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A Napoli, più di un bambino su dieci cresce in quartieri svantaggiati, affrontando povertà e minori opportunità. La ricerca evidenzia le profonde disuguaglianze territoriali.

Disparità territoriali a Napoli

La zona di nascita incide profondamente sulla vita dei giovani a Napoli. La ricerca 'I luoghi che contano' di Save the Children lo conferma. I bambini e gli adolescenti residenti in aree vulnerabili sono più esposti a povertà e abbandono scolastico. Hanno anche meno accesso a spazi verdi e attività ricreative. Questo limita le loro prospettive future.

La ricerca pone particolare attenzione sul capoluogo campano. A Napoli, oltre l'11,2% dei minori tra 0 e 17 anni vive in aree di disagio socioeconomico urbano (Adu). Queste zone, identificate dall'Istat, sono 10 in città. Qui, il 60,1% delle famiglie si trova in condizioni di povertà relativa. Un dato allarmante che sottolinea la gravità della situazione.

Scuola e futuro a rischio

Le conseguenze del disagio si riflettono pesantemente sul percorso scolastico. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, il 18,1% degli studenti ha abbandonato gli studi o ripetuto l'anno. Questo valore è quasi il doppio della media cittadina, che si attesta al 9,8%. La dispersione scolastica è un problema concreto.

Inoltre, il 21,2% degli studenti all'ultimo anno delle medie è a rischio di dispersione implicita. La media comunale è del 17,1%. Questo significa che quasi 4 punti percentuali in più di giovani sono in pericolo. Tra i 15 e i 29 anni, il 42,9% non studia né lavora. La media di Napoli è del 29,4%, con un divario di oltre 13 punti percentuali.

Richiesta di interventi strutturali

La ricerca di Save the Children giunge alla vigilia di 'Impossibile 2026'. Si tratta della biennale dedicata all'infanzia e all'adolescenza, prevista a Roma. L'organizzazione chiede interventi concreti e risorse stabili per combattere le disuguaglianze. Propone una legge per creare spazi socio-educativi nelle aree più fragili.

La direttrice generale di Save the Children, Daniela Fatarella, ha dichiarato: «Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città». Ha aggiunto che spesso affrontano «gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali». Per questo motivo, 'Impossibile' è dedicato alle periferie. «È proprio da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche», ha sottolineato.

«Un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro», ha affermato Fatarella. È necessaria una «strategia nazionale di rigenerazione urbana, dotata di risorse certe». Inoltre, «servono più spazi pubblici dedicati a loro», come richiesto dai giovani stessi.

Mense scolastiche e accesso ai servizi

Il rischio di dispersione scolastica non è uniforme. Varia non solo tra i quartieri, ma anche tra le classi all'interno della stessa scuola, specialmente nelle zone svantaggiate. Per quanto riguarda l'accesso alle mense scolastiche, i dati a Napoli sono inferiori alla media nazionale.

Solo il 40,2% degli alunni della scuola primaria nelle aree Adu usufruisce del servizio mensa. Nel resto del comune, la percentuale è del 39,6%. Questi numeri evidenziano ulteriori criticità nell'accesso ai servizi essenziali per i giovani napoletani.