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Una mostra diffusa esplora il Rinascimento della Valnerina, mettendo in luce artisti e opere che hanno segnato il territorio umbro. L'evento, che coinvolge diversi comuni, celebra la ricchezza culturale della regione.

Il Rinascimento inatteso della Valnerina

Un'esposizione artistica dedicata al Rinascimento si tiene nella Valnerina. L'evento, intitolato “Oro e terra”, mira a svelare un volto inedito di questo periodo storico. La mostra non si concentra solo sulle opere restaurate dopo il terremoto. Si propone invece di raccontare il patrimonio culturale in modo più ampio. Alessandro Delpriori, uno dei curatori, ha sottolineato questo aspetto. L'esposizione è pensata per valorizzare la luce, la ricchezza e la spiritualità (“oro”). Allo stesso tempo, evidenzia le origini, la natura e il legame con il territorio (“terra”).

Il percorso espositivo si snoda attraverso un'importante opera di salvaguardia. Il Ministero della Cultura ha sostenuto il progetto. Questo territorio dell'Italia centrale vanta un patrimonio culturale di grande rilievo. La mostra si sviluppa in modo diffuso. Coinvolge diverse località come Spoleto, Norcia, Ferentillo, Cascia, Arrone e Vallo di Nera. L'obiettivo è far riscoprire i legami tra le opere d'arte, i luoghi che le custodiscono e le comunità locali.

Un crocevia di culture e linguaggi

Il progetto è frutto della collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l'Umbria e la Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Umbria. La collaborazione con VirArt ODV è fondamentale. L'iniziativa rientra nel programma ministeriale “A dieci anni dal sisma (2016-2026)”. La curatela è affidata a Francesca Valentini, Caterina Fontanella e Alessandro Delpriori.

Il racconto storico prende avvio da un documento datato Norcia, 1442. Questo testimonia l'incontro di cinque artisti provenienti da diverse provenienze geografiche. Tra questi figurano Bartolomeo Tommaso da Foligno, Nicola d’Ulisse da Siena, Andrea Delitio, Giambono di Corrado (da Ragusa d’Istria, oggi Dubrovnik) e Luca Alemanno (di origine tedesca). Questi artisti collaborarono alla realizzazione degli affreschi di Sant’Agostino e, successivamente, di Santa Scolastica. Norcia divenne così un centro nevralgico per lo scambio di culture e linguaggi artistici.

La Valnerina si trovava in una posizione strategica. Era infatti attraversata da importanti vie di comunicazione. Le direttrici della Salaria e della Flaminia rimasero attive anche nel Medioevo e nel Rinascimento. Luoghi oggi considerati periferici erano in realtà snodi cruciali per il transito di persone, merci e idee. Questo favorì la nascita di un Rinascimento con caratteristiche peculiari. Esso si distinse da quello sviluppatosi nei grandi centri toscani o veneti.

L'arte "umbratile" e l'"isola fiorentina"

Alessandro Delpriori cita la definizione di Rinascimento “umbratile” di Roberto Longhi. Si tratta di un'arte espressiva, talvolta grottesca e graffiante. Mira a comunicare direttamente con lo spettatore. Questo approccio anticipa quello che oggi potremmo definire “giornalismo visivo”. Un linguaggio che va compreso analizzando i contesti locali. Vanno considerate le committenze e il rapporto con le comunità.

Un capitolo di particolare interesse è dedicato alla cosiddetta “isola fiorentina”. Questo fenomeno si sviluppò nelle valli di Preci. Durante i mesi invernali, molti residenti si recavano a Firenze per lavorare. Diede vita a associazioni e confraternite che mantennero forti legami con i loro paesi d'origine. Grazie a queste reti, opere di artisti come Rossello di Jacopo Franchi, Piero di Cosimo, Benedetto da Maiano, Francesco Simone Ferrucci, Gianfrancesco Rustici e Francesco Furini giunsero in Valnerina. Per oltre tre secoli, la presenza di queste opere fiorentine contribuì a creare un patrimonio artistico di altissimo livello. Questo dialogò costantemente con la tradizione artistica locale.

Opere e restauri per riscoprire il territorio

La mostra espone circa 170 opere d'arte. Alcune di queste sono state restaurate e recuperate dopo il sisma del 2016. L'esposizione approfondisce personalità artistiche e attribuzioni. Un esempio è Nicola d’Ulisse da Siena, protagonista nella sezione alla Rocca Albornoz di Spoleto. Le sue opere sono messe in dialogo con gli affreschi presenti nelle sale.

Tra le novità si segnala il Crocifisso di Battista di Barnaba, scultore di Camerino influenzato da Donatello. Vi è inoltre un gruppo di opere ricondotte a Giovanni Antonio di Giordano. Il percorso include la tavola di San Montano di Todiano. In passato attribuita a Filippino Lippi, oggi è riferita al Maestro di Memphis. Non manca la Natività di Domenico Beccafumi, proveniente da Sellano.

Tra le sculture spiccano il San Martino di Legogne e la Madonna di Todiano. Quest'ultima, danneggiata dal terremoto, è stata restaurata per l'occasione e riallestita. È presente anche un San Francesco della collezione Massensi, attribuito a Matteo Civitali. Il percorso si estende al Museo Diocesano di Sant’Eufemia. Qui sono esposte opere del Maestro della Madonna Straus, lavori cinquecenteschi degli Sparapane e di Antonio da Faenza. Alla Badia di Sant’Eutizio, la Crocifissione di Pomarancio e il Sant’Antonio di Crescenzi illustrano la diffusione della cultura controriformata.

A Ferentillo, nella chiesa di San Pietro in Valle, sono esposte preziose oreficerie. A Vallo di Nera, la chiesa di Santa Maria è idealmente inclusa nel percorso espositivo. A Norcia, accanto al museo comunale, la basilica di San Benedetto è parte integrante dell'itinerario. La scelta curatoriale è precisa: non spostare le opere, ma invitare il pubblico a visitare i luoghi che le custodiscono. “Oro e terra” restituisce così alla Valnerina il suo ruolo di crocevia culturale.

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