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L'avvocato della famiglia Caliendo smentisce categoricamente accordi percentuali sui risarcimenti. Sottolinea la sua adesione rigorosa alla deontologia forense, criticando strumentalizzazioni e dibattiti impropri.

Avvocato respinge accuse su patti di quota lite

L'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, ha espresso profonda preoccupazione. È stato oggetto di intense reazioni sui social media. Tali reazioni sono scaturite da sue recenti dichiarazioni. Queste riguardavano il potenziale risarcimento per la famiglia del piccolo Domenico Caliendo. Il bambino è deceduto dopo un trapianto di cuore. L'intervento è avvenuto presso l'ospedale Monaldi di Napoli.

Il legale ha voluto chiarire la sua posizione in una nota ufficiale. Ha specificato di non aver mai utilizzato pattuizioni di quota lite. Questa pratica prevede una percentuale sul risarcimento ottenuto. Tale principio è stato rispettato sia in questo caso specifico. È stato applicato anche in numerosi altri procedimenti legali seguiti nel tempo. La sua ferma posizione mira a contrastare speculazioni e incomprensioni.

Deontologia forense al centro del dibattito

Petruzzi ritiene fondamentale intervenire per fare chiarezza. Il tema del risarcimento danni, specialmente in casi di responsabilità sanitaria, è estremamente delicato. Richiede un approccio rigoroso dal punto di vista giuridico. È necessario un forte senso delle istituzioni. Bisogna mostrare rispetto per tutte le parti coinvolte nel processo. Pertanto, sorprende che il dibattito si sia spostato su presunti aspetti di deontologia professionale.

Queste evocazioni sono state spesso improprie. Talvolta, sono state utilizzate in modo strumentale. L'avvocato afferma con decisione che la deontologia forense non può essere invocata selettivamente. Non deve mai essere impiegata come arma polemica. Essa rappresenta il fondamento dell'esercizio della professione legale. Impone coerenza, trasparenza e correttezza sostanziale. Non solo formale, ma anche di sostanza.

In quest'ottica, Petruzzi sottolinea con forza. La sua difesa, a differenza di quanto accade in altri contesti nella responsabilità medica, non ha mai fatto ricorso a pattuizioni di quota lite. Questa scelta è stata deliberata. È ispirata al rispetto rigoroso dei principi deontologici. La sua condotta professionale è sempre stata improntata alla massima etica.

Critiche a pratiche professionali discutibili

È noto, tuttavia, che pratiche professionali differenti sono diffuse. Molti operatori del settore le adottano. Queste pratiche presentano criticità significative. Sia sotto il profilo normativo che deontologico. Di conseguenza, appare quanto meno opportuno. Chi oggi invoca la deontologia dovrebbe prima rivolgere tale richiamo a sé stesso. Dovrebbe evitare valutazioni parziali. O, peggio, non pienamente consapevoli della realtà.

Il rispetto della deontologia professionale impone serietà. Richiede equilibrio e un profondo senso di responsabilità. L'avvocato Petruzzi ribadisce la sua disponibilità. È pronto a ogni confronto. Avverrà nelle sedi competenti. Ciò si verificherà qualora si ritenga necessario approfondire ulteriormente la questione. La trasparenza è un suo principio cardine.

La sua nota mira a ristabilire la verità dei fatti. Vuole contrastare la diffusione di informazioni fuorvianti. L'obiettivo è preservare l'integrità della sua condotta professionale. E quella del suo studio legale. La famiglia Caliendo ha espresso piena fiducia nel suo operato. Si attende ora un chiarimento definitivo sulla vicenda.

Le dichiarazioni dell'avvocato Petruzzi pongono l'accento sulla necessità di un dibattito informato. Soprattutto quando si tratta di casi delicati. La responsabilità sanitaria richiede sensibilità. Necessita anche di un'analisi giuridica accurata. L'uso strumentale della deontologia professionale è dannoso. Può ledere l'immagine della categoria forense. E minare la fiducia dei cittadini nella giustizia.

La sua posizione è chiara e netta. Non ha mai accettato percentuali sui risarcimenti. Questo vale per il caso Caliendo e per tutti gli altri. La sua scelta è dettata da un rigoroso rispetto delle norme etiche. E da un profondo senso di responsabilità verso i suoi assistiti. E verso la professione stessa. La sua disponibilità al confronto nelle sedi opportune testimonia ulteriormente la sua trasparenza.