Cronaca

Modenese: commemorato l'82° anniversario dell'eccidio di Monchio

22 marzo 2026, 15:20 5 min di lettura
Modenese: commemorato l'82° anniversario dell'eccidio di Monchio Immagine generata con AI Palagano
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L'82° anniversario dell'eccidio di Monchio è stato ricordato a Costrignano di Palagano, nel Modenese. La cerimonia ha reso omaggio alle 136 vittime della rappresaglia nazifascista del 18 marzo 1944. La memoria storica riveste un ruolo cruciale per la pace.

Commemorazione nel cuore dell'Appennino Modenese

La comunità del Modenese si è riunita a Costrignano di Palagano. L'evento ha segnato l'82° anniversario di un tragico evento storico. Si è trattato dell'eccidio di Monchio. La commemorazione si è svolta in mattinata. L'Appennino Modenese ha ospitato la cerimonia. Questo luogo è teatro di un doloroso ricordo.

La strage nazifascista ha colpito duramente anche altri centri. Tra questi figurano Costrignano, Susano e Savoniero. La memoria delle 136 vittime è stata celebrata. L'evento è avvenuto in un clima di raccoglimento. Le vittime furono uccise il 18 marzo 1944. La data è impressa nella storia locale.

Alla cerimonia era presente una figura di rilievo. Il procuratore generale militare Marco de Paolis ha partecipato. La sua presenza sottolinea l'importanza dell'evento. La giustizia e la memoria storica sono temi centrali. La giornata è stata dedicata al ricordo e alla riflessione. Un momento solenne per l'intera comunità.

La cerimonia civile e religiosa per le vittime

La mattinata è iniziata con un rito religioso. Alle ore 10:00 è stata celebrata una messa. Questa funzione è stata dedicata alle vittime dell'eccidio. La partecipazione è stata ampia. Le autorità locali hanno portato il loro saluto. Il vicario generale dell'Arcidiocesi di Modena-Nonantola, monsignor Giuliano Gazzetti, ha preso la parola. Le sue parole hanno toccato le coscienze.

Monsignor Gazzetti ha evidenziato un concetto fondamentale. Ha sottolineato l'importanza della preghiera. Questa deve provenire da tutta la Chiesa. Lo scopo è rendere la gente consapevole. Deve comprendere cosa significa vivere in un mondo privo di pace. Le sue parole risuonano attuali. Ora più che mai, la comunità necessita di un momento di unione. Un'occasione per riflettere. Ritrovare le ragioni di una pace duratura. Una pace che sia anche solidale.

Dopo la funzione religiosa, si è svolta la deposizione di una corona d'alloro. Questo gesto simboleggia il ricordo. La corona è stata posta in memoria delle vittime. Vittime di una brutale rappresaglia. Le truppe naziste compirono questo atto. Era il 18 marzo 1944. La violenza fu scatenata contro la formazione delle prime brigate partigiane. Questo accadde sull'Appennino Modenese. Un atto di terrore.

Il bilancio della strage e il dovere della memoria

La rappresaglia nazifascista ebbe un bilancio terribile. Le vittime furono numerose. A Monchio persero la vita 71 persone. A Costrignano i morti furono 34. A Susano si contarono 24 vittime. Altri 7 civili persero la vita. Tra questi, uno proveniva da Savoniero. Il totale delle vittime ammonta a 136. Un numero che segna profondamente la storia locale. La violenza del 1944 ha lasciato cicatrici indelebili.

Il sindaco di Palagano, Fabio Braglia, ha espresso il suo pensiero. Ha parlato dell'importanza di queste giornate. Esse servono a mantenere viva la memoria. Un compito essenziale per la società. Nutrire i valori di pace, libertà e giustizia. Valori per i quali molti hanno sacrificato la vita. Il sindaco ha definito la memoria non un esercizio. È un dovere morale. Un impegno che lega le generazioni.

La repressione nazifascista fu una risposta alla resistenza. La formazione delle prime brigate partigiane sull'Appennino Modenese rappresentava una minaccia. Le autorità naziste reagirono con estrema violenza. L'obiettivo era stroncare sul nascere ogni forma di opposizione. La rappresaglia colpì indiscriminatamente i civili. Un massacro che ancora oggi suscita orrore.

Le indagini sull'eccidio e la ricerca della verità

La ricerca della verità storica ha avuto sviluppi recenti. Nel 1994 fu compiuta una scoperta significativa. Negli scantinati della procura generale militare di Roma. Venne ritrovato il cosiddetto armadio della vergogna. Questo conteneva documenti preziosi. Tra questi, un faldone con vecchie indagini sull'eccidio di Monchio. Un passo importante per la ricostruzione dei fatti.

Dal 2005, il procuratore militare Marco de Paolis ha intrapreso nuove indagini. L'obiettivo è accertare le responsabilità. Si cerca di ottenere risarcimenti. Questi sono destinati alle famiglie delle vittime. Un impegno costante per fare giustizia. La giustizia storica e quella legale si intrecciano. La ricerca della verità continua. Un percorso lungo ma necessario.

La memoria di questi eventi è fondamentale. Serve a non ripetere gli errori del passato. Le nuove generazioni devono conoscere la storia. Devono comprendere il prezzo della pace. L'eccidio di Monchio è un monito. Un ricordo della brutalità della guerra. La comunità del Modenese onora le sue vittime. Mantiene viva la fiamma della memoria. Un impegno che si rinnova ogni anno.

Le indagini del procuratore de Paolis mirano a fare piena luce. Si vuole identificare i responsabili. Si cerca di ottenere giustizia per le famiglie. Questo processo è complesso. Richiede tempo e risorse. Ma è essenziale per la memoria collettiva. La storia dell'eccidio di Monchio non deve essere dimenticata. Deve servire da lezione per il futuro. La pace è un bene prezioso. Va difeso con ogni mezzo.

La cerimonia di commemorazione a Costrignano di Palagano è stata un momento di unità. Ha riunito cittadini, autorità e rappresentanti delle istituzioni. Il ricordo delle 136 vittime è un legame forte. Unisce il presente al passato. La ricerca della verità e della giustizia continua. Un impegno che ANSA segue con attenzione. La storia di Monchio è parte della storia d'Italia. Una storia di sofferenza ma anche di resistenza.

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