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I Carabinieri de La Spezia hanno smantellato una banda dedita ai furti in appartamento, recuperando refurtiva di valore tra cui oro e decine di aspirapolveri. L'indagine ha portato all'arresto di 8 persone e al coinvolgimento di altre 5.

Operazione contro i furti in appartamento a La Spezia

Un'importante operazione dei Carabinieri ha portato alla luce un'organizzazione criminale. Questa banda era specializzata in furti in abitazione. Hanno preso di mira soprattutto anziani e persone vulnerabili. L'indagine, denominata “Settimo comandamento Atto II”, è iniziata nel gennaio 2025. Ha permesso di smantellare un sodalizio composto da 13 persone. Nove uomini e quattro donne sono indagati per associazione per delinquere.

Nei confronti di otto persone, sette uomini e una donna, è scattata la custodia cautelare in carcere. Altre cinque persone sono indagate a piede libero. Una delle persone destinatarie della misura restrittiva risulta ancora irreperibile. I dettagli dell'operazione sono stati resi noti durante una conferenza stampa. Si è tenuta presso il Comando Provinciale dei Carabinieri de La Spezia.

Furti e tecniche raffinate: il modus operandi della banda

Durante i nove mesi di indagine, sono stati ricostruiti circa 80 colpi. Di questi, 40 sono già stati attribuiti agli indagati dal Giudice per le Indagini Preliminari. La base operativa del gruppo è stata individuata a Sarzana. Si trovava in un terreno privato appartenente a una famiglia sinti di origine piemontese. L'attività investigativa è partita dall'analisi di numerosi furti. Questi episodi avevano destato allarme nella provincia e nella vicina Lunigiana.

Il Comandante Provinciale, colonnello Vincenzo Giglio, ha spiegato che le indagini sono iniziate notando condotte simili a quelle di persone già monitorate nel 2019. Il gruppo investigativo ha raccolto informazioni cruciali. Le vittime sono state sottoposte a fascicoli fotografici. I riconoscimenti positivi in quattro casi hanno permesso di avviare le attività tecniche. Tutto questo è avvenuto sotto il coordinamento della Procura.

Rispetto alle indagini precedenti, il gruppo aveva affinato le proprie tecniche. Cercavano di eludere i controlli con maggiore efficacia. Il colonnello Giglio ha sottolineato che si erano riorganizzati adottando accorgimenti sofisticati. Un esempio è il cambio d'abito frequente nella stessa giornata. La mattina uscivano con un abbigliamento, spesso tecnico per l'uso delle moto. La sera rientravano vestiti in modo completamente diverso. Controllavano costantemente i propri veicoli. Verificavano la presenza di dispositivi di intercettazione. Spostavano i mezzi tra i vari rami della famiglia, anche a centinaia di chilometri di distanza.

Clonazione targhe e ricettazione: i dettagli dell'indagine

Un altro elemento distintivo della banda era la clonazione delle targhe. Il gruppo individuava veicoli identici ai propri per marca e modello. Ne riproduceva le targhe in modo artigianale. Il materiale biadesivo copriva perfettamente la targa originale. Questo ingannava anche i lettori ottici. Era necessario avvicinarsi e staccarla per scoprire l'identità del mezzo, ha precisato il Comandante. Sul fronte della ricettazione, l'indagine ha individuato un canale specifico. Si trattava di un uomo di origine calabrese residente nel territorio. Era già indagato nell'area della Lunigiana.

«Riteniamo fosse una delle persone che aiutava più spesso il gruppo a monetizzare il frutto delle razzie», ha aggiunto Giglio. Mentre i capi organizzavano i colpi, le donne del sodalizio si occupavano di reinvestire i proventi. Acquistavano beni di lusso negli outlet. L'operazione ha interessato diverse province. Tra queste, Torino, Massa, Pistoia, Prato, Novara e Lucca. Per quanto riguarda l'area di Sarzana, il colonnello Giglio ha annunciato sviluppi sul piano amministrativo. Il Maggiore della Compagnia prenderà contatti con il Sindaco di Sarzana. La prossima settimana è previsto un accesso congiunto con gli uffici comunali. L'obiettivo è chiarire la natura del terreno e delle strutture fisse costruite. Si procederà così a un'ulteriore bonifica dell'area.

La refurtiva e il suricato: un bottino insolito

La refurtiva sequestrata comprende gioielli, preziosi e decine di aspirapolveri. L'Arma ha avviato le procedure per la restituzione. Le somme di denaro rinvenute sono ancora in fase di quantificazione. Il colonnello Giglio ha precisato che «molto spesso l'oro rubato è composto da ricordi di famiglia, oggetti cesellati con trenta o quarant'anni di storia». Pubblicheranno le fotografie degli oggetti non ancora reclamati sul sito istituzionale Carabinieri.it. Saranno nella sezione dedicata agli oggetti rinvenuti. Questo permetterà ai proprietari di riconoscerli.

Un elemento particolarmente insolito è la presenza di un suricato vivo. L'animale è stato trovato in una struttura dedicata all'interno del campo. Era in buono stato di salute. I Carabinieri Forestali hanno preso in custodia l'esemplare. Al termine degli accertamenti sulla legittimità della detenzione e sulle certificazioni Cites, l'animale sarà affidato a una realtà specializzata nella cura di animali esotici. L'operazione ha visto la partecipazione di diverse unità specializzate. Tra queste, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale de La Spezia. Hanno operato con il supporto di squadre operative di supporto e aliquote di pronto intervento. Presente anche personale specializzato nelle cyber investigazioni.

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