Cronaca

Potenza: Arcivescovo Carbonaro tra ordini cavallereschi e silenzi

15 marzo 2026, 22:16 3 min di lettura
Potenza: Arcivescovo Carbonaro tra ordini cavallereschi e silenzi Immagine da Wikimedia Commons Napoli
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Sacerdoti trasferiti e presepe controverso a Potenza

La comunità di Potenza è scossa da decisioni recenti dell'arcivescovo Davide Carbonaro. Due figure sacerdotali, don Franco Corbo e don Marcello Cozzi, sono state oggetto di trasferimenti che hanno suscitato malcontento tra i fedeli. Don Franco Corbo, parroco per sessant'anni della chiesa di Sant'Anna e Gioacchino, è stato spostato ad Avigliano, una decisione percepita dai parrocchiani come un vero e proprio esilio.

Il trasferimento di don Franco è avvenuto poco dopo la sua controversa iniziativa di realizzare un presepe natalizio nel 2016, in cui la Madonna indossava un velo islamico. Questa scelta, definita da alcuni una «provocazione» e un'«offesa ai valori cristiani», era in realtà un'espressione artistica volta a simboleggiare la crisi migratoria e la costruzione di muri, un messaggio che il parroco intendeva veicolare per promuovere la fratellanza.

Don Franco Corbo: un prete al servizio degli ultimi

Nonostante le critiche per il presepe, don Franco Corbo è ricordato dalla sua comunità per un lungo e proficuo ministero. Si è distinto per il suo impegno a favore degli immigrati, degli orfani in Africa e per la promozione di adozioni a distanza. Ha inoltre ideato iniziative originali come il noleggio di abiti da sposa per ridurre gli sprechi e ha creato un sistema di incrocio tra offerte di lavoro e necessità delle famiglie.

L'oratorio da lui gestito era uno spazio di formazione, sensibilizzazione su temi sociali come pace e ambiente, e prevenzione di dipendenze e bullismo. La sua partenza ha lasciato un vuoto significativo, tanto che i fedeli hanno espresso al vescovo Carbonaro il loro profondo dispiacere e la loro incomprensione per una decisione che sembra allontanare un pastore amato.

Don Marcello Cozzi e il legame con il caso Elisa Claps

Anche il trasferimento di don Marcello Cozzi, seppur presentato come una richiesta dello stesso sacerdote, solleva interrogativi. Don Marcello è noto per il suo impegno nella lotta per la legalità e contro poteri occulti e mafiosi, oltre per il suo ruolo nella ricerca della verità sul caso Elisa Claps. La sua partenza da Potenza, avvenuta quasi in contemporanea con quella di don Franco, ha alimentato dubbi sulla reale natura di queste decisioni.

Molti fedeli si chiedono se i trasferimenti siano una coincidenza o se vi sia un disegno più ampio dietro. La speranza è che l'arcivescovo Carbonaro possa chiarire questi dubbi e permettere a don Franco di rimanere nella sua comunità, dove ha dedicato sessant'anni della sua vita sacerdotale.

Ordini cavallereschi e il silenzio sulla vicenda Claps

Parallelamente a queste vicende, emerge un aspetto meno noto dell'arcivescovo Davide Carbonaro: il suo coinvolgimento in ordini cavallereschi. Carbonaro è stato insignito di importanti cariche nell'Ordine Militare del Santissimo Salvatore di Santa Brigida e nell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Questi ordini, con le loro tradizioni e i loro membri illustri, tra cui figure storiche controverse, sembrano distanti dalla realtà quotidiana delle persone comuni che l'arcivescovo dovrebbe servire.

Il contrasto tra la critica mossa a don Franco per un presepe simbolico e l'adesione a ordini che annoverano dittatori tra i propri membri storici appare stridente. Inoltre, permane un interrogativo centrale: il silenzio dell'arcidiocesi sulla vicenda Elisa Claps. Nonostante le richieste della famiglia Claps, la targa dedicata a don Mimì Sabia, figura controversa legata al caso, rimane nella chiesa della Trinità. L'arcivescovo Carbonaro sembra orientato a promuovere il silenzio, una scelta che preoccupa chi desidera verità e giustizia.

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