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A Napoli un flash mob ha acceso i riflettori sulla sicurezza stradale. L'evento è nato dopo la tragica morte di due sorelle ucraine, investite da un'auto. I partecipanti chiedono di non definire questi eventi "incidenti".

Sicurezza stradale sotto accusa a Napoli

Un'iniziativa di protesta pacifica si è svolta a Napoli. L'evento, un flash mob, è stato organizzato per chiedere maggiore attenzione alla sicurezza delle strade. La manifestazione è stata indetta dopo un tragico evento che ha scosso la città. Due sorelle di origine ucraina hanno perso la vita. Sono state investite da un veicolo mentre si trovavano in strada.

L'incidente mortale è avvenuto in un punto specifico della città. Si tratta dell'incrocio tra corso Garibaldi. Le vittime sono state identificate come Zhanna Rubakha e Oksana Kotlova. La loro morte è avvenuta domenica 22 marzo. La notizia ha suscitato profonda commozione e rabbia tra i cittadini e le associazioni.

L'organizzazione del flash mob è stata curata da diversi gruppi attenti alla mobilità sostenibile. Tra questi figurano Napoli Pedala, Fiab Cicloverdi e Greenpeace. La scelta del luogo non è stata casuale. L'angolo di corso Garibaldi è proprio dove le due donne sono state travolte. L'auto che le ha investite era guidata da un uomo di 34 anni. I successivi controlli hanno rivelato la sua positività ad alcol e cocaina.

Il flash mob: misurazioni e testimonianze

Durante la manifestazione, gli attivisti hanno utilizzato strumenti specifici. Uno di questi era uno "speed gun". Si tratta di un dispositivo per misurare la velocità dei veicoli. L'obiettivo era verificare il rispetto del limite imposto. Il limite di velocità in quel tratto è di 30 chilometri orari. I risultati preliminari hanno destato preoccupazione.

Secondo quanto dichiarato da Luca Simeone, uno dei promotori dell'evento, diversi automobilisti e motociclisti sono stati rilevati mentre superavano il limite consentito. «Qui nessuno rispetta i 30 all’ora», ha affermato Simeone. Ha poi aggiunto: «La velocità e la violenza stradale sono alla base degli incidenti». Le sue parole sottolineano una percezione diffusa di insicurezza.

La manifestazione ha visto la partecipazione di diverse persone. Tra queste, anche Amalia Grasso. La sua presenza non è passata inosservata. Amalia Grasso è la vedova di Stefano Giannino. Giannino era un funzionario della Città metropolitana. È deceduto dopo essere stato investito in via Don Bosco. Stava recandosi al lavoro al momento della tragedia. La sua testimonianza ha aggiunto un ulteriore peso emotivo all'evento.

Le criticità di Corso Garibaldi

L'associazione Napoli Pedala ha stilato un elenco dettagliato delle criticità presenti nel tratto di corso Garibaldi. La strada presenta caratteristiche che la rendono particolarmente pericolosa. Si tratta di una carreggiata larga ben 20 metri. Questo dato è significativo per un'area urbana. La larghezza favorisce velocità elevate.

Inoltre, è presente una corsia preferenziale. Questa non presenta alcuna forma di separazione fisica dal resto del traffico. Questo aumenta il rischio di collisioni. L'illuminazione pubblica è stata oggetto di interventi recenti. È stata ripristinata solo il giorno precedente alla manifestazione. Questo è avvenuto dopo la morte delle due donne ucraine. L'illuminazione è un fattore cruciale per la sicurezza notturna.

Un altro problema segnalato è la presenza costante di auto in doppia fila. Questo comportamento riduce ulteriormente lo spazio di manovra. Rende più difficile la visibilità per tutti gli utenti della strada. Le strisce pedonali sono quasi invisibili. Questo rende gli attraversamenti pedonali estremamente rischiosi. La loro scarsa visibilità aumenta la probabilità di non essere visti dai conducenti.

Responsabilità e appello: "Non chiamateli incidenti"

Gli attivisti hanno voluto sottolineare un punto fondamentale. Riconoscono la responsabilità diretta del conducente. «Certamente l’omicida lanciato a folle velocità è il responsabile materiale della morte delle due donne», si legge in una nota. Tuttavia, puntano il dito anche verso altre figure. Viene sollevata la questione delle responsabilità dell'amministrazione comunale. Si critica il Comune di Napoli per la sua inerzia.

Nonostante la pericolosità nota della strada. Evidenziata dal numero elevato di incidenti che vi si verificano. L'amministrazione non avrebbe intrapreso azioni concrete. «Niente e nulla ha fatto», denunciano i promotori. Questo silenzio delle istituzioni è visto come un fattore aggravante. La mancata prevenzione aumenta il senso di insicurezza.

Da qui nasce l'appello, diventato lo slogan della manifestazione. «Non chiamateli incidenti, non lo sono». Questo slogan mira a cambiare la percezione comune. Suggerisce che questi eventi tragici non siano fatalità inevitabili. Ma piuttosto il risultato di concause. Tra queste, la negligenza, la velocità eccessiva e la mancanza di infrastrutture sicure.

Proposte per migliorare la sicurezza

I promotori dell'iniziativa non si sono limitati a denunciare. Hanno anche avanzato proposte concrete. Queste mirano a migliorare la sicurezza stradale nel tratto in questione. Una delle idee riguarda la realizzazione di attraversamenti pedonali rialzati. Questi potrebbero essere implementati anche in presenza dei binari del tram. I binari sono una caratteristica della zona.

Gli attraversamenti rialzati hanno un duplice scopo. Servono a ridurre la velocità dei veicoli. Allo stesso tempo, mitigano il rischio per i pedoni. Rendono gli attraversamenti più sicuri e visibili. Queste soluzioni sono già adottate con successo in altre città. Dimostrano l'efficacia di interventi mirati.

La richiesta è chiara: un cambio di passo nelle politiche di mobilità urbana. È necessario un impegno maggiore da parte del Comune di Napoli. Bisogna investire in infrastrutture sicure. E promuovere una cultura del rispetto delle regole. La morte di Zhanna Rubakha e Oksana Kotlova deve servire da monito. Deve essere un punto di svolta per garantire la sicurezza di tutti i cittadini. L'appello è a non sottovalutare più questi eventi. E a considerarli come conseguenze dirette di scelte e mancanze.

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