Due persone sono accusate di aver prelevato illegalmente 70.000 ricci di mare nell'Area Marina Protetta del Sinis. La Procura di Oristano chiede il rinvio a giudizio per inquinamento ambientale.
Pesca abusiva di ricci di mare nel Sinis
La Procura di Oristano ha richiesto il rinvio a giudizio per due individui. Essi sono accusati di aver danneggiato l'ecosistema marino. L'area interessata è quella protetta della Penisola del Sinis e dell'Isola di Mal di Ventre. Il danno sarebbe stato causato dal prelievo illegale di ricci di mare.
L'indagine è stata condotta dalla Stazione Forestale di Oristano. Hanno ricevuto supporto dai Barracelli di Cabras. L'attività investigativa ha rivelato un prelievo illegale continuo. Questo includeva la lavorazione e la vendita dei ricci. I prodotti erano destinati anche a ristoranti della zona.
In un periodo di soli quattro mesi, è stata accertata la rimozione di circa 70.000 ricci di mare. Questi esemplari appartengono alla specie Paracentrotus lividus. Il prelievo è avvenuto in particolare nella zona B dell'area protetta. In questa zona vige un divieto assoluto di pesca.
Danni ambientali accertati da studi scientifici
La collaborazione con i consulenti del Cnr di Oristano-Torregrande è stata fondamentale. I loro studi hanno permesso di qualificare giuridicamente i fatti. È stata documentata una drastica riduzione della popolazione di ricci. L'indagine ha evidenziato una diminuzione della densità di esemplari commerciali.
Questa riduzione è direttamente collegata al prelievo illecito. I dati raccolti hanno permesso di configurare una compromissione significativa. La compromissione dell'ecosistema è misurabile. Questo è un requisito essenziale per contestare il reato. Si tratta del delitto di inquinamento ambientale.
Il Corpo Forestale ha comunicato che la contestazione del reato è storica. Segna un passaggio importante per la tutela del territorio sardo. Il reato di inquinamento ambientale prevede pene severe. La reclusione va da due a sei anni. Le multe possono variare da 10.000 a 100.000 euro.
Accuse aggiuntive e pene previste
Oltre all'inquinamento ambientale, sono state contestate altre accuse. Agli indagati sono stati attribuiti reati contravvenzionali. Questi riguardano l'esercizio illecito della pesca. La pesca è avvenuta in un'area protetta. Sono anche accusati di aver venduto alimenti in cattivo stato di conservazione.
Le indagini hanno portato alla luce un'operazione complessa. Non si è trattato solo di pesca di frodo. È stata coinvolta anche la successiva commercializzazione dei prodotti. Questo ha avuto un impatto diretto sull'ambiente marino protetto.
La Procura di Oristano intende portare i due indagati davanti a un giudice. La richiesta di rinvio a giudizio evidenzia la gravità dei fatti. La tutela delle aree marine protette è una priorità. L'azione legale mira a dissuadere future attività illegali.
Domande frequenti
Cosa è successo nell'Area Marina Protetta del Sinis?
Nell'Area Marina Protetta del Sinis, due persone sono indagate per aver prelevato illegalmente circa 70.000 ricci di mare. La Procura di Oristano ha chiesto il loro rinvio a giudizio per inquinamento ambientale.
Quali sono le accuse contestate?
Le accuse principali includono il delitto di inquinamento ambientale, l'esercizio illecito della pesca in area protetta e la vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione. Le indagini hanno accertato una significativa compromissione dell'ecosistema marino.
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