Roberto Saviano respinge l'idea che il suo libro "Gomorra" abbia incoraggiato comportamenti criminali nei giovani. Lo scrittore, parlando all'Università di Napoli, critica chi usa il racconto come scusa per la propria inazione.
Saviano: "Gomorra non è causa di emulazione"
Roberto Saviano ha recentemente espresso un forte dissenso riguardo all'ipotesi che il suo celebre romanzo "Gomorra" possa aver spinto i giovani verso la criminalità. Lo scrittore ha tenuto queste dichiarazioni durante un incontro con gli studenti dell'Università Federico II di Napoli. L'evento coincideva con la ripubblicazione del suo bestseller mondiale da parte di Einaudi.
Saviano ha descritto come il successo di "Gomorra" abbia avuto un impatto profondo sulla sua vita personale. Ha affermato che il libro gli ha tolto la libertà e ha compromesso la sua esistenza. Lo scrittore vive infatti sotto scorta e lontano dalla sua città natale, Napoli. Nonostante ciò, riconosce il privilegio di aver assistito all'enorme risonanza globale della sua opera.
Il romanzo ha ottenuto un successo internazionale, tradotto in numerose lingue e adattato in una serie televisiva di fama mondiale. Il termine "Gomorra" è ormai entrato nel linguaggio comune per descrivere una criminalità violenta e pervasiva. Questa criminalità è capace di azioni efferate ma anche di gestire ingenti patrimoni illeciti.
Critiche respinte: "È un'idiozia"
Durante l'incontro all'Università Federico II, Saviano ha partecipato a un programma radiofonico degli studenti, F2 RadioLab. Successivamente, ha preso parte all'evento "Gomorra 20 anni dopo 2006-2026". Uno dei temi centrali discussi è stata l'accusa ricorrente che il libro abbia indotto un processo di emulazione dei personaggi nei giovani delle aree più svantaggiate.
Saviano ha categoricamente definito queste accuse come "un'idiozia". Ha ricordato che la criminalità a Napoli è una realtà storica, presente fin dai tempi borbonici, quando i giovani già imbracciavano le armi. Attribuire la colpa al racconto letterario rappresenta, secondo lo scrittore, un meccanismo di difesa per coloro che dovrebbero invece affrontare il problema alla radice.
Lo scrittore ha sottolineato che la letteratura non è al servizio delle procure né della politica. Ha evidenziato come Napoli sia attualmente la città più armata d'Europa. Ha poi riflettuto sul potere della parola scritta, affermando che un libro può colpire la camorra anche più efficacemente della giustizia. Le organizzazioni criminali temono chi racconta perché i tempi della giustizia sono lunghi, ma l'indignazione pubblica generata da un racconto è difficile da fermare.
Paura, immagine di Napoli e turismo
Roberto Saviano ha ammesso di provare ancora paura, definendola però una sensazione sana e protettiva. Ha contrapposto la paura alla codardia, considerata un veleno da cui tenersi lontano. Riguardo alle critiche secondo cui avrebbe danneggiato l'immagine di Napoli e della Campania, Saviano ha ribadito il contrario.
Secondo l'autore, il suo libro rappresenta un atto di resistenza e una dimostrazione d'amore per la sua terra. Ha osservato come Napoli sia cambiata nell'immaginario collettivo, diventando una meta turistica di successo. Tuttavia, Saviano solleva interrogativi sull'autenticità di questo cambiamento.
Si chiede se questo boom turistico possa realmente trasformare Napoli, portando a maggiori opportunità di ricerca e lavoro, o se si tratti solo di un palliativo. Ha spiegato che la camorra si è rapidamente adattata al turismo, investendo in bed & breakfast e altre attività. Un tempo i Quartieri Spagnoli erano pericolosi, oggi chi disturba i turisti paga, poiché i turisti sono diventati una risorsa economica per la criminalità. Saviano si interroga se stia avvenendo un cambiamento reale o solo un'apparenza.
Il legame con l'Università Federico II
Lo scrittore ha infine rievocato il suo legame con l'Università Federico II. Ha menzionato il cortile delle Statue come luogo prediletto per incontrare amici, in un'epoca precedente alla diffusione capillare degli smartphone. Il suo rapporto con l'ateneo è stato suggellato anni fa con il conferimento del titolo di "laureato Illustre" da parte del rettore Matteo Lorito.