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La giustizia ha scagionato i medici del Policlinico di Palermo coinvolti nel caso di una paziente deceduta. Dopo quasi un decennio, il verdetto ha stabilito la loro estraneità ai fatti.

Assolti medici del Policlinico di Palermo

Si è concluso dopo nove anni un lungo iter giudiziario. I medici coinvolti sono stati assolti con la formula «il fatto non sussiste». La decisione riguarda i dottori Francesco D'Arpa, Gaspare Gulotta, Salvatore Napoli e Giuseppe Profita. Erano accusati di omicidio colposo.

Il caso riguardava il decesso di Rosaria Venutelli. La donna, di 70 anni, era deceduta il 12 dicembre 2017. L'inchiesta era partita a seguito di una denuncia presentata dai familiari della signora. I legali della famiglia erano l'avvocato Angelo Mangione.

La paziente era stata ricoverata presso il Policlinico di Palermo. La causa del ricovero era una colica. Secondo le iniziali ipotesi accusatorie, non le sarebbe stata somministrata una terapia antibiotica necessaria. Inoltre, non sarebbe stata effettuata la rimozione della colecisti.

Il processo e la sentenza

I professionisti sanitari avevano ruoli di responsabilità all'interno della struttura ospedaliera. Il dottor D'Arpa era responsabile dell'unità operativa di Endoscopia digestiva. Il dottor Gulotta dirigeva la Chirurgia generale d'urgenza. I dottori Napoli e Profita erano anch'essi imputati nel procedimento.

Durante il processo, i medici sono stati difesi da un team di avvocati. Il dottor Gulotta era assistito dall'avvocato Mario Bellavista. Il dottor Napoli dall'avvocato Giuseppe Geraci. I dottori Profita e D'Arpa erano rappresentati rispettivamente dagli avvocati Anna Maria Lucania, Giuseppe Calabrese e Michele Di Pasquale.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico, dottor Corleo. Nonostante la prescrizione dei reati fosse ormai maturata, il giudice ha scelto di proseguire il processo. L'obiettivo era esprimersi nel merito della vicenda. La decisione finale ha quindi sancito l'assoluzione di tutti gli imputati.

Le accuse e le difese

Le accuse si concentravano su presunte omissioni terapeutiche. Si ipotizzava la mancata somministrazione di antibiotici e la mancata rimozione della colecisti. Queste presunte negligenze avrebbero portato al decesso della paziente. La difesa dei medici ha sempre sostenuto la correttezza delle procedure seguite.

La lunga durata del procedimento, quasi un decennio, ha visto l'evolversi delle circostanze. La decisione del giudice di pronunciarsi nel merito, nonostante la prescrizione, sottolinea l'importanza di chiarire la posizione dei professionisti. La formula assolutoria «il fatto non sussiste» indica che il giudice ha ritenuto non provata la commissione del reato.

Questo caso evidenzia la complessità dei procedimenti legati alla responsabilità medica. Spesso richiedono tempi lunghi per accertare i fatti e le responsabilità. L'esito finale, con l'assoluzione dei medici, chiude un capitolo doloroso per tutte le parti coinvolte.