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Il Partito Democratico sardo ha presentato una mozione per richiedere allo Stato un piano di investimenti da 20 miliardi di euro per modernizzare le ferrovie dell'isola, colmando un significativo divario infrastrutturale.

La rete ferroviaria sarda è ferma al passato

La rete ferroviaria della Sardegna appare bloccata a decenni fa. L'isola è esclusa dai principali collegamenti ad alta velocità. Il diritto alla mobilità per i sardi rimane un obiettivo lontano. Questo scenario ha motivato il gruppo del Partito Democratico nel Consiglio regionale. Hanno presentato la mozione 123. Richiede un impegno formale alla Giunta. L'obiettivo è ottenere una perequazione infrastrutturale dallo Stato.

I consiglieri del PD hanno evidenziato le cifre del divario sardo. Su circa 600 km di rete, non c'è nemmeno un chilometro elettrificato. Mancano completamente tratti ad Alta Velocità o Alta Capacità. Mentre il resto d'Italia vede treni sfrecciare tra i 160 e i 250 km/h, in Sardegna la velocità media si aggira tra i 60 e i 90 km/h. Questo rende necessari oltre 210 minuti per percorrere tratte come Cagliari-Sassari o Cagliari-Olbia.

Un piano da 20 miliardi per colmare il gap

«La situazione attuale è di arretratezza, di un gap infrastrutturale importante», ha dichiarato Gigi Piano, primo firmatario della mozione. «Chiediamo alla Giunta un impegno verso il governo. Vogliamo ottenere risorse che finora non sono arrivate. Dal Pnrr, su oltre 25 miliardi stanziati per l'Alta Velocità nazionale, alla Sardegna sono arrivati 0 euro».

Per Piano, non si tratta di una richiesta di cortesia, ma di un diritto. «La Costituzione riconosce l'insularità dal 2022», ha spiegato. «Ma gli elementi di crescita non sono ancora arrivati, soprattutto per la mobilità».

Uno dei punti più critici toccati dalla mozione è l'isolamento di Nuoro. È l'unico capoluogo di provincia in Italia non collegato alla rete ferroviaria nazionale Rfi. È servito solo da una linea regionale a scartamento ridotto. Il deputato e segretario regionale del PD, Silvio Lai, ha criticato duramente l'operato dell'esecutivo nazionale. «Il governo Meloni non ha fatto niente per le ferrovie in Sardegna», ha affermato. «L'accordo di programma Rfi-Stato fino al 2026 non prevede alcuna progettazione per l'Isola».

Secondo Lai, il momento di agire è adesso. Questo in vista dell'accordo 2027-2032. «Bisogna ottenere l'inserimento della progettazione dell'intera rete regionale», ha sottolineato. «Per viaggiare ad almeno 200 km/h. In Sicilia un'operazione simile costa 18 miliardi; in Sardegna potrebbe costarne circa 20. Ma sono cifre finanziabili con fondi europei e nazionali».

Obiettivi: elettrificazione, raddoppio binari e Asse Sardo

La mozione propone un cambio di paradigma. Superare la logica dei piccoli interventi di manutenzione frammentaria. Puntare a un «salto di scala». Gli obiettivi sono chiari. Elettrificazione completa della rete. Fine dell'era diesel. Raddoppio dei binari sulle direttrici principali. Creazione di un Asse Sardo ad Alte Prestazioni. Questo dovrebbe collegare Cagliari, Sassari, Nuoro e Olbia.

«Non è necessario inventare nuove norme», ha ribadito Gigi Piano. «L'articolo 22 della legge 42/2009 garantisce già la percorribilità della perequazione. È solo una questione di volontà politica e di mettere finalmente le risorse».

Per Piano, i tempi tecnici per una tale rivoluzione si aggirano intorno ai dieci anni. Prende come esempio i lavori già avviati in Sicilia. La mozione impegna la presidente della Regione. Deve rivendicare formalmente presso il Governo la certificazione nazionale del divario sardo. Chiede anche l'adozione di un piano straordinario pluriennale. Inoltre, si sollecita l'istituzione di una cabina di regia permanente. Questa dovrebbe coinvolgere Regione, Rfi e Arst. Lo scopo è coordinare investimenti e orari. Si vuole evitare che i servizi continuino a non «dialogare» tra loro.

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