Una donna di 72 anni affetta da SLA, residente nel Napoletano, attende da mesi l'autorizzazione per il suicidio medicalmente assistito nonostante la commissione medica abbia accertato i requisiti. La vicenda solleva interrogativi sui tempi burocratici e sull'accesso a procedure di fine vita.
Donna affetta da SLA attende procedura di fine vita
Una donna di 72 anni, a cui è stato diagnosticato da sei anni la sclerosi laterale amiotrofica, si trova in uno stato di paralisi completa. Non può parlare e necessita di ventilazione meccanica per respirare e di alimentazione artificiale. La signora, identificata con il nome di fantasia Irene, risiede nell'area metropolitana di Napoli.
Il 29 aprile dell'anno scorso, Irene ha presentato una richiesta formale alla propria Azienda Sanitaria Locale (ASL). L'obiettivo era ottenere la verifica delle condizioni necessarie per poter accedere al suicidio medicalmente assistito. La sua situazione clinica è nota da tempo.
Nel mese di ottobre dello stesso anno, una commissione medica specifica dell'ASL Napoli 3 Sud ha valutato il caso. L'organo sanitario ha ufficialmente accertato che Irene possiede tutti i requisiti richiesti dalla legge per poter accedere alla procedura. La valutazione medica è stata positiva.
Nonostante l'esito favorevole della commissione medica, la situazione di Irene è rimasta invariata. Ad oggi, infatti, non sono stati compiuti passi concreti per procedere con la sua richiesta. L'iter burocratico sembra essersi arrestato.
Associazione Coscioni denuncia ritardi nella procedura
La vicenda di Irene è stata portata alla luce dall'Associazione Luca Coscioni. Questa organizzazione si occupa di difendere i diritti civili e le libertà individuali, inclusi quelli relativi alle decisioni di fine vita. L'associazione sta seguendo il caso da vicino.
L'ASL Napoli 3 Sud, competente per territorio, sta attendendo comunicazioni specifiche. In particolare, si attende l'invio del programma e della strumentazione necessaria dall'Azienda Sanitaria Locale Toscana Nord Ovest. Questo materiale è quello già utilizzato in un caso precedente.
La ragione di questa attesa risiede nella condizione fisica di Irene. Essendo completamente paralizzata dal collo in giù, non ha la capacità fisica di autosomministrarsi autonomamente il farmaco letale. L'unica via percorribile per lei è l'uso di un puntatore oculare.
Questo dispositivo le permette già di comunicare con il mondo esterno. È collegato a un programma sviluppato appositamente dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Si tratta esattamente dello stesso sistema tecnologico impiegato nel marzo dell'anno scorso.
Quel sistema è stato utilizzato per 'Libera', una persona affetta da sclerosi multipla. Quest'ultima ha ottenuto l'accesso al suicidio medicalmente assistito in Toscana, a seguito di un provvedimento emesso dal tribunale di Firenze. La tecnologia è quindi già stata validata.
Irene: "Il mio corpo è una prigione"
Le interlocuzioni tra le diverse amministrazioni coinvolte e il collegio legale che assiste Irene hanno fatto emergere alcuni dettagli. Il ritardo nella procedura sembra essere attribuito a ulteriori verifiche e adempimenti di natura amministrativa. Queste incombenze sono necessarie per completare l'iter.
L'azienda sanitaria toscana, in particolare, ritiene che sia indispensabile effettuare un nuovo collaudo della strumentazione. Questo passaggio è considerato necessario per garantire la piena funzionalità e sicurezza del sistema.
Irene ha espresso il suo profondo stato d'animo riguardo alla sua condizione. «Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire», ha dichiarato. Ha aggiunto che per lei questa non è assolutamente una vita degna di essere vissuta. La donna rivendica la libertà personale come un diritto umano inalienabile.
«Chiedo soltanto che mi sia riconosciuto», ha affermato con determinazione. La sua richiesta è chiara e basata su principi etici e legali consolidati. La sua dignità è al centro della sua battaglia.
Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni e legale di Irene, ha fornito ulteriori chiarimenti. «La tecnologia necessaria esiste», ha spiegato. Ha sottolineato che il dispositivo è stato sviluppato dal CNR, testato e già utilizzato con successo nel caso di 'Libera'.
«Per questo non ci siamo rivolti finora al tribunale», ha aggiunto la Gallo. La strategia legale si basa sull'esistenza di soluzioni già collaudate. Non è necessario creare un nuovo dispositivo da zero.
«Non occorre realizzare un nuovo dispositivo, ma semplicemente trasferire quello esistente», ha specificato. È necessario procedere alla taratura del puntatore oculare. Questa operazione deve essere adattata alle specifiche condizioni cliniche di Irene. L'obiettivo è garantire la massima precisione e affidabilità.
Domande e Risposte
Perché la donna affetta da SLA attende da mesi il suicidio assistito?
La donna, identificata come Irene, attende da mesi il via libera per il suicidio medicalmente assistito a causa di ritardi burocratici e amministrativi. Nonostante la commissione medica dell'ASL Napoli 3 Sud abbia accertato i requisiti necessari, l'azienda sanitaria attende l'invio di programma e strumentazione dall'ASL Toscana Nord Ovest, che a sua volta richiede ulteriori verifiche e un nuovo collaudo del dispositivo oculare.
Quale tecnologia viene utilizzata per il suicidio assistito in questo caso?
La tecnologia in questione è un puntatore oculare, già utilizzato dalla paziente per comunicare. Questo dispositivo è collegato a un programma sviluppato dal CNR e permette alla paziente, completamente paralizzata, di selezionare le opzioni necessarie per il suicidio medicalmente assistito. Lo stesso sistema è stato precedentemente utilizzato con successo nel caso di 'Libera', una paziente affetta da sclerosi multipla in Toscana.
Cosa chiede l'Associazione Luca Coscioni?
L'Associazione Luca Coscioni, che assiste Irene, chiede che venga riconosciuto il diritto alla libertà personale e che la procedura di suicidio medicalmente assistito venga completata senza ulteriori indugi. Sottolineano che la tecnologia necessaria esiste già, è stata testata e utilizzata in casi simili, e non è necessario sviluppare un nuovo dispositivo, ma semplicemente trasferire e adattare quello esistente alle condizioni cliniche di Irene.