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La siccità e l'aumento dei costi mettono in crisi il settore risicolo piemontese. Confcooperative chiede interventi urgenti per evitare il collasso delle aziende agricole.

Risaie in sofferenza per siccità e caldo

Le risaie del Piemonte stanno subendo gravi danni. La prolungata siccità e le alte temperature stanno mettendo a dura prova la coltivazione del riso. Molte aree, specialmente tra Vercelli, Novara e Pavia, registrano terreni asciutti. Il riso, coltura tipica di queste zone, rischia di perire. Le previsioni indicano temperature fino a 37 gradi, un fattore che aggraverà ulteriormente la situazione. La sofferenza delle colture è un segnale preoccupante per l'intera filiera.

La situazione climatica avversa si somma a problematiche economiche già esistenti. I costi di produzione sono aumentati in modo esponenziale. Questo rende la coltivazione sempre meno sostenibile per gli agricoltori. La mancanza d'acqua è un ostacolo insormontabile per molte aziende agricole della regione.

Costi di produzione e importazioni mettono in ginocchio il settore

Il settore del riso in Piemonte affronta una crisi senza precedenti. Produrre una tonnellata di riso costa circa 450 euro. Il mercato, tuttavia, offre solo 300 euro per la stessa quantità. Questo deficit di 150 euro a tonnellata rende la produzione economicamente insostenibile. La differenza tra costi e ricavi è diventata incolmabile per molte realtà agricole.

A peggiorare il quadro, vi è la forte pressione delle importazioni. Il riso proveniente dal Sud-est asiatico, in particolare da Vietnam, Cambogia e Myanmar, entra nei mercati europei a dazio zero. Questo afflusso massiccio di prodotti a basso costo distorce la concorrenza. Il calo del valore del dollaro ha ulteriormente favorito queste importazioni. L'esplosione dei costi di carburanti, fertilizzanti ed energia completa il quadro di una crisi profonda.

Una crisi senza precedenti dal dopoguerra

Il presidente della cooperativa Risicoltori Piemontesi, Silvano Saviolo, descrive la situazione come drammatica. «Ci portiamo dietro da anni problemi che oggi sono esplosi tutti insieme», afferma. La crisi attuale è la peggiore dal secondo dopoguerra. Molte aziende sono costrette a vendere il proprio prodotto sottocosto. La sostenibilità economica è compromessa. «Si può resistere un anno, forse due, ma se questa condizione diventa strutturale l'agricoltura finisce», avverte Saviolo.

Il segretario di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, Domenico Sorasio, sottolinea il paradosso. «Mentre i mercati sono inondati da riso asiatico a prezzi stracciati, le nostre eccellenze vengono svendute sottocosto», dichiara. Questo crea una disparità inaccettabile. Le produzioni di alta qualità del Piemonte non riescono a competere con i prezzi bassi dei prodotti importati. La valorizzazione del prodotto locale è a rischio.

Richiesta di misure di sostegno tempestive

Confcooperative chiede interventi immediati e concreti. Il comparto risicolo deve essere considerato una priorità strategica. Sono necessarie misure tempestive per sostenere le aziende colpite dalla crisi. Occorre rafforzare gli strumenti di salvaguardia del settore. Bisogna limitare gli squilibri causati dalle importazioni a basso costo. Inoltre, è fondamentale promuovere una programmazione condivisa. Questa dovrebbe coinvolgere agricoltura, cooperazione, industria e istituzioni. Un'azione congiunta è l'unica via per garantire un futuro al settore.

La richiesta è chiara: agire ora per evitare il collasso totale. Le aziende agricole piemontesi necessitano di un supporto concreto per superare questa fase critica. La sopravvivenza di un settore importante per l'economia e la tradizione del Piemonte dipende da questo.

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