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Nuove tecnologie per bloccare i cellulari nelle carceri italiane. Il sottosegretario Balboni annuncia test a Napoli e l'impiego di cani antidroga.

Nuove tecnologie per bloccare i cellulari

Un innovativo sistema per inibire le comunicazioni telefoniche è stato testato nel carcere di Secondigliano. La sperimentazione è avvenuta presso il Palazzo di Governo di Napoli. Il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, ha fornito dettagli sull'iniziativa.

Il sistema mira a bloccare sia le chiamate che la trasmissione dati. L'obiettivo è contrastare l'uso illecito di telefoni cellulari all'interno degli istituti penitenziari. Questa tecnologia rappresenta un passo avanti nella sicurezza carceraria.

Tuttavia, l'implementazione su larga scala presenta delle sfide. Non tutte le strutture carcerarie potranno adottare questo sistema. Le ragioni sono legate alla salvaguardia del territorio circostante e delle attività vicine.

Sfide nell'implementazione del sistema

Il sottosegretario Balboni ha spiegato che ogni istituto ha caratteristiche uniche. Prima di ogni applicazione, sarà necessaria una fase di sperimentazione. Successivamente, si procederà con il collaudo.

Solo se il collaudo darà esito positivo, il sistema potrà essere installato. Questo approccio garantisce un'applicazione mirata e sicura. Si evitano così potenziali interferenze esterne.

In particolare, gli istituti penitenziari situati vicino a centri abitati o attività commerciali potrebbero incontrare difficoltà. Il sistema, se non gestito correttamente, potrebbe limitare la copertura di rete anche al di fuori delle mura del carcere.

Alternative per le carceri non coperte

Per gli istituti dove il sistema di inibizione non sarà applicabile, sono previste soluzioni alternative. Il sottosegretario ha assicurato che verranno impiegati altri strumenti. Questi serviranno a contrastare l'introduzione di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti.

Tra le misure annunciate figurano i cani antidroga. Saranno utilizzate anche reti di protezione e sistemi anti-drone. L'obiettivo è disporre di un ampio ventaglio di opzioni per la sicurezza.

Se un carcere può utilizzare tutti gli strumenti disponibili, verranno impiegati nella loro totalità. In caso contrario, l'attenzione si concentrerà sugli strumenti effettivamente utilizzabili. Si potenzieranno quelli che offrono maggiori garanzie.

Potenziamento dei cani antidroga e droni

Balboni ha annunciato l'installazione di reti di protezione dai droni. Queste saranno operative in quasi tutti i carceri della Campania entro le prossime settimane, ove possibile. Saranno impiegati anche strumenti di controllo tecnologico.

Un annuncio significativo riguarda i cani antidroga. Entro la fine dell'anno, ogni regione disporrà di un nucleo specializzato a supporto delle carceri. Questa iniziativa è volta a incrementare le ispezioni a sorpresa nelle celle.

L'intenzione è creare postazioni fisse all'ingresso degli istituti. Qui, un cane antidroga sarà impiegato per controllare chiunque acceda alla struttura. Questo include familiari dei detenuti, avvocati, agenti di polizia penitenziaria, personale sanitario e operai.

Il messaggio dello Stato

Il sottosegretario ha concluso sottolineando il messaggio che si vuole trasmettere. «L'importante è che sia chiaro il messaggio: qui non è che lo Stato arretra, qui lo Stato fa il suo dovere fino in fondo», ha affermato.

Questa iniziativa ribadisce l'impegno dello Stato nel garantire la sicurezza e il controllo all'interno del sistema carcerario. Si mira a contrastare efficacemente ogni forma di illegalità.

Domande frequenti

Cosa è stato sperimentato nel carcere di Secondigliano?
Nel carcere di Secondigliano è stato sperimentato un sistema innovativo per inibire le comunicazioni telefoniche e la trasmissione dati, con l'obiettivo di bloccare l'uso di cellulari all'interno della struttura.

Quali sono le sfide per l'implementazione del sistema anti-cellulari?
Le principali sfide riguardano la salvaguardia del territorio e delle attività circostanti, soprattutto per gli istituti penitenziari vicini a centri abitati o commerciali, dove il sistema potrebbe interferire con la rete esterna.