Condividi

Uno studio innovativo ha svelato le abitudini alimentari degli antichi abitanti di Padova risalenti a 2.500 anni fa. L'analisi dei resti scheletrici ha permesso di ricostruire la loro dieta, offrendo nuove prospettive sulla vita nell'Età del Ferro.

Nuove scoperte sull'alimentazione antica

Ricercatori delle Università di Padova e Sapienza di Roma hanno collaborato a un'importante scoperta. Hanno analizzato resti umani e animali provenienti dalla necropoli del CUS-Piovego. Questa zona di Padova risale alla piena Età del Ferro. Il periodo studiato va dal VI al IV secolo a.C.

Lo studio si è focalizzato sull'analisi degli isotopi stabili. Questi elementi chimici, presenti in carbonio e azoto, sono stati trovati nei resti scheletrici. Ogni alimento lascia una traccia unica, una vera e propria 'firma isotopica'. Questa firma si conserva nei tessuti ossei e dentali. Permette così di ricostruire le principali fonti di cibo consumate durante la vita di un individuo.

L'importanza delle sepolture a inumazione

La ricercatrice Giusy Capasso della Sapienza ha sottolineato l'importanza dello studio. Si concentra sugli individui sepolti, un gruppo di grande valore archeologico. In Veneto, durante l'Età del Ferro, prevaleva il rito della cremazione. Questa pratica distrugge il collagene osseo. Il collagene è essenziale per le analisi paleodietetiche.

Le rare sepolture a inumazione di quel periodo sono quindi una risorsa preziosa. Offrono una finestra su aspetti della vita quotidiana altrimenti irraggiungibili. Le analisi isotopiche sono state condotte presso la Cardiff University. Hanno coinvolto anche il Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università di Padova. Il team era coordinato dal professor Richard Madgwick.

Cereali e miglio nella dieta padovana

I risultati delle analisi indicano una dieta prevalentemente terrestre. Un consumo significativo di cereali 'C4' è stato riscontrato. Questi cereali prosperano in climi caldi e secchi. Esempi includono il mais e il sorgo. Nel caso specifico del Piovego, è stato identificato il miglio.

Il miglio era già noto nella preistoria dell'Italia settentrionale. Il suo utilizzo è aumentato notevolmente nell'Età del Bronzo. Lo afferma Melania Gigante dell'Università di Padova. Mancavano però dati isotopici diretti sull'alimentazione umana per il Veneto dell'Età del Ferro.

Il caso del CUS-Piovego colma questa importante lacuna. Amplia le conoscenze sulle comunità venete preromane. In altri contesti europei coevi, un elevato consumo di miglio era associato a individui di rango sociale inferiore. Anche per Padova questa ipotesi merita attenzione. Al momento, però, resta una congettura.

Non esistono infatti dati isotopici sulla dieta degli individui cremati. Questi ultimi costituivano la maggioranza della popolazione. Pertanto, non è possibile fare un confronto diretto.

Un caso particolare: la giovane sepolta prona

La dottoressa Capasso ha evidenziato un caso particolarmente interessante. Si tratta di una giovane donna sepolta in posizione prona. Questa modalità funeraria è insolita. Potrebbe suggerire una condizione sociale particolare o marginale.

Le analisi isotopiche hanno rivelato che la giovane non era originaria dell'area padovana. Era arrivata in città poco prima della sua morte. Le sue abitudini alimentari erano diverse da quelle del resto della comunità. Questo suggerisce una storia di migrazione e un mantenimento di tradizioni alimentari proprie.

Questo studio apre nuove prospettive sulla vita e le interazioni sociali nell'antica Padova. Offre uno sguardo dettagliato sulle risorse alimentari disponibili e sulle pratiche culturali. La ricerca continua a far luce sul passato, arricchendo la nostra comprensione delle civiltà antiche.