Cronaca

Napoli: Rider in piazza, scontro Ugl-Cgil su contratti

20 marzo 2026, 13:45 5 min di lettura
Napoli: Rider in piazza, scontro Ugl-Cgil su contratti Immagine generata con AI Napoli
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A Napoli, una manifestazione di rider per ottenere maggiori tutele si è trasformata in un acceso dibattito tra i sindacati Ugl e Cgil. Le due sigle sindacali hanno espresso posizioni divergenti riguardo alla contrattazione e al futuro del lavoro nel settore del food delivery.

Scontro sindacale sui contratti dei rider

La città di Napoli è stata teatro di una manifestazione di rider. L'evento, promosso dall'Ugl, ha visto i lavoratori sfilare da piazza Dante a piazza del Plebiscito. L'obiettivo dichiarato era la difesa dell'autonomia e del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) siglato con Assodelivery. La protesta mirava a ottenere maggiori diritti e compensi più elevati per gli addetti al settore.

Gianluca Mancini, segretario nazionale Ugl Rider, ha sottolineato le criticità del modello attuale. Ha evidenziato come il settore del food delivery, nella sua attuale configurazione, non possa sostenere l'assunzione di un gran numero di lavoratori con contratti subordinati. Per questo motivo, l'Ugl difende il lavoro autonomo. Tuttavia, il sindacato chiede alle piattaforme digitali di garantire maggiori tutele e retribuzioni più alte.

Durante la manifestazione, era presente anche Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl. Egli ha ribadito il sostegno al lavoro autonomo dei rider. Capone ha affermato che il CCNL sottoscritto ha portato diritti, tutele e dignità in un settore precedentemente caratterizzato da una totale assenza di regolamentazione. Ha descritto la situazione precedente come un vero e proprio «far west».

Al termine del corteo, una delegazione di rappresentanti dei rider è stata ricevuta dal viceprefetto di Napoli, Dario Annunziata. Le istanze dei manifestanti sono state accolte e portate all'attenzione delle autorità competenti. L'incontro ha rappresentato un momento di dialogo tra i lavoratori e le istituzioni locali.

La replica della Cgil: "Assalto squadrista"

La Cgil ha prontamente replicato alle iniziative dell'Ugl. In una nota ufficiale, il sindacato ha criticato duramente la posizione dell'Ugl, definendola una «vile strumentalizzazione». La Cgil ha accusato l'Ugl di aver utilizzato alcuni rider per contestare la Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli. La protesta, secondo la Cgil, ha assunto toni aggressivi, con cori, petardi e minacce urlate nei confronti dei rappresentanti sindacali.

La Cgil Napoli e Campania ha descritto l'accaduto come un «assalto squadrista». Il sindacato ha ribadito la validità della propria battaglia contro le multinazionali del food delivery. La lotta mira all'estensione dei diritti fondamentali per tutti i rider. La Cgil ha citato le recenti indagini della Procura di Milano, che hanno evidenziato forme di sfruttamento e caporalato nel settore.

Secondo la Cgil, il contratto firmato dall'Ugl con piattaforme come Glovo e Deliveroo è da considerarsi un «contratto pirata». Questo accordo, a detta della Cgil, non tutela adeguatamente i lavoratori e legalizza forme di sfruttamento. La posizione del sindacato campano è chiara: la contrattazione collettiva deve garantire diritti universali e non creare disparità tra i lavoratori.

Il contesto normativo e sociale del lavoro dei rider

La questione dei rider è al centro del dibattito politico e sindacale da diversi anni. Il modello di lavoro basato sulla gig economy presenta sfide significative in termini di diritti e tutele. Molti rider operano come lavoratori autonomi, con contratti che spesso non prevedono le garanzie tipiche del lavoro subordinato, come ferie pagate, malattia e contributi pensionistici adeguati.

In Italia, la normativa sul lavoro autonomo è stata oggetto di diverse interpretazioni e interventi legislativi. La legge 81/2017 ha introdotto alcune tutele per i collaboratori eterorganizzati, ma la sua applicazione al settore dei rider è stata spesso contestata. Le sentenze dei tribunali hanno prodotto esiti contrastanti, alimentando l'incertezza giuridica.

Le indagini della magistratura, come quelle condotte dalla Procura di Milano, hanno messo in luce pratiche lavorative che rasentano lo sfruttamento. L'accusa di «caporalato digitale» è stata sollevata per descrivere situazioni in cui le piattaforme esercitano un controllo stringente sui rider, pur inquadrandoli come autonomi. Questo crea una sorta di subordinazione di fatto, senza però garantire i diritti dei lavoratori subordinati.

La manifestazione di Napoli evidenzia la divisione all'interno del mondo sindacale. Da un lato, l'Ugl sostiene un modello che preserva l'autonomia e la flessibilità, pur chiedendo miglioramenti. Dall'altro, la Cgil punta a un riconoscimento pieno dei diritti dei rider come lavoratori subordinati, equiparandoli agli altri dipendenti. Questa divergenza di vedute rende più complessa la ricerca di una soluzione condivisa e duratura.

La città di Napoli, con la sua vivace realtà economica e sociale, si conferma un terreno fertile per queste discussioni. La presenza di numerose piattaforme di delivery e un ampio bacino di lavoratori rendono la questione particolarmente sentita. Le autorità locali e nazionali sono chiamate a trovare un equilibrio tra l'innovazione portata dalla gig economy e la necessità di garantire dignità e sicurezza ai lavoratori.

Il dibattito non riguarda solo Napoli, ma è un fenomeno globale. In molte città europee e mondiali, i rider manifestano per chiedere migliori condizioni di lavoro. Le piattaforme digitali, dal canto loro, sostengono che il loro modello di business si basa sulla flessibilità e sull'autonomia, elementi apprezzati da molti lavoratori. La sfida è conciliare queste esigenze con la protezione dei diritti fondamentali.

Le prossime tappe di questa vertenza sindacale saranno cruciali. Sarà importante monitorare l'evoluzione delle trattative tra sindacati, piattaforme e governo. L'obiettivo è giungere a una regolamentazione chiara che possa offrire certezze a tutti gli attori coinvolti, garantendo un futuro sostenibile per il settore del food delivery e per i suoi lavoratori.

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