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La presenza di detenuti stranieri nelle carceri sarde, in particolare a Cagliari e Sassari, supera il 25%. Mamone registra oltre il 50% di stranieri, mentre Uta e Bancali soffrono di sovraffollamento aggravato dal caldo. L'associazione "Socialismo Diritti Riforme" solleva preoccupazioni sulla gestione e l'integrazione.

Sovraffollamento e nazionalità nelle carceri sarde

Le strutture penitenziarie di Cagliari-Uta e Sassari-Bancali registrano una percentuale significativa di detenuti stranieri. A Uta, questa quota raggiunge il 26,9%, con 198 persone non italiane. A Bancali, la percentuale sale al 29,5%, corrispondente a 172 detenuti. La situazione più critica si osserva a Mamone-Lodè, dove i detenuti stranieri ammontano a 108, superando il 58% del totale. Questi dati provengono dall'associazione "Socialismo Diritti Riforme".

La presidente dell'associazione, Maria Grazia Caligaris, ha evidenziato come la presenza straniera a Mamone, una casa di reclusione all'aperto con 186 presenze per 264 posti, possa essere giustificata dalla disponibilità di lavoro agricolo. La situazione è ben diversa a Cagliari-Uta, che ospita 734 detenuti a fronte di 561 posti disponibili. Anche Sassari-Bancali presenta un forte sovraffollamento, con 583 persone recluse per 458 posti, a cui si aggiungono i 90 detenuti nella sezione dedicata al regime del 41 bis. Queste realtà soffrono gravemente per il sovraffollamento, reso ancora più difficile dall'intenso caldo estivo.

Le nazionalità più rappresentate tra i detenuti stranieri

Analizzando le nazionalità, emerge che quasi il 20% dei detenuti nelle carceri sarde proviene dal Marocco. Secondo i dati del Ministero, citati da Caligaris, al secondo posto si trovano i tunisini, con 84 persone recluse (11,2%). Seguono i nigeriani, con 68 presenze (9,11%). Un numero considerevole di detenuti proviene anche da Algeria e Romania, entrambi con 58 persone (7,77%). Altri gruppi significativi includono egiziani (38, pari al 5%) e senegalesi (33, pari al 4,42%). Con numeri inferiori, si registrano anche gambiani (24), pakistani (13) e turchi (12).

Sfide per gli agenti penitenziari e proposte di miglioramento

La gestione di questa eterogeneità di detenuti pone sfide considerevoli per gli agenti penitenziari. L'associazione "Socialismo Diritti Riforme" sottolinea come il Ministero dovrebbe intervenire con investimenti mirati. Sarebbe fondamentale assumere mediatori culturali ed educatori per facilitare la comprensione reciproca e rendere il periodo di detenzione più costruttivo. Molti detenuti stranieri, infatti, non comprendono appieno la lingua italiana e presentano livelli di istruzione basilari.

Inoltre, viene evidenziato che una parte consistente dei detenuti stranieri in Sardegna non ha commesso reati sull'isola. Sono stati trasferiti dalla Penisola, spesso perché privi di legami familiari sul territorio italiano, il che li rende più facilmente spostabili per esigenze di sfollamento.

Gestione e integrazione dei detenuti stranieri

La questione del principio di territorialità della pena assume un ruolo centrale. Per i detenuti stranieri trasferiti, questo principio viene spesso disatteso. La mancanza di legami familiari sul territorio italiano facilita i trasferimenti, ma solleva interrogativi sulla loro gestione e integrazione. Caligaris conclude osservando che, al termine della pena detentiva, molti di questi individui vengono trasferiti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Macomer. Qui, sostano per mesi in condizioni che vengono frequentemente definite peggiori di quelle carcerarie.

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