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Fermati due sospetti per tentato omicidio a Napoli

Napoli, 28 aprile scorso. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Vomero hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto. L'operazione è scaturita da indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli.

I due fermati sono indagati per concorso in tentato omicidio. Devono rispondere anche di illegale detenzione e porto in luogo pubblico di arma da sparo. L'aggravante è il metodo mafioso, che ha caratterizzato l'azione criminale.

L'agguato nel rione Siberia

L'episodio contestato risale al 17 aprile. La vittima è Vincenzo Lo Russo, nipote di reggenti del clan «Lo Russo - Capitoni». Questo clan opera nell'Area Nord della città di Napoli.

L'agguato si è verificato nel rione «Siberia», nel quartiere Marianella. Le indagini hanno permesso di ricostruire le fasi dell'attacco. Sono state analizzate attività tecniche e immagini di videosorveglianza.

Movente e dinamica dell'aggressione

Le indagini hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei due fermati. Sono considerati gli autori materiali del tentato omicidio. Il movente sembra essere un vecchio litigio tra detenuti.

Nonostante la reticenza della vittima, è emersa la dinamica dell'aggressione. Lo Russo è stato avvicinato da uno degli aggressori. Dopo un saluto, è stato colpito con il calcio di una pistola e con un casco. Ha subito schiaffi e calci.

Successivamente, la vittima è stata attinta da più colpi di pistola. L'azione è stata rapida e violenta, caratterizzata dall'uso di armi da fuoco.

Misure cautelari e terzo indagato

Al provvedimento di fermo è seguita l'emissione di un'ordinanza applicativa di misura cautelare. Questa è stata disposta nei confronti dei due soggetti già fermati. Coinvolge anche un terzo individuo, appartenente allo stesso sodalizio criminale.

Quest'ultimo risulta al momento irreperibile. Le forze dell'ordine sono attivamente impegnate nelle ricerche per completare l'operazione.

È importante sottolineare che i destinatari dei provvedimenti sono attualmente indagati. Sono considerati presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Questo principio tutela i diritti degli indagati in ogni fase del procedimento.

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