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Due persone sono sotto inchiesta a Oristano per aver prelevato illegalmente circa 70.000 ricci di mare. L'accusa è di inquinamento ambientale per aver compromesso un'area marina protetta.

Pesca abusiva di ricci nel Sinis

La Procura di Oristano ha richiesto il rinvio a giudizio per due individui. Essi sono accusati di aver danneggiato l'ecosistema marino. L'area interessata è la Penisola del Sinis e l'Isola di Mal di Ventre. Il prelievo illegale di ricci di mare è la causa principale.

L'indagine è stata condotta dalla Stazione Forestale di Oristano. Hanno ricevuto supporto dai Barracelli di Cabras. Le attività investigative hanno rivelato un prelievo sistematico e non autorizzato. Questo includeva la lavorazione e la vendita del prodotto ittico. I ricci erano destinati anche a ristoranti della zona.

In un periodo di soli quattro mesi, sono stati sottratti circa 70.000 esemplari di riccio di mare. Il prelievo è avvenuto principalmente nella zona B dell'area protetta. In questa zona vige un divieto assoluto di pesca. L'esemplare interessato è il Paracentrotus lividus.

Danni ambientali accertati da esperti

La qualificazione giuridica dei fatti è stata resa possibile dalla collaborazione con esperti. I consulenti del Cnr di Oristano - Torregrande hanno svolto studi cruciali. Questi studi hanno documentato una drastica diminuzione della popolazione di ricci. L'attività investigativa ha confermato una riduzione della densità di esemplari.

La diminuzione degli esemplari di taglia commerciale è direttamente collegata ai prelievi illeciti. Questi dati hanno permesso di configurare una compromissione significativa. La compromissione dell'ecosistema è misurabile. Questo requisito è essenziale per contestare il reato di inquinamento ambientale. La normativa di riferimento è l'art. 452-bis del codice penale.

Il Corpo Forestale ha sottolineato l'importanza di questa contestazione. Essa rappresenta un passaggio storico per la tutela del territorio sardo. Il reato di inquinamento ambientale prevede pene severe. Le pene includono la reclusione da due a sei anni. Sono previste anche multe da 10.000 a 100.000 euro.

Accuse aggiuntive e sanzioni

Oltre all'inquinamento ambientale, agli indagati sono contestati altri reati. Questi includono contravvenzioni legate all'esercizio illecito della pesca. La pesca è avvenuta in un'area protetta. Sono inoltre accusati di vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione. Le sanzioni per questi reati sono anch'esse significative.

L'operazione mira a contrastare la pesca illegale. Questa pratica danneggia gravemente gli ecosistemi marini. La tutela delle aree protette è una priorità. Il prelievo indiscriminato di specie marine può avere conseguenze a lungo termine. La collaborazione tra enti investigativi e scientifici è fondamentale.

Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità. L'obiettivo è garantire il rispetto delle normative ambientali. La salvaguardia della biodiversità marina è un impegno costante. La Procura di Oristano intende perseguire con fermezza questi reati.

Domande frequenti sulla pesca illegale

Cosa prevede la legge italiana per la pesca illegale in aree protette?
La pesca illegale in aree protette è sanzionata sia amministrativamente che penalmente. Le pene variano a seconda della gravità dell'infrazione e del danno arrecato all'ecosistema. Possono includere multe salate, confisca del pescato e delle attrezzature, e in casi gravi, l'arresto.

Quali sono le conseguenze ambientali della pesca eccessiva di ricci di mare?
I ricci di mare svolgono un ruolo ecologico fondamentale. Si nutrono di alghe, mantenendo pulite le praterie di posidonia. Una pesca eccessiva può portare a una proliferazione incontrollata di alghe. Questo danneggia le praterie sottomarine, habitat essenziale per molte specie marine. La diminuzione dei ricci altera l'equilibrio dell'ecosistema marino.

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