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Un nuovo rapporto evidenzia gravi criticità nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio. Le condizioni abitative e sanitarie sono giudicate insalubri e degradate, sollevando dubbi sulla dignità e sui diritti dei trattenuti.

Condizioni critiche nel centro di Palazzo San Gervasio

Il Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di Palazzo San Gervasio ha ospitato 84 uomini nel corso del 2025. La struttura, con una capienza massima di 128 posti e effettiva di 104, ha visto la presenza di migranti provenienti da diverse nazioni. Solo una persona era ufficialmente un richiedente asilo.

La maggior parte degli individui è stata identificata e fermata dalle forze dell'ordine. I paesi di provenienza includono Algeria, Colombia, Cuba, Egitto, Gambia, Marocco, Moldavia, Nigeria, Perù, Romania e Tunisia. Questi dati emergono dal secondo rapporto di monitoraggio sui Cpr in Italia.

Il documento è stato redatto a fine gennaio 2026 dalle organizzazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI). Questa rete della società civile si dedica alla tutela dei diritti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. La presentazione è avvenuta a Potenza.

Le visite di monitoraggio hanno riguardato diversi Cpr in Italia. Tra questi figurano quelli di Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d'Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino e Trapani.

Valutazione negativa sulla struttura lucana

La situazione specifica del centro in Basilicata è stata oggetto di particolare attenzione. A dicembre 2024, risultavano trattenute 78 persone. Una visita effettuata nel mese di ottobre precedente ha evidenziato criticità significative.

Le condizioni abitative sono state definite «particolarmente compromesse». Le celle sono state descritte come «fatiscenti». L'ambiente generale è stato giudicato «malsano e degradato». Le stanze sono organizzate in moduli privi di porte. Gli spazi comuni includono sia le aree notte che i servizi igienici.

Si sono riscontrati evidenti segni di incuria diffusa. Questi problemi incidono direttamente sulla salubrità e sulla dignità della permanenza. Anche lo spazio ricreativo è situato all'interno della struttura.

È stato sollevato il problema della scarsa disponibilità di telefoni. Si registra un solo telefono cellulare di vecchia generazione ogni otto trattenuti. Ciò crea notevoli difficoltà nei contatti con l'esterno, con avvocati e familiari. Questa situazione spesso degenera in risse.

Diritto alla salute e detenzione amministrativa

La situazione relativa al diritto alla salute è stata giudicata insoddisfacente. Le risposte fornite sono state spesso giustificate da lunghe liste di attesa della sanità pubblica. Questo nega di fatto l'accesso alle cure necessarie.

Carmen D'Anzi, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza e Coordinatrice Nazionale del Forum dei Garanti, ha espresso un giudizio severo. Ha definito il Cpr di Palazzo San Gervasio, come altri in Italia, un «luogo disumano e degradante».

Ha sottolineato come in questi centri viga la detenzione amministrativa. Questa avviene in assenza di un reato commesso. Ha definito questi luoghi «di sofferenza e di inutile dolore».

Le maggiori criticità sono legate alla vulnerabilità delle persone trattenute. Alcuni individui vivono in Italia da molti anni. Vengono prelevati dal luogo di lavoro per permessi scaduti. Altri hanno completato la detenzione in carcere per reati commessi e vengono trasferiti direttamente in Cpr.

Proposte per un sistema di accoglienza più umano

Silvia Bubbico, rappresentante della Cgil Potenza, ha criticato il sistema complessivo. Ha affermato che non considera l'accoglienza, i diritti umani e la gestione delle politiche migratorie una priorità.

È necessario ragionare in una logica di sistema. Bisogna tutelare i diritti del lavoro, strettamente connessi allo sfruttamento. Si deve contrastare la mancata regolarizzazione dei migranti sul territorio.

Servono proposte concrete. Queste dovrebbero unire il diritto al lavoro e all'accoglienza. È fondamentale pensare a canali di arrivo sicuri in Italia. La fonte di queste informazioni è il rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione, presentato a Potenza.

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