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L'ex bandito Matteo Boe appare nel film 'La resa dei conti' di Fabio Manuel Mulas, interpretando se stesso. La pellicola esplora il banditismo sardo, con riprese in luoghi significativi.

Matteo Boe protagonista nel film sul banditismo

Matteo Boe, figura nota per il suo passato criminale e tornato libero nel 2017, ha accettato un ruolo nel film "La resa dei conti". L'opera è diretta e prodotta da Fabio Manuel Mulas, regista originario di Bono.

A Boe è stato affidato un ruolo su misura: interpreta la sua stessa persona. Questo progetto cinematografico rappresenta un ritorno per l'ex bandito nel mondo della narrazione, dopo anni di silenzio.

Il suo alter ego sullo schermo è invece interpretato da Giovanni Antonio Brancazzu. La saga, articolata in tre capitoli, si propone di rievocare gli anni più oscuri del banditismo in Sardegna, un periodo in cui Boe fu una figura di spicco.

Il cinema incontra la realtà nel film di Mulas

Il regista Mulas ha dichiarato che la partecipazione di Boe è una scelta audace, destinata a suscitare dibattito. La decisione mira a fondere il cinema con la realtà, raccontando una storia complessa.

Il film adotta un approccio di "cinema verità", intrecciando diversi episodi significativi. Saranno mostrate scene girate in luoghi emblematici come il 41 bis di Bancali e il carcere dell'Asinara.

Proprio dall'Asinara, Boe riuscì a evadere mentre scontava la pena per il sequestro di Farouk Kassam. Questo rapimento, avvenuto in Costa Smeralda nel 1992, ebbe un forte impatto sull'opinione pubblica.

L'episodio del sequestro Kassam sarà inoltre al centro della serie TV "177 giorni. Il rapimento di Farouk". Questa serie è stata recentemente presentata al Festival del Cinema di Roma e sarà trasmessa su Rai Uno.

La lunga attesa per la partecipazione di Boe

Matteo Boe ha mantenuto un profilo estremamente riservato per molti anni. Anche dopo la sua scarcerazione nel 2017, ha evitato apparizioni pubbliche e interviste.

La sua ultima intervista risale al 2007, rilasciata mentre era ancora detenuto. Il regista Mulas ha sottolineato la difficoltà nel convincere Boe a partecipare al film.

Dopo numerosi incontri, Boe ha infine accettato. Le sue scene sono state girate circa dieci mesi fa, segnando un momento significativo per la produzione.

Dagli anni '70 ai '90: la ricostruzione del banditismo

Se il primo capitolo della saga si concentrava sugli anni Cinquanta e Sessanta, il regista Mulas ora sposta l'attenzione sugli anni Settanta e Novanta. L'obiettivo è ricostruire le cronache nere di quei decenni.

Il film è stato realizzato in 57 varianti della lingua sarda e girato in 36 comuni della Sardegna. Questa scelta sottolinea l'impegno nel rappresentare fedelmente il territorio e le sue specificità linguistiche.

La pellicola rende omaggio anche alla figura di Patrizia Incollu, ex direttrice delle carceri di Bancali (Sassari) e Badu 'e Carros (Nuoro). Incollu è scomparsa prematuramente nel 2023 a seguito di un incidente stradale.

Il ruolo di Patrizia Incollu è stato affidato all'attrice Caterina Murino. Accanto a lei, nel film recitano anche giovani provenienti dalla Fondazione Autismo Lorenzo Paolo Medas di Sassari.

Il significato di "Balentes" e il bullismo

Il regista Mulas ha spiegato il mutato significato del termine "Balentes". Originariamente indicava un uomo valente e d'onore, oggi è associato a un individuo prepotente e bullo.

Per affrontare questo tema, è stata creata una scena particolarmente intensa sul bullismo. Ai giovani stessi è stata concessa la libertà di interpretarla, conferendo autenticità al messaggio.

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