Imprenditori di San Cipriano d'Aversa ottengono l'assoluzione definitiva e la revoca di una confisca da 40 milioni di euro. La vicenda giudiziaria si conclude dopo quindici anni.
Assoluzione definitiva per imprenditori edili
I fratelli Pasquale e Giuseppe Mastrominico hanno ottenuto un importante risultato legale. Sono stati definitivamente assolti dall'accusa di collusione con la camorra. La decisione è arrivata dalla Corte di Cassazione nel mese di febbraio. Questo verdetto pone fine a un lungo iter giudiziario.
A seguito dell'assoluzione, è stata revocata anche una maxi-confisca di prevenzione. Il valore della confisca superava i 40 milioni di euro. I fratelli Mastrominico sono noti imprenditori edili. La loro attività ha sede a San Cipriano d'Aversa, in provincia di Caserta.
Revocata confisca milionaria dopo assoluzione
La revoca della confisca è stata disposta dall'ottava sezione della Corte di Appello di Napoli. Il provvedimento, lungo 60 pagine, è stato depositato di recente. La corte ha annullato il decreto originale. Quest'ultimo era stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La confisca era stata decisa dopo una condanna di primo grado.
Questa vicenda giudiziaria si è protratta per circa quindici anni. La conclusione positiva per i fratelli Mastrominico segna un punto fermo. La giustizia ha riconosciuto la loro estraneità alle accuse contestate inizialmente.
Vicenda giudiziaria: arresti e accuse
I fratelli Mastrominico erano stati arrestati nel lontano 2011. L'arresto avvenne insieme a quello dell'allora consigliere regionale Enrico Fabozzi. Quest'ultimo era anche ex sindaco di Villa Literno. Anche Fabozzi è stato prosciolto con sentenza definitiva. Le indagini erano state condotte dalla Dda di Napoli.
L'accusa principale ipotizzava un patto con il clan dei Casalesi. Si sosteneva che i fratelli avessero stretto legami di collusione con l'organizzazione criminale. In particolare, si ipotizzava un collegamento con il boss Antonio Iovine, soprannominato «o Ninno». Si menzionava anche la famiglia Schiavone.
Caduta delle accuse nei vari gradi di giudizio
Le accuse mosse dalla Dda di Napoli hanno retto solo in primo grado. In quella fase del processo, i due costruttori furono condannati. Tuttavia, il percorso giudiziario ha visto un ribaltamento delle sentenze nei gradi successivi. Le motivazioni addotte dalla procura non hanno trovato riscontro nei tribunali superiori.
La Suprema Corte ha infine sancito l'assoluzione definitiva. Questo ha portato alla revoca della confisca patrimoniale. La vicenda si conclude con il pieno riconoscimento dell'innocenza dei fratelli Mastrominico. La decisione finale ha ripristinato la loro posizione legale e patrimoniale.
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