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La Cgil di Palermo esprime forte preoccupazione per le recenti modifiche legislative del governo, ritenute lesive degli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione. L'assemblea sindacale evidenzia anche criticità nell'operato della commissione antimafia.

Nuove norme criticate dal sindacato

La Cgil ha recentemente tenuto la sua terza assemblea nazionale. L'evento si è svolto nell'aula bunker del carcere Ucciardone a Palermo. L'obiettivo era discutere di mafie e corruzione. Sindacalisti, magistrati e politici hanno partecipato. Hanno lanciato un allarme sulla diminuzione dell'impegno contro la criminalità organizzata. Si parte da una relazione antimafia di Pio La Torre e Cesare Terranova. Questa relazione risale a 50 anni fa.

Le modifiche legislative introdotte dal governo sono state definite «sbagliate». Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha parlato di provvedimenti dannosi. Tra questi, l'abolizione dell'abuso d'ufficio. Anche la riforma della Corte dei conti è stata citata. Le misure del cosiddetto «decreto sicurezza» sono state criticate.

Strumenti contro la mafia indeboliti

Il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha espresso un giudizio severo. Le nuove norme, secondo lui, hanno indebolito gli strumenti di contrasto. Questo riguarda le nuove forme di presenza mafiosa. Si parla anche di inquinamento. Sembra quasi un divieto di indagare su certi reati. Questi reati sono tipici delle mafie moderne. Esempi includono la frode fiscale e il falso in bilancio.

La Cgil si oppone fermamente a qualsiasi modifica della legislazione antimafia. Sono previste due campagne di raccolta firme. Una si concentrerà sulla mafia nella sanità. L'altra riguarderà gli appalti pubblici. Alessio Festi, responsabile legalità della Cgil nazionale, ha annunciato queste iniziative.

Critiche alla commissione antimafia

Giuseppe Tango, presidente dell'ANM, ha sottolineato un punto cruciale. Non bisogna abbassare la guardia. Le mafie si adattano ai cambiamenti. Si modificano in base agli scenari socio-politici ed economici. Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale antimafia e parlamentare del M5S, ha espresso rammarico. La politica attuale, a suo dire, non si occupa delle mafie. I decreti sicurezza del governo non toccano il tema.

De Raho ha criticato la commissione Antimafia. Riguardo alle stragi Falcone e Borsellino, si parla ancora di mafia e appalti. Ma questi potrebbero essere solo concause. Non la causa principale. Non si indaga sul ruolo dei servizi segreti deviati. Né sulla destra eversiva.

Il rischio di regressione democratica

L'ex procuratore ha evidenziato la mancanza di azioni concrete. Sulla destra eversiva, non ci sono atti in commissione. Si evita di indagare sui servizi deviati. Questo è inaccettabile in un paese democratico. Calogero Paci, procuratore di Reggio Emilia, ha aggiunto un dettaglio inquietante. Il legame tra criminalità organizzata e neofascismo. Questo filo, ricostruito con sentenze definitive, viene ora spazzato via. Non si capisce il motivo.

Elisabetta Piccolotti, parlamentare di AVS, concorda. La commissione Antimafia sta cercando di oscurare le tracce. Si riferisce alla destra eversiva e alle stragi. Rosy Bindi, ex presidente dell'Antimafia, ha lanciato un avvertimento. Siamo in una fase molto pericolosa. C'è il rischio concreto di sottovalutare la «mafia silente».

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