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Due funzionari dell'INPS di Nocera Inferiore sono stati scagionati da ogni addebito in un processo durato oltre un decennio. Le accuse di truffa e associazione a delinquere sono cadute, con il tribunale che ha stabilito l'insussistenza dei fatti contestati.

Assolti ispettori INPS da accuse infondate

La giustizia ha emesso una sentenza di piena assoluzione per Canio Palladino e Gianfranco De Natale. Questi due ispettori dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) operanti a Nocera Inferiore hanno visto crollare le pesanti accuse che pendevano su di loro. La decisione è stata presa dal II Collegio del Tribunale di Nocera Inferiore. Entrambi sono stati scagionati da ogni ipotesi di reato, con la formula «il fatto non sussiste». La sentenza è giunta nel pomeriggio di giovedì, al termine di un'attenta camera di consiglio.

I due funzionari erano stati coinvolti in un vasto filone investigativo noto come inchiesta «Mastrolindo». Questa indagine era stata avviata dalla Procura di Nocera Inferiore. L'obiettivo era fare luce su presunte truffe ai danni dello Stato e dello stesso INPS. Secondo le contestazioni iniziali, tali illeciti sarebbero stati perpetrati attraverso la creazione di aziende fittizie e la gestione di rapporti di lavoro inesistenti. La vicenda ha avuto un lungo corso giudiziario, protrattosi per oltre undici anni.

Richiesta di assoluzione del Pubblico Ministero

Un elemento significativo della conclusione del processo è stata la richiesta di assoluzione avanzata dallo stesso Pubblico Ministero. Al termine della sua requisitoria, il sostituto procuratore Gianluca Caputo ha evidenziato come il dibattimento avesse definitivamente provato l'innocenza dei due ispettori. Il loro operato, secondo la procura, non aveva presentato alcuna omissione. Questo contrastava con le contestazioni iniziali mosse nei loro confronti.

I controlli effettuati dagli ispettori avevano riguardato la regolarità delle posizioni lavorative in cinque diverse aziende. Le accuse si concentravano sull'asserita omissione di annullamento di rapporti di lavoro considerati «fittizi», nonostante fossero in possesso degli elementi necessari per farlo. La difesa, sin dalla fase preliminare, aveva strenuamente sostenuto l'estraneità dei propri assistiti. Avevano presentato una copiosa documentazione a supporto della loro tesi.

La difesa ha sempre ribadito la regolarità dei controlli eseguiti. Le motivazioni dettagliate della sentenza di assoluzione verranno rese note nei prossimi mesi. Questo permetterà di comprendere appieno le ragioni che hanno portato i giudici a scagionare completamente i due ispettori. La conclusione di questo lungo iter giudiziario rappresenta un importante riconoscimento per i funzionari coinvolti.

L'indagine 'Mastrolindo' e le accuse iniziali

Il nucleo centrale dell'intera inchiesta «Mastrolindo» ruotava attorno alla presunta costituzione di diciotto aziende. Queste imprese, operanti nel settore terziario, in particolare nel comparto delle pulizie, erano ritenute inesistenti. Tutte queste realtà imprenditoriali avevano la loro base operativa nell'area dell'Agro nocerino. A queste aziende fittizie erano stati associati circa seimilaottocento rapporti di lavoro. Questi ultimi erano considerati falsi, ma creati allo scopo di ottenere indebitamente indennità di disoccupazione, maternità e malattia.

L'obiettivo di tali presunti illeciti era quello di trarre profitto a danno dell'INPS. L'indagine aveva portato all'iscrizione nel registro degli indagati di oltre quaranta persone. Le loro posizioni giudiziarie sono state definite in tempi e modi differenti nel corso degli anni. La vicenda ha quindi avuto diverse ramificazioni e sviluppi processuali.

Un lungo calvario giudiziario per i funzionari

L'avvocato Giovanni Annunziata, difensore di Canio Palladino e Gianfranco De Natale, ha commentato la sentenza con grande soddisfazione. Ha definito le accuse come «infondate contro due persone oneste». La sentenza di assoluzione con formula piena, «perché il fatto non sussiste», è arrivata dopo undici anni di processo. La requisitoria del Pubblico Ministero, che ha chiesto l'assoluzione, è stata definita «articolata e meticolosa».

La difesa ha sempre sottolineato l'inconsistenza delle accuse, giudicate fin dall'inizio incoerenti e prive di fondamento tecnico. L'avvocato Annunziata ha ricordato le pesanti conseguenze subite dai suoi assistiti. All'epoca dei fatti, i due ispettori subirono perquisizioni all'alba. Venne loro applicata una misura interdittiva che impediva l'esercizio della loro funzione. Furono inoltre disposti sequestri penali per milioni di euro, sia da parte della Procura che dell'INPS.

Questi provvedimenti furono la diretta conseguenza di un'indagine che si è poi rivelata infondata. L'avvocato ha espresso preoccupazione per la facilità con cui funzionari pubblici onesti vengono colpiti da misure cautelari che si rivelano poi infondate. Ha sottolineato come i suoi assistiti abbiano vissuto undici anni di processo, fornendo sempre la loro versione dei fatti in modo circostanziato e documentato.

Inoltre, a causa del contestato reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, i beni dei due ispettori sono rimasti sequestrati per lungo tempo. Questo includeva conti correnti e stipendi significativamente ridotti per circa sette anni, periodo durante il quale l'amministrazione li aveva sospesi. La nota legale auspica una maggiore sensibilità nella gestione di indagini e vicende cautelari, data l'inevitabile ricaduta sulla vita delle famiglie coinvolte.

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