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L'ex calciatore Ivan Gregori di Oderzo ha espresso profonda tristezza per la scomparsa di Beppe Savoldi, suo ex compagno di squadra al Bologna. Gregori ha rievocato i "bellissimi anni" trascorsi insieme, sottolineando le qualità umane e tecniche del bomber.

Gregori ricorda il compagno di squadra

La notizia della scomparsa di Beppe Savoldi ha rattristato profondamente Ivan Gregori. L'ex mediano, originario di Oderzo, ha condiviso con Savoldi anni significativi della sua carriera calcistica. Gregori ha appreso della triste notizia e ha espresso il suo dolore per la perdita dell'amico e compagno. Le notizie nel mondo del calcio, si sa, viaggiano con estrema rapidità. L'Italia calcistica oggi si stringe nel cordoglio per la scomparsa di un attaccante di razza. Giuseppe Savoldi, noto come Beppe, ha lasciato un segno indelebile con i suoi 168 gol nella massima serie.

Gregori, che di professione faceva il mediano, proviene dalla provincia di Treviso, precisamente da Oderzo, un tempo nota come Opitergium. La sua carriera lo ha portato a giocare in diverse squadre, ma i ricordi più vividi sono legati al periodo trascorso a Bologna. È proprio lì che il destino lo ha fatto incontrare con Beppe Savoldi. I due sono arrivati insieme nella squadra felsinea nel lontano 1968. Condividevano non solo la passione per il calcio, ma anche la stessa età.

Questo legame di gioventù e ambizione ha segnato un'epoca importante per entrambi. In quegli anni, indossando la maglia rossoblu', riuscirono a raggiungere traguardi prestigiosi. La squadra del Bologna, con Savoldi e Gregori in organico, conquistò ben due Coppe Italia. Questi successi rappresentano un capitolo glorioso nella storia del club e nella memoria dei due giocatori. La Coppa Italia era un trofeo molto ambito all'epoca, e vincerla due volte testimonia la forza e la determinazione di quella squadra.

L'esperienza a Bologna è stata fondamentale per la crescita di entrambi. Savoldi, in particolare, si è distinto per le sue doti realizzative, diventando uno degli attaccanti più temuti del campionato. Gregori, dal canto suo, ha garantito equilibrio e qualità a centrocampo, fungendo da prezioso supporto per i compagni. Il loro sodalizio sportivo ha rappresentato un esempio di come la sintonia in campo possa portare a grandi risultati.

Savoldi, "Mister Due Miliardi" e un fratello

La fama di Beppe Savoldi crebbe esponenzialmente nel corso degli anni. Un episodio in particolare lo consacrò nell'immaginario collettivo del calcio italiano. Nel 1975, il Napoli decise di puntare su di lui, versando una cifra considerevole per l'epoca: due miliardi di lire. Questo trasferimento gli valse il soprannome di "Mister Due Miliardi", un'etichetta che sottolineava il suo valore sul mercato e le aspettative riposte in lui dalla società partenopea. Un costo folle per quei tempi, che dimostra quanto fosse considerato un giocatore di prim'ordine.

Ivan Gregori, parlando del suo ex compagno, non usa mezzi termini per descriverne la personalità. «Brava persona», afferma Gregori, e ci tiene a precisare che non si tratta di frasi di circostanza. La sincerità traspare dalle sue parole quando descrive Beppe. «Credetemi, non sono le solite frasi di circostanza», ripete, quasi a voler sottolineare la profondità del suo affetto. Per Gregori, Savoldi era molto più di un semplice compagno di squadra.

«Per me era come un fratello», confida Gregori, rivelando la forte connessione che li univa. Questa vicinanza si traduceva anche in un supporto reciproco sul campo e fuori. «Aiutava gli altri», ricorda Gregori, evidenziando la generosità e la disponibilità di Savoldi. Queste qualità umane rendevano Beppe una figura apprezzata da tutti, non solo per le sue indubbie capacità calcistiche. La sua gentilezza e la sua disponibilità lo rendevano un punto di riferimento per l'intero spogliatoio.

Il giocatore, poi, non si discute. Le sue doti tecniche erano indiscutibili e gli hanno permesso di affermarsi ai massimi livelli del calcio italiano. La sua carriera è stata costellata di successi e prestazioni memorabili. Gregori sottolinea come Savoldi fosse un giocatore completo, capace di risolvere le partite con giocate di classe. La sua presenza in campo era sinonimo di garanzia per la squadra.

Il calcio di oggi è profondamente diverso da quello di cinquant'anni fa. Le regole, le tattiche, la preparazione atletica e persino la mentalità dei giocatori sono cambiate radicalmente. Gregori riflette su questa trasformazione, consapevole che il calcio che lui e Savoldi hanno vissuto è ormai un ricordo lontano. Nonostante le differenze, le qualità di un grande campione come Beppe Savoldi rimangono universali e intramontabili.

Un centravanti d'altri tempi: chi gli somiglia oggi?

Di fronte alla domanda su quale attaccante attuale possa assomigliare a Beppe Savoldi, Ivan Gregori non ha dubbi. La sua risposta è categorica: nessuno. «Nessuno oggi gli somiglia», afferma con fermezza. Le caratteristiche che rendevano unico Savoldi sono, secondo Gregori, difficili da trovare nel calcio moderno. La sua tecnica sopraffina e le sue doti fisiche erano un mix raro e prezioso.

Gregori evidenzia due aspetti fondamentali del gioco di Savoldi: i piedi e l'elevazione. «Due piedi perfetti sono difficili da trovare», spiega, sottolineando la sensibilità e la precisione con cui Beppe gestiva il pallone. La sua abilità nel controllo e nel passaggio era notevole, rendendolo un giocatore pericoloso in ogni zona del campo. La sua tecnica gli permetteva di dribblare gli avversari e di creare occasioni da gol per sé e per i compagni.

Altrettanto impressionante era la sua capacità nel gioco aereo. «Così come una elevazione di testa come la sua», aggiunge Gregori. Questa dote era frutto anche di un passato sportivo in un'altra disciplina. «Da giovane giocava a pallacanestro», rivela Gregori, spiegando come questa esperienza abbia contribuito a sviluppare la sua coordinazione e la sua capacità di elevazione. Il basket, infatti, richiede un'ottima percezione dello spazio e una buona elevazione verticale, qualità che Savoldi ha saputo trasferire con successo sul campo da calcio.

Questa combinazione di tecnica e fisicità rendeva Savoldi un centravanti moderno, capace di segnare in molti modi diversi. La sua versatilità era un'arma fondamentale per le squadre in cui ha militato. La sua capacità di colpire di testa, in particolare, lo rendeva una minaccia costante sui calci piazzati e sui cross provenienti dalle fasce. L'intelligenza tattica completava il suo profilo, permettendogli di leggere il gioco e di posizionarsi al meglio per sfruttare ogni opportunità.

Gregori si chiede retoricamente se un giocatore come Savoldi farebbe ancora comodo nel calcio di oggi, in particolare in Serie A. La sua risposta è un convinto sì. «Farebbe comodo eccome!», esclama, senza esitazione. Sottolinea che la sua utilità sarebbe evidente, specialmente in squadre che puntano a traguardi importanti. «Soprattutto in maglia azzurra», specifica, forse pensando alle esigenze della nazionale italiana.

Descrive Savoldi come il «classico centravanti non velocissimo ma dai buoni piedi». Questa definizione cattura perfettamente l'essenza del suo stile di gioco. Non era un attaccante basato sulla velocità pura, ma compensava con una tecnica eccellente e un'intelligenza tattica superiore. «Sfruttava la tecnica e l’intelligenza di stare in campo», prosegue Gregori. Questa capacità di interpretare il gioco e di anticipare le mosse degli avversari era uno dei suoi punti di forza.

Gregori fa un confronto con il calcio attuale, suggerendo che, sebbene si corresse meno in passato, l'aspetto tecnico era molto più curato e messo in pratica. «Forse noi correvamo meno ma l’aspetto tecnico era molto studiato e messo in pratica», conclude. Questo fa riflettere sull'evoluzione del gioco e sull'importanza che la tecnica ha avuto in epoche passate, forse più di quanto non venga enfatizzata oggi. La scomparsa di Beppe Savoldi rappresenta la perdita di un vero e proprio pezzo di storia del calcio italiano.

Un ultimo saluto da Oderzo

Ivan Gregori ha avuto modo di sentire Beppe Savoldi l'anno scorso. L'occasione è stata quella dei tradizionali ritrovi degli ex calciatori che hanno vestito la maglia del Bologna. Questi incontri sono momenti preziosi per rinsaldare i legami e condividere ricordi. Anche in quell'occasione, la conversazione tra i due ex compagni deve aver toccato i temi del passato e le emozioni vissute insieme.

«Se ne va un pezzo di storia del nostro calcio», afferma Gregori con un velo di malinconia, riassumendo l'importanza di Savoldi nel panorama calcistico nazionale. La sua carriera, le sue reti, la sua personalità hanno contribuito a rendere il calcio italiano più ricco e affascinante. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel cuore di chi lo ha conosciuto e ammirato.

Ivan Gregori si congeda con un sorriso, nonostante la tristezza. Ha un nuovo impegno che lo attende: allenare i giovani calciatori. «I grandi li lascio agli altri...», dice con un pizzico di ironia, dimostrando la sua passione per il calcio a tutti i livelli. La sua dedizione ai giovani del Portomansuè è un modo per trasmettere i valori che lui stesso ha imparato sui campi da gioco, e che ha condiviso con compagni come Beppe Savoldi. La sua figura di allenatore di pulcini simboleggia la continuità e la speranza nel futuro del calcio.

La sua intervista si conclude, lasciando un'eco di commozione e di rispetto per la figura di Beppe Savoldi. Il ricordo di un grande bomber e di una brava persona continua a vivere attraverso le parole di chi lo ha conosciuto e amato. La provincia di Treviso, e in particolare Oderzo, si unisce al cordoglio nazionale per la perdita di un campione.

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