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Una scoperta italiana rivoluziona la ricerca sulle malattie neurodegenerative. Un nuovo metodo permette di ottenere neuroni umani in laboratorio in soli 12 giorni, accelerando lo studio di patologie come Alzheimer e Parkinson.

Nuovo metodo per neuroni in laboratorio

Un team di ricercatori italiani ha messo a punto una tecnica innovativa. Questa permette di generare neuroni umani in modo rapido ed efficiente. La scoperta è frutto della collaborazione tra l'Università di Padova e il Vimm. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Molecular Neuroscience. Questo approccio promette di accelerare la comprensione di gravi malattie neurologiche.

Le malattie del sistema nervoso come Alzheimer, Parkinson e Sla sono complesse. Studiarle su cellule umane è fondamentale. Fino ad ora, i metodi tradizionali richiedevano molte settimane. La nuova tecnica riduce drasticamente i tempi di ottenimento dei neuroni. Questo apre nuove prospettive per la ricerca medica.

Tempi ridotti per la riprogrammazione cellulare

La riprogrammazione delle cellule somatiche in neuroni richiedeva prima 6-8 settimane. Questo processo prevedeva la trasformazione in cellule staminali pluripotenti. Successivamente, si induceva il differenziamento neuronale. La nuova metodologia padovana semplifica notevolmente questo percorso.

Con la tecnica sviluppata, sono sufficienti solo 3 giorni per una riprogrammazione parziale. Seguono poi 9 giorni di induzione neuronale. Il risultato finale sono neuroni maturi in un totale di 12 giorni. Questo rappresenta un risparmio di tempo considerevole. La procedura è anche più economica rispetto ai metodi precedenti.

Identificata una finestra di plasticità cellulare

La ricercatrice Onelia Gagliano ha spiegato il meccanismo chiave. «Si passa da un processo che può richiedere 6/8 settimane complessive, a poco meno di due settimane», ha affermato. La strategia evita la completa stabilizzazione in uno stato pluripotente. È stata identificata una «finestra temporale» di particolare plasticità cellulare. Questo stato intermedio è cruciale per la ricettività ai segnali.

La cellula in questa fase di transizione è più suscettibile. Non è più un fibroblasto, ma non è ancora una vera cellula staminale. È in questo momento che risponde meglio ai segnali che la guidano verso la trasformazione in neurone. Questa scoperta ottimizza il processo di differenziamento neuronale.

Ricerca nata da un'intuizione

La ricerca è iniziata nel 2020. Onelia Gagliano e Cecilia Laterza, del dipartimento di Scienze biomediche, hanno unito le loro competenze. Lavoravano nel laboratorio di Nicola Elvassore. La loro collaborazione ha portato al primo successo. Da quell'intuizione iniziale è nato un progetto di ricerca strutturato. È stato finanziato da un grant Stars dell'Università euganea.

La possibilità di generare neuroni umani in laboratorio è essenziale. Permette di studiare patologie neurologiche e neurodegenerative. Malattie come Alzheimer, Parkinson, Sla e disturbi del neurosviluppo colpiscono cellule nervose. Queste cellule non sono facilmente accessibili nel paziente. Non è possibile prelevare neuroni dal cervello umano per scopi di ricerca.

Applicazioni per malattie neurodegenerative

La nuova tecnica padovana offre quindi un modello più accessibile. Permette di studiare queste malattie direttamente su cellule umane. Questo è un vantaggio enorme rispetto ai modelli animali. La ricerca a Padova apre quindi nuove strade per lo sviluppo di terapie. Potrebbe portare a trattamenti più efficaci per milioni di pazienti.

Il team di ricerca, coordinato da Onelia Gagliano e Cecilia Laterza, ha dimostrato grande ingegno. L'Università di Padova e il Vimm confermano il loro ruolo di eccellenza nella ricerca scientifica. La pubblicazione sul Journal of Molecular Neuroscience sottolinea l'importanza internazionale del lavoro svolto.

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