Due medici indagati a Napoli sono stati ascoltati dalla Procura riguardo alla morte del piccolo Domenico Caliendo. Emergono incongruenze sugli orari dell'intervento e sulla conservazione dell'organo trapiantato.
Indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo
La Procura di Napoli ha ascoltato due medici nell'ambito delle indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Il bambino, di soli 2 anni e mezzo, è deceduto dopo un trapianto di cuore. L'intervento chirurgico, avvenuto il 23 dicembre 2025 presso l'Ospedale Monaldi, non ebbe l'esito sperato. Il nuovo organo, infatti, risultò compromesso. La sua conservazione durante il trasporto è stata messa in discussione.
La vicenda è emersa pubblicamente solo diverse settimane dopo l'operazione. Le condizioni di salute di Domenico erano già diventate critiche. Il piccolo è poi deceduto il 21 febbraio scorso. La madre, Patrizia Mercolino, ha dichiarato fin da subito di non aver ricevuto informazioni adeguate dall'ospedale. La Procura ha avviato un'inchiesta, inizialmente per tentato omicidio. Successivamente, dopo il decesso del bambino, l'indagine è stata ridefinita per omicidio colposo.
Giallo sugli orari dell'intervento chirurgico
Un punto cruciale delle indagini sembra essere la cronologia degli eventi. L'incrocio tra le testimonianze, le cartelle cliniche e le relazioni mediche ha evidenziato delle discrepanze. In particolare, non coincidono gli orari relativi all'arrivo del nuovo cuore. Si indaga anche sui tempi dell'espianto del cuore del piccolo Domenico e sulle altre procedure collegate all'intervento.
L'avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, ha espresso le sue aspettative riguardo alle deposizioni dei medici. «Spero ci spieghino qualcosa in merito ai tempi che non tornano», ha dichiarato fuori dal Tribunale. Ha aggiunto che dalle cartelle cliniche e anestesiologiche si evince l'inizio della circolazione extracorporea alle 14:02. Tuttavia, il dottor Guido Oppido sostiene che l'operazione sia iniziata solo all'arrivo dell'équipe di espianto al Monaldi. Le indagini, però, suggeriscono che l'équipe sia giunta non prima delle 14:22. «C'è un buco di 20 minuti: un'eternità», ha sottolineato Petruzzi.
Dubbi sulla condotta dei medici indagati
L'iter giudiziario si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Al momento, i professionisti sanitari sono indagati, ma non ancora imputati formalmente. L'avvocato Petruzzi ha spiegato perché ritiene che l'accusa di omicidio colposo possa essere considerata debole. «A Oppido noi contestiamo l'omicidio volontario», ha affermato. Secondo la sua prospettiva, oltre agli errori commessi, vi sarebbe stato un tentativo di occultamento.
«Per nascondere ciò che era successo è stato fatto in modo che Domenico non fosse più operabile in caso dell'arrivo di un nuovo cuore. Cosa che poi è, in effetti, avvenuta», ha aggiunto il legale. Si attendono ora le dichiarazioni dei difensori dei due medici. L'obiettivo è comprendere le basi della loro linea difensiva. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione dei trapianti e sulla trasparenza delle procedure mediche.