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La Cimo, sindacato dei medici ospedalieri, contesta il nuovo decreto sull'attività libero-professionale intramuraria in Sicilia, lamentando una limitazione dell'autonomia professionale. Il provvedimento regionale mira a correggere squilibri evidenziati dalla Corte dei Conti.

Critiche alla nuova normativa intramoenia

L'attività libero-professionale intramuraria (Alpi) è nuovamente al centro di un acceso dibattito. La Cimo, organizzazione sindacale rappresentativa dei medici ospedalieri, ha manifestato un netto disaccordo nei confronti delle recenti disposizioni. Secondo il sindacato, le nuove regole comporterebbero una significativa restrizione dell'autonomia professionale dei medici. La polemica è emersa dopo diversi mesi dall'introduzione delle modifiche normative.

La questione dell'intramoenia in Sicilia ha origini lontane. Le criticità erano già state sollevate dalla Corte dei Conti. Già a gennaio, i magistrati contabili avevano segnalato uno «squilibrio sistematico». Questo squilibrio riguardava il rapporto tra le prestazioni sanitarie garantite dal servizio pubblico e l'attività libero-professionale svolta all'interno delle strutture ospedaliere. Il rapporto descriveva una situazione diffusa in molte aziende sanitarie dell'isola.

L'intramoenia come via parallela

In diverse realtà sanitarie siciliane, l'attività intramoenia era di fatto diventata una corsia preferenziale. Questa modalità era spesso alimentata dalle lunghe liste d'attesa per le prestazioni pubbliche. La Regione è intervenuta con un decreto il 23 gennaio. L'obiettivo era evitare potenziali sanzioni e superare le criticità emerse. Il sistema precedente era stato definito «privo di efficaci filtri di verifica» dalla Corte dei Conti.

Tuttavia, è proprio sull'effettiva applicazione del decreto che si concentra lo scontro. Il segretario regionale della Cimo Sicilia, Giuseppe Bonsignore, ha espresso le preoccupazioni del sindacato. Ha dichiarato che i rischi legati al provvedimento erano stati segnalati all'assessorato competente già a febbraio. Nonostante ciò, le risposte ricevute sono state definite «interlocutorie ed evasive». La Cimo ritiene che il decreto non risolva le problematiche, ma ne crei di nuove, penalizzando la libera professione medica.

Le richieste dei medici ospedalieri

La Cimo chiede un dialogo più costruttivo con l'amministrazione regionale. L'intento è trovare soluzioni che salvaguardino sia l'efficienza del sistema sanitario pubblico sia la possibilità per i medici di svolgere attività libero-professionale. Si teme che le nuove disposizioni possano disincentivare i professionisti. Potrebbe anche portare a una riduzione delle prestazioni disponibili per i cittadini che scelgono il regime intramoenia. La discussione verte sulla necessità di un equilibrio tra controllo e flessibilità. La Cimo auspica un intervento correttivo del decreto.

La situazione evidenzia una tensione tra le esigenze di controllo della spesa pubblica e la gestione dell'attività sanitaria. I medici ospedalieri sottolineano l'importanza di un quadro normativo chiaro. Questo deve permettere loro di operare senza eccessive restrizioni. La Cimo si dichiara pronta a proseguire il confronto. L'obiettivo è garantire che il decreto sull'intramoenia non comprometta la qualità dei servizi offerti ai cittadini siciliani. Si attende una risposta concreta dall'assessorato regionale alla Salute.