Un'operazione antimafia a Palermo ha colpito il clan di Brancaccio. Le indagini hanno rivelato un sistema illecito per infiltrarsi nelle aste giudiziarie e riciclare denaro. Sono stati sequestrati beni per milioni di euro.
Clan di Brancaccio infiltrato nelle aste giudiziarie
La famiglia mafiosa di Brancaccio ha esteso le sue attività. Hanno puntato al settore delle aste giudiziarie. Questo mercato immobiliare era visto come un canale per il riciclaggio di denaro. Le indagini della Dda hanno svelato un sistema ben oliato. L'organizzazione mirava a inquinare le aste.
Il gruppo criminale manipolava il mercato degli immobili pignorati. Utilizzavano l'intimidazione. Scoraggiavano altri partecipanti alle gare. In questo modo ottenevano prezzi al ribasso. Gli acquisti avvenivano tramite prestanome. Un'altra attività illecita riguardava lo sfruttamento di eredità. Individuavano persone decedute senza eredi. Poi creavano testamenti falsi. Si impossessavano così dei beni.
Sono stati sequestrati 49 immobili. Il valore totale ammonta a circa 7 milioni di euro. Questo sequestro mira a impedire ulteriori vendite illecite. L'obiettivo è bloccare il flusso di denaro sporco.
Riciclaggio di denaro e frodi bancarie
Un altro settore d'interesse per l'organizzazione era la schermatura dei capitali. Si occupavano anche di frodi bancarie. Avevano creato strategie precise. Queste servivano a nascondere i patrimoni illeciti al fisco. La creazione di documentazione contabile falsa era fondamentale. Questo ingannava gli istituti di credito. Permetteva di ottenere finanziamenti agevolati.
Facevano apparire solventi soggetti che in realtà non possedevano nulla. Costruivano false identità finanziarie. Manipolavano sistematicamente i profili finanziari dei prestanome. Creavano ad hoc documentazione falsa. Questo dava un'apparente solidità economica a persone nullatenenti. Li trasformavano artificialmente in clienti affidabili per il circuito bancario. Le indagini hanno portato al sequestro preventivo di 13 entità. Tra queste aziende, immobili e conti correnti. Sono coinvolti in procedimenti per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. L'aggravante mafiosa è stata confermata.
Il ragioniere candidato alle comunali
Tra i 32 fermati nell'operazione antimafia a Brancaccio figura Giuseppe Vulcano. Ha 37 anni ed è diplomato ragioniere. Nel 2022 si era candidato al consiglio comunale di Palermo. La sua lista era «Lavoriamo per Palermo». Sosteneva il sindaco Roberto Lagalla. Ottenne 283 voti.
Vulcano è cugino di Teresa Marino. Lei è la moglie del capomafia di Porta Nuova, Tommaso Lo Presti. Secondo le indagini della Dda di Palermo, Vulcano si spacciava per tributarista. Non era iscritto ad alcun albo professionale. Avrebbe gestito affari per i boss. Questi investivano denaro in attività commerciali. Tra queste sale bingo, tabaccherie e pompe di benzina. Vulcano si sarebbe occupato anche delle aste immobiliari. I boss creavano un clima di intimidazione. Nessun altro presentava offerte. Così si accaparravano gli immobili a prezzi vantaggiosi. Un settore legale dove si potevano fare affari d'oro.