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Un episodio controverso ha scosso il calcio dilettantistico nel padovano. Un arbitro ha richiesto il permesso di soggiorno a due giovani calciatori migranti prima di una partita, scatenando polemiche e l'intervento della Figc veneta.

Richiesta di documenti in campo

Durante un incontro di Seconda Categoria, un direttore di gara ha chiesto al dirigente della squadra ospite di esibire i permessi di soggiorno di due giocatori extracomunitari. L'episodio è avvenuto domenica scorsa, durante la partita tra San Fidenzio Polverara e San Precario, terminata con il punteggio di 3 a 2.

La richiesta è stata avanzata al momento del riconoscimento dei giocatori. Questo gesto ha sollevato immediate perplessità e indignazione tra i presenti. La situazione ha creato un clima di tensione prima del fischio d'inizio.

Le reazioni delle società sportive

Il presidente del San Precario, Roberto Mastellaro, ha definito l'accaduto «al limite dell'assurdo». Ha espresso perplessità sulla motivazione dell'arbitro, ipotizzando una leggerezza o un intento non chiaro. «L'abbiamo trovato discriminatorio», ha dichiarato Mastellaro. Ha inoltre sottolineato come un altro giocatore con doppio passaporto non sia stato soggetto a simili richieste.

Anche i dirigenti della squadra di casa, il Polverara San Fidenzio, hanno confermato la stranezza della situazione. Il segretario Daniele Trivellato ha definito la richiesta dell'arbitro «davvero strana». La sua reazione evidenzia la singolarità dell'evento nel contesto sportivo.

Intervento della Figc e dell'Aia

La vicenda è stata prontamente segnalata ai dirigenti federali della Figc veneta. Il presidente Giuseppe Ruzza ha richiesto una relazione scritta sull'accaduto. Ha dichiarato la necessità di approfondire la questione prima di prendere posizione. L'obiettivo è raccogliere tutti gli elementi utili per comprendere meglio i fatti.

Anche l'Associazione Italiana Arbitri (Aia) Veneto è intervenuta. Il presidente Tarcisio Serena ha chiarito che un arbitro non ha alcuna autorità per richiedere permessi di soggiorno. «Non è mica un ufficiale giudiziario», ha affermato Serena. Ha ricordato le quattro modalità ufficiali per il riconoscimento dei tesserati: documento d'identità, tesserino federale, conoscenza diretta dell'arbitro o foto autenticata dal Comune.

Normative sul riconoscimento dei giocatori

Le regole federali prevedono procedure standardizzate per l'identificazione dei calciatori. Queste procedure mirano a garantire la regolarità delle competizioni sportive. La richiesta di documenti non previsti dai regolamenti può configurare un'irregolarità. L'Aia Veneto ha ribadito l'importanza di attenersi alle norme vigenti.

La Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) ha avviato un'indagine interna per chiarire la dinamica dell'episodio. L'esito dell'approfondimento servirà a determinare eventuali provvedimenti. La società San Precario attende sviluppi, sperando in un chiarimento definitivo.

Possibili implicazioni e chiarimenti

L'episodio solleva interrogativi sulla formazione degli arbitri e sulla loro conoscenza dei regolamenti. La discriminazione, anche involontaria, è un tema sensibile nel mondo dello sport. Le istituzioni calcistiche sono chiamate a garantire un ambiente inclusivo e rispettoso per tutti gli atleti.

La posizione dell'Aia Veneto è chiara: la richiesta di permessi di soggiorno da parte di un arbitro è illegittima. Questo rafforza la necessità di una comunicazione efficace tra le diverse componenti del mondo del calcio. L'obiettivo è prevenire simili episodi in futuro.

Domande frequenti

Quali documenti servono per giocare a calcio in Italia?

Per giocare a calcio in Italia, i giocatori devono presentare un documento d'identità valido, il tesserino federale, essere riconosciuti direttamente dall'arbitro o fornire una foto del tesserato autenticata dal Comune. Non è richiesto il permesso di soggiorno per i cittadini italiani o per i giocatori tesserati.

Un arbitro può chiedere il permesso di soggiorno?

No, un arbitro non può richiedere il permesso di soggiorno. La sua funzione è quella di dirigere la partita secondo le regole del gioco. Le procedure di riconoscimento dei giocatori sono ben definite dai regolamenti federali e non includono la verifica dei documenti di immigrazione.

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