Due studiosi locali, Alessio Zenone e Luciano Ragni, propongono un'affascinante teoria: la celebre "selva oscura" di Dante Alighieri potrebbe trovarsi nel territorio di Terni. La loro ricerca, presentata nel libro "Il cuore verde della Divina Commedia", reinterpreta la geografia dantesca attraverso toponimi e suggestioni storiche.
La selva oscura e l'Umbria dantesca
La figura della "selva oscura" all'inizio della Divina Commedia ha sempre acceso l'immaginazione. Ora, due studiosi legati a Terni, Alessio Zenone e Luciano Ragni, avanzano una nuova interpretazione. La loro tesi colloca questo iconico scenario nel cuore dell'Umbria, precisamente nell'area ternana. Hanno condiviso le loro scoperte presso la Società Dante Alighieri di Terni.
Questa ricostruzione si basa su suggestioni e ipotesi, un approccio comune negli studi che cercano di ancorare i paesaggi della Divina Commedia a luoghi reali. Le congetture nascono dalla natura dell'esilio di Dante. I suoi spostamenti sono registrati solo nelle destinazioni, non nei percorsi esatti. Dante, allontanato da Firenze dal Papa e dai Guelfi, avrebbe potuto intraprendere vie diverse, esplorando vari territori.
Un itinerario longobardo come selva oscura
Zenone e Ragni partono da un dato storico: Dante ricevette la condanna mentre si trovava a Roma. Da lì, per mettersi in salvo, doveva raggiungere Forlì. Questo percorso implicava l'attraversamento dell'Appennino, e quindi dell'Umbria. La regione era ben conosciuta dal poeta, tanto da essere citata frequentemente nella Divina Commedia.
Dante, dopo l'esilio, cercava di evitare le aree sotto il forte controllo papale. Entrando nella bassa Umbria, avrebbe dovuto aggirare centri come Spoleto, Narni e Cesi. L'ipotesi dei ricercatori è che Dante abbia seguito un itinerario alternativo alla Via Flaminia. Si tratterebbe di un antico percorso longobardo, utilizzato come sentiero pedonale fino agli anni '80. Questo cammino collega Terni a Baiano di Spoleto, passando per la sella di Appecano. Un percorso immerso in boschi fitti e rigogliosi, che ben si adatta alla descrizione della "selva oscura".
Toponimi e simboli a sostegno della tesi
La teoria di Zenone e Ragni suggerisce che Dante, prima di iniziare la stesura della Divina Commedia, abbia richiamato alla memoria questo viaggio. L'incipit, con la "selva oscura" e l'incontro con le tre fiere, troverebbe così la sua collocazione geografica nell'Umbria più impervia. Il professor Zenone afferma: «Ipotizziamo, avendo ritrovato in loco tutta una serie di toponimi: strada La Selva, via della Selva, via della Lince, strada di Lione».
Nei pressi del fiume Nera, dove un tempo si attraversava per raggiungere l'altra sponda, si trova la strada di Carone. «L'assonanza con Caronte è evidente», sottolinea Zenone. Il collega Ragni aggiunge un'ulteriore chiave di lettura simbolica. «Ipotizziamo che il dilettoso colle verso cui il poeta vuol salire sia Sant'Erasmo. Glielo impedisce la lince, che noi individuiamo in Cesi, in mano a Bonifacio VIII». Ragni ricorda come Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei, utilizzò proprio la lince come simbolo.
Domande e Risposte
D: Dove si troverebbe la "selva oscura" secondo la nuova tesi?
R: La tesi degli studiosi Alessio Zenone e Luciano Ragni colloca la "selva oscura" di Dante nel territorio di Terni, seguendo un antico itinerario longobardo.
D: Quali prove supportano questa teoria?
R: La ricerca si basa su suggestioni geografiche, antichi toponimi come "strada La Selva" e "via della Lince", e interpretazioni simboliche legate a luoghi come Cesi e il fiume Nera.