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Rifiuti industriali conservieri sono stati smaltiti illegalmente in terreni agricoli della Terra dei Fuochi. L'indagine ha portato a misure cautelari e sequestri, coinvolgendo l'azienda di un ex vicesindaco.

Inquinamento ambientale nella Terra dei Fuochi

Residui di lavorazioni conserviere salernitane sono finiti in campi coltivati. L'illecito smaltimento è avvenuto in aree del Casertano. Queste zone sono tristemente note come la Terra dei Fuochi. L'operazione è stata coordinata dalla DDA di Napoli. I Carabinieri del Noe hanno condotto le indagini.

L'epicentro delle attività illecite è un'azienda familiare. Questa appartiene all'ex vicesindaco di Castel Volturno, Giulio Natale. Egli risulta indagato insieme ad altre sette persone. Tra queste figurano familiari stretti. Sono coinvolti il padre, il fratello e la sorella. Le accuse includono inquinamento ambientale. Vi è anche l'associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti.

Misure cautelari e sequestri

Il Gip del tribunale di Napoli ha emesso provvedimenti cautelari. La richiesta è arrivata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Due indagati non potranno esercitare attività d'impresa. Altri sei hanno ricevuto il divieto di dimora. È stato disposto anche il sequestro di una società. Il valore stimato del sequestro ammonta a 1,5 milioni di euro.

L'impianto della famiglia Natale trattava principalmente inerti. Questi erano residui dell'attività edile. Tuttavia, dall'impianto uscivano fanghi non trattati. Tali fanghi provenivano da reflui industriali. Le aziende conserviere della provincia di Salerno erano le fonti. La documentazione presentata era falsa. I fanghi venivano classificati come 'terreno riciclato'. Formalmente, questo li rendeva adatti come fertilizzanti. Venivano poi usati nei fondi agricoli del Casertano.

Le indagini e i precedenti

I Carabinieri hanno monitorato i veicoli in entrata nell'impianto. Hanno così accertato la presenza di residui edili. Questi venivano scaricati senza alcun trattamento. L'inchiesta ha preso avvio dopo un ritrovamento. In un terreno di Cancello e Arnone, era presente materiale scuro. Questo materiale emanava cattivi odori. Le analisi dell'ARPAC hanno confermato: si trattava di fango non trattato.

Un'indagine simile si era già svolta nel maggio precedente. Anche in quell'occasione erano stati accertati sversamenti. Rifiuti di industrie conserviere salernitane erano finiti in laghetti. Erano stati individuati anche fondi agricoli. L'operazione era stata gestita da altri due imprenditori locali. Si trattava dei fratelli Corvino. Essi sono ritenuti legati al clan dei Casalesi. Nello specifico, alla fazione Bidognetti.

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