L'arcivescovo Renato Boccardo riflette a dieci anni dal sisma del 30 ottobre 2016, evidenziando la resilienza delle popolazioni umbre e l'importanza della ricostruzione materiale e sociale.
L'impatto iniziale del terremoto
L'arcivescovo Renato Boccardo ha condiviso i suoi ricordi del terremoto del 30 ottobre 2016. La scossa ha colpito duramente le popolazioni dell'Umbria. Il suo primo pensiero non fu la paura, ma l'incertezza su cosa stesse accadendo. Le immagini di Norcia devastata, con la Basilica di San Benedetto danneggiata, sono ancora vivide. La sua attenzione immediata si è concentrata sulle persone, sul loro disorientamento e sulla loro sofferenza. Ha visto incredulità e stanchezza negli occhi degli abitanti. Molti si chiedevano se avrebbero dovuto ricominciare tutto da capo. Le parole di conforto sembravano insufficienti di fronte alla distruzione.
La risposta della Chiesa e della comunità
Di fronte alla tragedia, la Caritas diocesana si è subito attivata per fornire assistenza. Un sostegno significativo è arrivato da Papa Francesco, che ha offerto un aiuto concreto. L'obiettivo era sostenere chi aveva perso le fonti di sostentamento, come gli allevatori, e chi era rimasto senza casa. La risposta della comunità è stata commovente, con aiuti ricevuti da molte parti, anche dall'estero. Questa dimostrazione di vicinanza e condivisione è stata fondamentale. Il Santo Padre ha chiamato personalmente l'arcivescovo per informarsi sulla situazione e assicurare la sua preghiera e benedizione.
Ricostruire il tessuto sociale e fisico
La riflessione sulla ricostruzione è iniziata fin da subito. Oltre alla riedificazione degli edifici, è emersa l'importanza di ricucire il tessuto sociale lacerato dal sisma. Sono state garantite forme di assistenza alla popolazione, anche attraverso la presenza di volontari. Quattro suore, ad esempio, hanno offerto un supporto morale stando semplicemente vicino alla gente. La loro presenza silenziosa e la loro capacità di ascolto sono state molto apprezzate, specialmente dagli anziani. Hanno offerto compagnia e uno spazio per sfogarsi.
La forza e l'attaccamento alla terra
L'arcivescovo è rimasto colpito dalla tempra della popolazione della Valnerina. Ha osservato il coraggio e la determinazione nel ricominciare dopo il primo momento di smarrimento. Molti hanno espresso un forte attaccamento alla loro terra, dichiarando la volontà di rimanere e ricostruire, anche per la terza volta. Questa fedeltà alla propria storia e al proprio territorio è stata definita straordinaria. L'arcivescovo ha sottolineato come le chiese non siano solo monumenti storici e artistici, ma simboli della fede e dell'identità delle comunità.
La ricostruzione delle chiese e il rispetto per la natura
La ricostruzione della Basilica di San Benedetto a Norcia è stata seguita attentamente dalla Curia, riportandola al suo antico splendore. Un altro cantiere importante è quello dell'abbazia di Sant'Eutizio a Preci, colpita da uno smottamento. La sua riapertura è prevista a breve, dopo un complesso lavoro di messa in sicurezza del costone montuoso. L'arcivescovo ha anche riflettuto sul ruolo della natura, sottolineando la necessità di un profondo rispetto per le sue leggi. La prevenzione è fondamentale per affrontare le calamità naturali. In totale, 362 chiese sono state danneggiate dal sisma. Di queste, 48 sono state restaurate e riaperte, 43 sono in fase di cantiere e 49 in fase di progettazione. L'obiettivo è restituire a ogni comunità almeno una chiesa, un luogo di fede e memoria.