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Gaetano Petriccione, figlio del boss Salvatore, è stato arrestato a Napoli. L'accusa è di associazione mafiosa. L'indagine ha svelato la sua gestione del clan Vanella Grassi anche dal carcere.

Nuova misura cautelare per Gaetano Petriccione

Gaetano Petriccione, 36 anni, è finito in carcere. I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli gli hanno notificato una nuova misura cautelare. L'ordinanza è stata emessa dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea. A Petriccione viene contestato il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.

L'uomo era già detenuto. La sua posizione si aggrava con questa nuova accusa. Le indagini hanno confermato il suo ruolo di vertice all'interno del clan. La misura cautelare è un duro colpo per l'organizzazione criminale.

La guida del clan Vanella Grassi

Secondo gli inquirenti, Gaetano Petriccione avrebbe ereditato dal padre, Salvatore Petriccione, la guida del clan Vanella Grassi. Suo padre è detenuto in regime di 41bis da diversi anni. Il ruolo di capo di Gaetano è emerso da un'approfondita indagine. Questa ha permesso di ricostruire gli assetti interni e le dinamiche del clan.

Il clan è noto anche come i cosiddetti «scissionisti degli scissionisti». La sua influenza si estende su diverse aree della città. L'organizzazione è stata al centro di numerose attività illecite nel corso degli anni.

Affari illeciti nei quartieri napoletani

Per gli inquirenti, il clan guidato prima da Salvatore Petriccione e poi da Gaetano, ha gestito e continua a gestire numerosi affari illeciti. Questi includono omicidi, estorsioni e rapine. Sono state documentate anche attività di usura e il possesso di armi, sia da guerra che comuni. Il riciclaggio di denaro, l'occupazione abusiva di immobili e il traffico di droga sono altre attività contestate.

Le operazioni criminali si concentrano principalmente nei quartieri napoletani di Secondigliano, Scampia e San Pietro a Patierno. Queste aree sono da tempo considerate roccaforti della criminalità organizzata.

Gestione del clan dal carcere

Nonostante fosse già dietro le sbarre, Gaetano Petriccione non ha interrotto la sua attività di comando. Dal carcere, infatti, impartiva ordini precisi. Si occupava della gestione del denaro e dell'organizzazione degli affari. Forniva anche supporto agli affiliati detenuti. La sua capacità di mantenere il controllo nonostante la detenzione è un elemento chiave dell'indagine.

Questo dimostra la solidità della struttura del clan e la sua capacità di adattarsi alle circostanze. Le comunicazioni avvenivano probabilmente attraverso canali non tracciabili. La sua influenza non è mai venuta meno.

Collaboratori di giustizia fondamentali

Le indagini che hanno portato all'emissione della misura cautelare si sono avvalse in modo significativo delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Tra questi figurano Luigi Esposito, Pietro Polverino e Alessandro De Cicco. Le loro testimonianze sono state cruciali per ricostruire le attività e i ruoli all'interno del clan Vanella Grassi.

Questi pentiti hanno fornito dettagli preziosi sulle operazioni e sulla struttura gerarchica. Le loro dichiarazioni hanno permesso agli inquirenti di avere un quadro completo delle attività criminali. La collaborazione con la giustizia si è rivelata determinante.