Medici di medicina generale a Napoli organizzano un sit-in per protestare contro una proposta di legge che ritengono dannosa per la professione e l'assistenza ai pazienti. La mobilitazione mira a sensibilizzare sull'impatto negativo delle nuove disposizioni.
Medici di base contro la proposta di legge Benigni
Un presidio di protesta è stato organizzato per venerdì 10 aprile. L'appuntamento è fissato alle 15:45 in via Verdi, a Napoli. La manifestazione coincide con un convegno organizzato da Forza Italia. Il tema del convegno è la medicina del territorio.
La ragione principale della protesta è una nuova proposta di legge. Il primo firmatario è il deputato Benigni, esponente di Forza Italia. Altri firmatari includono i deputati Cappellacci, Patriarca e De Monte. Questo progetto normativo mira a modificare le modalità di lavoro dei medici di famiglia. Secondo i promotori della protesta, ciò metterebbe a serio rischio l'assistenza e la cura dei pazienti.
La proposta di legge prevede un monte ore specifico per l'attività. Si parla di venti ore settimanali da svolgere in studio. A queste si aggiungono diciotto ore settimanali da dedicare alle Case di Comunità. A comunicarlo è stato Giovanni Senese, segretario regionale dello Smi Campania.
Critiche alla proposta di legge e impatto sull'assistenza
Giovanni Senese esprime perplessità sulla proposta. Non si comprende come si possa pensare di limitare l'attività degli studi medici a sole venti ore settimanali. Questo non tiene conto del lavoro di back office. Si dimentica l'impegno legato all'assistenza domiciliare. Chi opera nel settore sa bene che l'attività dei medici di famiglia supera già oggi le quaranta o cinquanta ore settimanali.
La proposta, secondo il segretario regionale, maschererebbe un rapporto di lavoro dipendente. Tuttavia, mancherebbero le tutele previste per i dipendenti. Non ci sarebbe il riconoscimento della maternità o dell'infortunio sul lavoro. Anche le ferie non sarebbero garantite. Lo status previsto per i dipendenti sarebbe assente. Si configurerebbe un rapporto di lavoro ibrido.
Il sindacato Smi boccia senza appello la proposta di legge Benigni. La giudica altamente lesiva sia per i medici che per i pazienti. Si teme la distruzione del rapporto medico-paziente. Chi ha redatto il testo sembra non conoscere l'attività medica. Non comprende il legame che lega il medico al proprio assistito.
Rischio burnout e futuro della professione medica
La proposta è considerata irricevibile. Non offre alcuna tutela ai professionisti. Espone i medici a un sicuro burnout. Inoltre, disincentiva i giovani medici dall'intraprendere questa professione. Questo potrebbe portare a una carenza di professionisti nel futuro.
A fine marzo, lo Smi ha avviato una consultazione nazionale pubblica. L'obiettivo era raccogliere le preferenze dei medici di medicina generale italiani sul tipo di contratto desiderato. Sono già state raccolte migliaia di risposte. Il sindacato ritiene che la politica debba ascoltare chi opera nella medicina del territorio. Solo così si potrà arginare l'esodo dalla professione. Si potrà evitare che milioni di italiani rimangano senza medico di base.
Lo Smi non permetterà che lo stato sociale venga distrutto. Non consentirà che i cittadini vengano privati del loro medico di famiglia. La tutela della salute pubblica è al centro delle preoccupazioni del sindacato.
Domande e Risposte
Perché i medici di medicina generale protestano a Napoli?
I medici di medicina generale protestano a Napoli contro una proposta di legge, promossa da Forza Italia, che ritengono lesiva per la professione e l'assistenza ai pazienti. Temono che le nuove disposizioni limitino eccessivamente l'attività, non riconoscano il lavoro effettivo e privino di tutele, configurando un rapporto di lavoro dipendente senza garanzie.
Quali sono i punti critici della proposta di legge Benigni secondo lo Smi?
Secondo lo Smi, la proposta di legge Benigni limita l'attività in studio a venti ore settimanali, ignorando il lavoro di back office e l'assistenza domiciliare. Inoltre, non prevede tutele come maternità, ferie o riconoscimento di infortunio, creando un rapporto di lavoro ibrido e a rischio burnout, disincentivando i giovani medici.