggioranza. La consigliera Mariangela Di Gangi del Pd ha commentato: «Atto necessario ma non una vittoria dell’amministrazione». Il sindaco Roberto Lagalla ha ringraziato il Consiglio. Non ha però menzionato Forzinetti. Questo gesto ha alimentato speculazioni su equilibri interni e tensioni nella maggioranza. La situazione evidenzia possibili frizioni tra l'esecutivo e il consiglio.

Colpo di scena con pigiama e cuscino

Un momento inaspettato ha caratterizzato la fine della seduta. Il consigliere Antonio Randazzo del Movimento 5 Stelle ha compiuto un gesto teatrale. Si è presentato con un pigiama e un cuscino. Ha preso la parola rivolgendosi alla presidenza e all'assessore Forzinetti. Ha parlato a nome «di tutti quei cittadini residenti nelle zone della mala movida». Ha sottolineato come questi cittadini non riescano più a dormire. Ha evidenziato la loro attesa di risposte concrete dall'amministrazione comunale. Questo gesto simbolico ha richiamato l'attenzione sulla problematica della vivibilità urbana e del disturbo della quiete pubblica. La sua azione ha voluto rappresentare il disagio di chi subisce le conseguenze negative della movida notturna.

Contesto normativo e precedente del canone unico

Il Canone unico patrimoniale è stato introdotto a livello nazionale con la Legge 160/2019. Ha sostituito diverse imposte e tasse locali. Tra queste, la tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap) e l'imposta comunale sulla pubblicità (ICP). L'obiettivo era semplificare la riscossione e uniformare la disciplina su tutto il territorio nazionale. Ogni comune ha poi la facoltà di adottare un proprio regolamento per disciplinare l'applicazione del canone. Questo deve però rispettare i principi generali stabiliti dalla legge. La revisione dei coefficienti e la determinazione delle tariffe sono aspetti cruciali. Devono bilanciare le esigenze di gettito del comune con la sostenibilità per gli operatori economici. Le sentenze del Tar, come quelle citate nell'articolo, spesso riguardano la legittimità di tali coefficienti o tariffe. Possono portare a ricalibrazioni o modifiche dei regolamenti comunali. La vicenda di Palermo si inserisce in questo quadro. La proposta dell'assessore Forzinetti mirava a una razionalizzazione. La bocciatura da parte del Consiglio comunale indica una divergenza di vedute sulle modalità di attuazione. La necessità di mantenere l'invarianza del gettito è un vincolo importante. Spesso rende complesse le riforme che prevedono sgravi per alcune categorie e aumenti per altre. La prudenza adottata dal Consiglio comunale sembra voler evitare rischi legali o contenziosi futuri. Si preferisce un approccio graduale e meno impattante.

La movida a Palermo e le problematiche connesse

Il gesto del consigliere Randazzo, con pigiama e cuscino, mette in luce un problema sentito in molte città italiane: la gestione della movida. A Palermo, come in altre realtà urbane, la concentrazione di locali notturni e attività di intrattenimento può generare criticità. Queste includono rumore eccessivo, disturbo della quiete pubblica, problemi di ordine pubblico e degrado urbano. La proposta di riforma del Canone unico patrimoniale, se avesse incluso aumenti per la pubblicità o altri elementi legati alle attività commerciali, avrebbe potuto avere ripercussioni indirette anche su questo fronte. L'assessore Forzinetti, delegato alle Attività produttive, si trova a dover bilanciare lo sviluppo economico con la qualità della vita dei residenti. La sua proposta, bocciata dal Consiglio, probabilmente non ha trovato il consenso necessario per affrontare queste problematiche in modo ritenuto efficace o equo da tutti i consiglieri. L'intervento di Randazzo, sebbene simbolico, sottolinea la necessità di risposte concrete da parte dell'amministrazione comunale per i cittadini esasperati dal rumore e dal disordine legati alla movida.