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Un prezioso dipinto, recuperato tra le macerie della Battaglia di Ortona nel 1943 da un soldato canadese, è finalmente tornato nella città abruzzese dopo otto decenni. L'opera, donata dalla famiglia del militare, rappresenta un forte legame tra la memoria storica locale e la collaborazione internazionale.

Il ritorno di un'opera d'arte dopo 80 anni

Un'opera d'arte di grande valore storico e affettivo ha fatto ritorno a Ortona. Si tratta di un dipinto su tavola, realizzato nell'aprile del 1935 da Vincenzo Caprile. La tela, di modeste dimensioni (13,5 x 19 centimetri), raffigura un suggestivo paesaggio montano. La sua storia è indissolubilmente legata a uno dei momenti più tragici della storia di Ortona: la Battaglia del 1943.

Il dipinto è stato recuperato tra le rovine di un'abitazione distrutta dai bombardamenti. A ritrovarlo e a metterlo in salvo fu il padre dell'attuale donatore, il soldato canadese Louis Beren. L'atto di recupero non fu un semplice ritrovamento casuale, ma un gesto che ha permesso di preservare un pezzo di storia e di arte che altrimenti sarebbe andato perduto per sempre.

L'opera è stata donata all'Italia dal signor Alan Beren, figlio del soldato, e fino ad oggi era rimasta custodita gelosamente dalla sua famiglia. Il suo ritorno a Ortona, dopo ben 80 anni, rappresenta un momento di grande emozione per la comunità. La sua presenza nella città segna la chiusura di un lungo capitolo di attesa e l'inizio di una nuova fase di valorizzazione.

Una nota che racconta l'inferno della guerra

Ciò che rende ancora più toccante la storia di questo dipinto è la presenza sul retro di una nota manoscritta dal soldato Louis Beren. Poche parole, ma cariche di un significato profondo e straziante: «In ricordo di tre settimane d’inferno». Queste parole restituiscono con immediatezza la drammaticità dell'esperienza vissuta dal militare durante la Battaglia di Ortona.

La Battaglia di Ortona, combattuta tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944, fu uno degli scontri più cruenti del fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Le forze alleate, tra cui spiccavano i soldati canadesi, si scontrarono con le truppe tedesche in una lotta casa per casa, che devastò quasi completamente la città. Le «tre settimane d’inferno» menzionate dal soldato Beren evocano il terrore, la distruzione e la perdita di vite umane che caratterizzarono quei giorni.

La nota sul retro del dipinto non è quindi un semplice commento, ma una testimonianza diretta dell'impatto umano della guerra. Essa lega indissolubilmente l'opera d'arte al contesto storico in cui fu ritrovata, trasformandola in un simbolo di resilienza e di memoria collettiva. La sua conservazione è un omaggio a tutti coloro che hanno vissuto e sofferto durante quel conflitto.

Un gesto di pace e collaborazione tra Italia e Canada

Il ritorno del dipinto a Ortona assume un significato particolare che va oltre il semplice recupero di un bene culturale. Rappresenta un forte messaggio di pace, rispetto e collaborazione tra la comunità ortonese e il Canada. Il gesto della famiglia Beren, nel donare l'opera alla città, sottolinea il valore dei legami umani che possono nascere anche nei contesti più difficili.

La Battaglia di Ortona vide la partecipazione di migliaia di soldati canadesi, molti dei quali persero la vita combattendo per la liberazione dell'Italia. Il recupero del dipinto da parte di Louis Beren fu un atto di sensibilità in mezzo alla distruzione, un modo per preservare qualcosa di bello e significativo in un momento di caos. Oggi, quel gesto viene ricambiato con gratitudine e riconoscimento.

Il Comune di Ortona ha accolto con grande entusiasmo e senso di responsabilità questo dono. L'opera sarà custodita in uno spazio idoneo all'interno del municipio, precisamente nella stanza del sindaco, Angelo Di Nardo. Questa collocazione istituzionale garantirà sia la conservazione ottimale del dipinto, sia la sua visibilità, rendendolo accessibile a chiunque voglia conoscere questa storia.

Le parole del sindaco e il futuro dell'opera

Il sindaco Angelo Di Nardo ha espresso la profonda gratitudine dell'amministrazione comunale e dell'intera città per questo prezioso dono. «Accogliamo questo dono con senso di responsabilità e riconoscenza», ha dichiarato il primo cittadino. «Perché racchiude una storia che attraversa il tempo e parla di memoria e umanità». Le parole del sindaco sottolineano l'importanza non solo storica, ma anche emotiva e valoriale dell'opera.

«La scelta della famiglia Beren rafforza un legame profondo tra Ortona e il Canada», ha proseguito il sindaco Di Nardo. Questo legame, forgiato nel sacrificio e nel coraggio durante la guerra, continua a vivere oggi attraverso gesti di amicizia e scambio culturale. Il dipinto diventa così un ponte tra passato e presente, tra due nazioni unite da una storia condivisa.

Il sindaco ha garantito che l'opera sarà custodita con il massimo rispetto. «Rendendola testimonianza concreta di una memoria condivisa e di un rapporto che continua a vivere anche oggi», ha concluso. Il dipinto di Vincenzo Caprile, salvato da un soldato canadese, non è solo un quadro, ma un potente simbolo di pace, di memoria e di amicizia internazionale, destinato a raccontare la sua storia alle future generazioni di Ortona e del Canada.

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