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Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha espresso forti riserve sulla candidatura di Abete per la Figc, ritenendolo inadeguato al ruolo. Ha sottolineato la necessità di un rinnovamento profondo del calcio italiano, criticando la staticità dei vertici.

Critiche alla figura di Abete per la Figc

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha espresso un giudizio netto sulla figura di Abete in relazione alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc). Pur riconoscendo un legame personale e stima per Abete, definendolo «un carissimo amico» e «un signore che io rispetto», De Laurentiis ha dichiarato che, dal suo punto di vista, «non è una persona adatta a fare questo lavoro».

Queste affermazioni sono state rilasciate da De Laurentiis all'esterno della sede della Lega Serie A, dove era presente per un'assemblea dei club. Ha aggiunto che, pur prevedendo possibili reazioni negative da parte di Abete, è abituato a esprimere liberamente il proprio pensiero in un contesto democratico.

Attesa per le idee di Malagò e necessità di rifondazione

L'attenzione del presidente del Napoli si sposta ora su Malagò. «Però adesso aspettiamo Malagò», ha affermato De Laurentiis, indicando che alle ore 15:00 si attendono chiarimenti. Spera che le idee di Malagò possano allinearsi con quelle del club partenopeo. «Ci spiegherà anche le sue idee, speriamo che collimino con le nostre», ha aggiunto.

La necessità di un cambiamento radicale nel calcio italiano è un tema ricorrente per De Laurentiis. «Dopodiché andremo avanti, perché il calcio in Italia va veramente rifondato», ha dichiarato con enfasi. Ha ricordato di aver sollevato queste preoccupazioni fin dal 2004, lamentando di non essere stato ascoltato.

Critica alla staticità dei vertici calcistici

De Laurentiis ha criticato la resistenza al cambiamento all'interno delle istituzioni calcistiche. «Dal 2004 ho sempre rotto le scatole a tutti dicendo guardate che è tutto vecchio», ha spiegato. Ha evidenziato i rischi futuri, come il disinteresse delle nuove generazioni: «guardate che i bambini non guarderanno più il calcio, guardate che stiamo sbagliando tutto».

Il presidente del Napoli ha attribuito questa mancanza di progresso alla riluttanza dei dirigenti a lasciare le proprie posizioni. «Però nessuno ti ascolta, perché ognuno con il sedere è fortemente incollato alla propria poltrona. E non gli si stacca, non c'è niente da fare», ha concluso con un tono di amarezza.