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Maxi sequestro beni nel napoletano

I Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) di Napoli hanno eseguito un ingente sequestro di beni. L'operazione è stata disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli.

Il provvedimento, finalizzato alla confisca, è stato emesso dal Tribunale di Napoli. Ha colpito un noto imprenditore della zona di Sant’Antimo.

L'uomo opera nei settori della sanità privata e immobiliare. Il valore totale dei beni sequestrati ammonta a circa 8 milioni di euro.

Patrimonio immobiliare e societario sotto sigillo

Il sequestro include 6 immobili e 2 terreni. Le proprietà sono situate nelle province di Napoli e L’Aquila. Sono state inoltre bloccate 4 quote di partecipazione societaria.

Le aziende interessate operano principalmente nei settori sanitario ed edile. Sono stati sequestrati anche conti correnti e polizze assicurative.

Il provvedimento ha coinvolto anche i familiari dell'imprenditore. Essi sono considerati terzi interessati dal provvedimento ablativo.

Le indagini sulla rete criminale

La proposta di sequestro nasce da approfonditi accertamenti patrimoniali. Questi sono stati condotti dal ROS di Napoli. Le indagini si basano sugli esiti dell'operazione denominata ANTEMIO.

L'indagine ANTEMIO si è svolta tra il 2017 e il 2020. Ha svelato legami con i clan PUCA, VERDE e RANUCCI. Questi gruppi criminali operano a Sant’Antimo e nelle aree circostanti.

Al termine del giudizio di primo grado, 21 persone sono state condannate. Le accuse includono associazione mafiosa, voto di scambio politico-mafioso, estorsione e corruzione.

Condanna per concorso esterno e voto di scambio

Anche l'imprenditore oggetto del sequestro era stato condannato. La pena inflitta è di 11 anni di reclusione. Le accuse erano di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico-mafioso.

Il voto di scambio è stato accertato in riferimento alle elezioni comunali di Sant’Antimo del 2017. È emersa una chiara commistione con il clan locale.

Questa commistione riguardava anche la gestione di un noto centro polidiagnostico di Sant’Antimo. L'imprenditore aveva un'evidente sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio accumulato.

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