Condividi

Dieci anni fa, il 30 ottobre 2016, un violento terremoto colpì Norcia e la Valnerina. L'ex sindaco Nicola Alemanno ricorda il boato terrificante e la distruzione, ma anche la resilienza e la speranza di ricostruzione.

Il ricordo del sisma di Norcia

Sono trascorsi dieci anni dal 30 ottobre 2016. Quel giorno, alle ore 7:36, un boato assordante squarciò il silenzio. Sembrava provenire dalle profondità della terra, scuotendo violentemente Norcia e l'intera Valnerina. Il terremoto lasciò dietro di sé una scia di distruzione senza precedenti. La memoria di quel momento rimane impressa nella mente di chi l'ha vissuto.

Nicola Alemanno, all'epoca primo cittadino di Norcia, ha condiviso il suo vivido ricordo con l'agenzia ANSA. Si trovava nel Centro Operativo Comunale. Le notti precedenti erano state segnate da continue scosse. Il sonno era stato scarso, il lavoro incessante. L'edificio sotto cui si trovava iniziò a oscillare in modo drammatico. Sembrava sul punto di crollare da un momento all'altro.

Attorno a lui, computer e controsoffitti precipitavano al suolo. La violenza del sisma era tale da rendere ogni movimento un rischio. Alemanno riuscì a raggiungere l'uscita dell'edificio. Camminava a piedi nudi, ancora sotto shock. Fu in quel momento che si rese conto di un dettaglio agghiacciante: suo padre non era con lui. L'anziano genitore aveva difficoltà a muoversi autonomamente.

La fuga e la distruzione

Senza esitazione, Alemanno decise di rientrare nell'edificio pericolante. Doveva raggiungere suo padre e aiutarlo a mettersi in salvo. Tornato nella stanza, il suo sguardo cadde sul suo letto. La scena che gli si presentò era apocalittica. Un pilastro portante, situato proprio dietro il suo giaciglio, era letteralmente esploso. Era completamente sbriciolato dalla forza del sisma.

Sul letto, ancora visibile, c'era l'impronta del suo corpo. In quel preciso istante, Alemanno comprese quanto fosse stato vicino a non sopravvivere. La sua fuga era avvenuta per un soffio. La consapevolezza del pericolo scampato lo colpì con tutta la sua forza. La devastazione era totale, ma la vita era stata preservata per un caso fortuito.

Una volta fuori, il primo pensiero del sindaco andò ai suoi figli. La preoccupazione per la loro incolumità era prioritaria. Poi, giunse la notizia che temeva più di ogni altra. La storica Basilica di San Benedetto, simbolo della città, era crollata. La vista di quel monumento iconico ridotto in macerie fu un colpo durissimo.

Alemanno pensò che, se persino la Basilica era caduta, allora la situazione era davvero disperata. La speranza sembrava svanire di fronte a tanta distruzione. La città era ferita nel profondo, il suo patrimonio storico e spirituale gravemente compromesso. La ricostruzione appariva un'impresa titanica, quasi impossibile.

La forza della fede e della comunità

Eppure, in mezzo a quel caos e a quella desolazione, Alemanno visse un momento che porta ancora nel cuore. Vide avvicinarsi le Clarisse, le monache del convento. Con loro c'era anche Padre Cassian, il priore del Monastero. Entrambi erano completamente coperti da uno strato di polvere bianca, testimonianza della violenza delle scosse.

L'assessore Pina Perla si rivolse a Padre Cassian, chiedendo con angoscia come avrebbero potuto affrontare una simile catastrofe. La risposta del priore, pronunciata con un sorriso che Alemanno non dimenticherà mai, fu un inno alla vita. «Pina, siamo vivi, ricostruiremo tutto!». Quelle parole risuonarono come un faro nella tempesta.

Per l'ex sindaco, quelle parole divennero un punto di riferimento fondamentale. Un mantra da ripetere nei giorni, nelle settimane e nei mesi successivi. Un impegno morale a non arrendersi di fronte alle avversità. La forza della fede e la determinazione della comunità furono gli ingredienti essenziali per iniziare il lungo cammino della rinascita.

Il terremoto del 2016 non ha solo distrutto edifici e infrastrutture. Ha messo a dura prova il tessuto sociale e la resilienza degli abitanti. La Valnerina, una terra ricca di storia e tradizioni, ha subito ferite profonde. La ricostruzione è un processo ancora in corso, complesso e pieno di sfide. Ma la memoria di quel giorno serve anche a ricordare la forza interiore che può emergere nei momenti più bui.

La testimonianza di Alemanno sottolinea come, anche di fronte alla devastazione più totale, lo spirito umano possa trovare la forza di reagire. La fede, la solidarietà e la volontà di ricostruire sono elementi cruciali. La storia di Norcia è un monito e, al tempo stesso, un esempio di resilienza. La comunità ha dimostrato una straordinaria capacità di rialzarsi.

Il sisma ha segnato un punto di svolta per Norcia e i suoi dintorni. Ha richiesto uno sforzo collettivo immenso per recuperare il patrimonio perduto. Le cicatrici del terremoto sono ancora visibili, ma la speranza di un futuro migliore guida ogni azione. La ricostruzione non è solo materiale, ma anche morale e sociale. Si tratta di ridare vita a un territorio ferito.

L'episodio del pilastro esploso e la salvezza miracolosa di Alemanno sono un simbolo potente. Rappresentano la fragilità della vita e la forza del destino. La risposta di Padre Cassian incarna la fede incrollabile e la capacità di trovare speranza anche nelle circostanze più disperate. La comunità di Norcia ha affrontato una prova durissima.

La narrazione di quel giorno terribile è fondamentale. Permette di non dimenticare le vittime e di onorare la resilienza dei sopravvissuti. La ricostruzione della Basilica di San Benedetto è diventata un simbolo tangibile di questa rinascita. Ogni mattone posato rappresenta un passo avanti verso il ritorno alla normalità. L'impegno continua, sostenuto dalla memoria e dalla speranza.

Questa notizia riguarda anche: