Un'indagine della Procura di Lecce ha svelato una vasta frode sul gasolio agricolo. Quattro persone sono indagate per aver creato aziende agricole fittizie per rivendere illegalmente carburante agevolato. L'ammontare della frode supera i 430mila litri.
Frodi sul gasolio agricolo nel Salento
Un'operazione di polizia giudiziaria ha messo fine a un sofisticato schema illecito. Questo sistema mirava a frodare il fisco attraverso la commercializzazione illegale di gasolio agricolo. La Procura di Lecce ha coordinato le indagini. Il giudice per le indagini preliminari, Francesco Valente, ha fissato un interrogatorio. L'appuntamento è previsto per il prossimo 30 marzo.
Il meccanismo fraudolento si basava sulla costituzione di aziende agricole inesistenti. Queste entità fittizie servivano a ottenere gasolio a tassazione ridotta. Il carburante veniva poi immesso nel mercato nero. La rivendita avveniva a prezzi competitivi ma totalmente illegali. L'indagine ha coinvolto quattordici persone a vario titolo. Quattro di queste sono considerate i capi e gli esecutori principali del piano.
La presunta organizzazione operava principalmente nelle province di Lecce e Brindisi. L'obiettivo era massimizzare i profitti evadendo le imposte dovute. Le autorità stanno ricostruendo l'intero flusso di denaro e merci. La frode ha causato un danno economico significativo allo Stato. Si stima un'evasione fiscale di quasi 120mila euro.
I presunti vertici dell'organizzazione
Al centro dell'inchiesta figura Antonio Caprifico, 51 anni, residente a Galatone. Viene indicato come il promotore e leader dell'intera operazione. A lui si attribuisce la responsabilità di aver ideato le strategie per sottrarre il carburante. Si occupava anche di identificare i terreni e i prestanome necessari. La sua attività includeva la gestione dei libretti Uma. Inoltre, curava i contatti con i clienti finali.
Un altro personaggio chiave è Giorgio Barone, 68 anni, di Matino. È considerato l'organizzatore materiale e il braccio destro di Caprifico. Barone avrebbe gestito direttamente il prelievo del gasolio dai depositi. Si occupava anche dello smistamento ai vari acquirenti. La sua mansione comprendeva la selezione degli imprenditori agricoli da coinvolgere nel sistema fraudolento.
Davide Gabellone, 42 anni, di Nardò, è accusato di essere un partecipante attivo. Il suo ruolo prevedeva funzioni di vedetta e autista. Avrebbe garantito la sicurezza durante le fasi di prelievo. Fungendo da sentinella nei pressi dei depositi, segnalava eventuali pericoli. Guidava poi il furgone utilizzato per le consegne illegali del gasolio.
Infine, Alessandro Manco, 54 anni, residente a Taviano, è accusato di aver fornito una copertura essenziale. Si sarebbe finto un imprenditore agricolo. Nel solo anno 2024, avrebbe ottenuto un libretto Uma per oltre 150mila litri di gasolio. Questo ha facilitato il carico del prodotto destinato al mercato clandestino.
Il meccanismo delle false aziende agricole
La presunta associazione a delinquere utilizzava un metodo ben preciso. Ottenevano dagli uffici regionali competenti il Libretto fiscale di controllo Uma. Questo documento è fondamentale per accedere al gasolio agricolo a un'aliquota agevolata. Per ottenerlo, presentavano documentazione falsificata. Attestavano la gestione di serre e impianti florovivaistici.
In realtà, queste strutture non erano mai state realizzate. Oppure erano inattive e non utilizzate per scopi agricoli. Una volta ottenuto il carburante, ufficialmente destinato al riscaldamento delle serre, veniva deviato. Il gasolio veniva quindi venduto a soggetti non autorizzati. Questi acquirenti si trovavano nelle province di Lecce e Brindisi.
La vendita avveniva a prezzi vantaggiosi, ma in totale disprezzo della legge. Per assicurare il trasporto del carburante illecito, il gruppo adottava misure di sicurezza. Organizzavano vere e proprie scorte e staffette. L'obiettivo era eludere i controlli delle forze dell'ordine. Queste precauzioni miravano a evitare intercettazioni durante il tragitto.
Quantificazione della frode e evasione fiscale
Le cifre emerse dalle indagini sono significative. Gli inquirenti stimano che i membri dell'organizzazione abbiano gestito oltre 431mila litri di gasolio agricolo. Questo traffico illegale si è protratto tra il 2022 e il 2024. Una parte consistente di questo carburante, almeno 248.300 litri, è stata sottratta all'uso agricolo previsto.
Questa sottrazione ha generato un'evasione dell'accisa. L'ammontare stimato di questa evasione fiscale ammonta a circa 119.574 euro. La cifra evidenzia la portata economica dell'operazione illecita. Le indagini puntano a recuperare i beni e i profitti derivanti da questa attività.
Il meccanismo fraudolento ha permesso di beneficiare di un regime fiscale agevolato. Tale regime è riservato agli operatori del settore agricolo. L'uso improprio del gasolio agricolo costituisce un reato grave. Le conseguenze includono sanzioni penali e amministrative.
Prossimi sviluppi giudiziari
Il giudice per le indagini preliminari ha fissato le udienze. Giorgio Barone, Antonio Caprifico, Davide Gabellone e Alessandro Manco sono stati convocati. L'interrogatorio si svolgerà presso il Tribunale di Lecce. Durante l'udienza, gli indagati avranno la possibilità di difendersi. Potranno fornire la loro versione dei fatti. In alternativa, potranno avvalersi della facoltà di non rispondere.
Le accuse mosse dalla Procura sono pesanti. Si parla di associazione per delinquere finalizzata alla frode. Sono contestati anche i reati di falso e frode sulle accise. Il pool difensivo è composto dagli avvocati Stefano Stefanelli, Luigi Corvaglia, Andrea Bianco e Andrea Frassanito. La difesa studierà le carte processuali per preparare la strategia difensiva.
Le misure cautelari richieste variano. Per Barone, Caprifico e Gabellone, è stata chiesta l'applicazione degli arresti domiciliari. Per Manco, invece, si profila una misura interdittiva. Nello specifico, il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale. Queste richieste riflettono la gravità delle posizioni e il ruolo ricoperto nell'organizzazione.
L'inchiesta rappresenta un duro colpo al mercato nero dei carburanti. Le autorità continuano a monitorare il territorio per prevenire e contrastare tali fenomeni. La collaborazione tra diverse forze dell'ordine è fondamentale per il successo di queste operazioni. La lotta all'evasione fiscale rimane una priorità per il sistema giudiziario.
Il settore agricolo è particolarmente sensibile a questo tipo di frodi. Il gasolio agevolato è uno strumento di sostegno all'attività agricola. La sua distrazione per fini speculativi danneggia l'intero comparto. Le indagini mirano anche a ripristinare la correttezza del mercato. La trasparenza e la legalità sono essenziali per la sostenibilità economica.
Le conseguenze per gli indagati potrebbero essere severe. Oltre alle misure cautelari, si prospetta un processo. La sentenza dipenderà dalle prove raccolte e dalle argomentazioni difensive. La vicenda evidenzia la necessità di controlli più stringenti. L'obiettivo è garantire che i benefici fiscali raggiungano solo i legittimi destinatari.