Un sito archeologico di grande valore è emerso a Ponso, nel padovano. Sono stati trovati numerosi cippi con iscrizioni antiche e i resti di un tempio preromano. Gli scavi sono ancora in corso per comprendere appieno la portata della scoperta.
Importante insediamento venetkens rinvenuto
Nella zona di Ponso, in provincia di Padova, sono stati scoperti numerosi reperti archeologici. Gli scavi, effettuati nell'ambito dei lavori per la variante della Strada regionale 10, hanno portato alla luce almeno dodici cippi. Questi manufatti sono considerati tra i più significativi del secolo in Veneto.
Le iscrizioni presenti sui cippi sono redatte nell'antica lingua dei Venetkens. Le datazioni preliminari collocano questi oggetti tra il V e il IV secolo avanti Cristo. La presenza di questi reperti testimonia un insediamento attivo fino all'arrivo dei Romani, avvenuto intorno al I secolo avanti Cristo.
Il sito archeologico si sta rivelando uno dei più promettenti della regione. La sua scoperta è avvenuta casualmente durante operazioni di bonifica per la ricerca di ordigni bellici. Le autorità competenti, tra cui la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, stanno ora studiando il sito.
L'obiettivo è determinare la tipologia esatta dei ritrovamenti e l'estensione dell'area interessata. Le indagini archeologiche mirano a comprendere la storia e l'organizzazione di questo antico centro abitato. La conservazione del sito è eccezionale.
Un tesoro preservato da un'antica alluvione
Il sito archeologico di Ponso è rimasto inalterato per circa duemila anni. Questo straordinario stato di conservazione è dovuto a un'antica alluvione del fiume Adige. Le acque del fiume hanno depositato uno spesso strato di fango, circa due metri, che ha protetto i reperti lapidei.
Questo strato di sedimenti ha agito come una capsula del tempo, preservando intatti i manufatti e le strutture. La scoperta di questo sito offre una finestra unica sul passato della regione Veneto. Permette di studiare le popolazioni che abitavano queste terre prima della dominazione romana.
La presenza del fango ha garantito la protezione del materiale organico e inorganico. Questo facilita enormemente il lavoro degli archeologi. Essi possono ricostruire con maggiore dettaglio la vita quotidiana e le pratiche culturali degli antichi Venetkens.
Scavi rivelano un tempio e continuità abitativa
Gli scavi sono condotti sotto la supervisione della funzionaria archeologa Carla Pirazzini. Gli archeologi della ditta Sap (Società archeologica Srl) stanno lavorando sul campo. Hanno già portato alla luce numerosi cippi con iscrizioni in lingua venetica.
È stato rinvenuto anche un grande cippo con un'iscrizione in latino. Questo suggerisce una stratificazione culturale e linguistica nel sito. La presenza di latino indica una frequentazione prolungata, estesa per almeno cinque secoli. L'insediamento sembra essere stato un centro fiorente almeno fino all'età repubblicana romana.
Le vestigia di un interessante tempio circondato da colonne sono emerse dagli scavi. Questo ritrovamento archeologico aggiunge ulteriore valore al sito. Suggerisce la presenza di importanti attività religiose e cerimoniali.
Continuità di frequentazione e trasformazioni
I dati raccolti finora indicano una continuità di frequentazione del sito. Non si tratta di un semplice abbandono, ma di una trasformazione delle modalità di utilizzo nel tempo. Il luogo sembra aver mantenuto una funzione significativa anche in epoca romana.
Le attività e i linguaggi utilizzati in epoca romana differivano da quelli della fase precedente. Questo dimostra l'evoluzione della comunità e delle sue pratiche. Le indagini in corso mirano a definire con precisione l'organizzazione dell'area. Si vogliono ricostruire le diverse fasi di utilizzo del sito.
La scoperta a Ponso rappresenta un tassello fondamentale per la comprensione della storia antica del Veneto. Offre nuove prospettive sulle interazioni tra le popolazioni locali e i Romani. Gli scavi continueranno a fornire informazioni preziose.
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