Studenti, lavoratori e famiglie sono scesi in piazza a Napoli per protestare contro l'aumento dei prezzi e le politiche di riarmo. La manifestazione, indetta dal sindacato Usb, ha visto la partecipazione di migliaia di persone e ha causato disagi alla circolazione.
Studenti e lavoratori uniti contro il carovita
Un'ondata di protesta ha attraversato Napoli lo scorso 30 ottobre 2026. Migliaia di cittadini, tra cui studenti universitari, delegazioni scolastiche, lavoratori e intere famiglie, si sono riuniti in piazza Mancini. Il corteo ha preso le mosse a pochi passi dalla stazione centrale di piazza Garibaldi. L'obiettivo comune era manifestare il proprio dissenso contro il carovita e le politiche di riarmo. Questa mobilitazione coincideva con lo sciopero generale proclamato dal sindacato di base Usb. La partecipazione è stata significativa, con uno striscione esposto sulla statua di Garibaldi che recitava: «Con le buone non cambi le cose».
La presenza di studenti provenienti da diversi istituti cittadini ha sottolineato la preoccupazione per il futuro. Molti giovani hanno espresso il timore che l'aumento dei costi della vita possa compromettere le loro prospettive educative e professionali. Le famiglie, con bambini al seguito, hanno portato la loro testimonianza diretta delle difficoltà economiche quotidiane. La solidarietà tra le diverse fasce della popolazione è emersa chiaramente, creando un fronte unito contro le problematiche socio-economiche.
Le forze dell'ordine hanno garantito la sicurezza durante tutto lo svolgimento della manifestazione. L'obiettivo primario era evitare deviazioni del percorso che potessero creare interruzioni nei trasporti pubblici. Nonostante la grande affluenza, non si sono registrate criticità significative sul fronte dell'ordine pubblico. La stazione Garibaldi della metropolitana è stata temporaneamente chiusa per circa un'ora per motivi di sicurezza, ma è stata successivamente riaperta. La gestione della sicurezza ha permesso lo svolgimento pacifico della protesta.
Simboli di protesta: manifesti bruciati e carri armati di cartone
Durante il corteo, alcuni manifestanti hanno compiuto gesti simbolici per esprimere il loro malcontento. Un manifesto raffigurante i volti della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e della Ministra dell'Università, Anna Maria Bernini, è stato bruciato utilizzando dei fumogeni. L'immagine di Mister Monopoly, il noto personaggio del gioco di società, è stata posizionata tra i due volti politici, accentuando la critica verso le politiche economiche percepite come speculative e dannose per la collettività. Questo atto ha suscitato reazioni contrastanti, ma ha evidenziato la forte opposizione di una parte della popolazione.
Un altro gesto di forte impatto visivo è stato il rogo di un carro armato di cartone. I promotori della protesta, posizionati nei pressi dell'ingresso dell'autostrada in via Reggia di Portici, hanno dato fuoco al manufatto. Questo atto è stato definito «un gesto simbolico» dai manifestanti. L'intento era quello di criticare le politiche di riarmo e l'allocazione di risorse verso scopi bellici, a scapito degli investimenti in servizi essenziali. Le forze dell'ordine in assetto anti sommossa hanno presidiato l'area, impedendo l'accesso all'autostrada. La presenza di quattro camionette blindate di polizia e carabinieri sottolineava la delicatezza della situazione.
Nonostante il dispiegamento di forze, un gruppo di manifestanti ha continuato a percorrere via Reggia di Portici, dirigendosi verso l'uscita dell'autostrada. Questo ha creato una situazione di tensione controllata, gestita dalle autorità per garantire la sicurezza pubblica. La scelta di questi simboli mirava a comunicare in modo diretto e incisivo il messaggio di protesta contro la guerra e l'escalation militare.
Usb: "Siamo ventimila", bloccato l'accesso al porto
I referenti dell'Usb hanno dichiarato al megafono che la partecipazione alla manifestazione era di circa ventimila persone. Hanno espresso la volontà di bloccare l'ingresso dell'autostrada in via Reggia di Portici, affermando: «Vogliamo bloccare tutto ma soprattutto far cambiare tutto». Le parole d'ordine erano chiare: protestare contro le difficoltà economiche che affliggono la popolazione e chiedere un cambio radicale nelle priorità politiche. La determinazione dei manifestanti era palpabile, con l'obiettivo di farsi ascoltare dalle istituzioni.
Il corteo ha proseguito il suo percorso, incontrando ulteriori ostacoli e azioni di blocco. Ai manifestanti che intendevano accedere al porto da uno degli ingressi su via Reggia di Portici, è stata sbarrata la strada dalle forze dell'ordine. Gli organizzatori hanno lamentato l'impedimento nel raggiungere sia l'ingresso dell'autostrada che quello del porto. Di conseguenza, hanno deciso di bloccare via Marina, un'arteria fondamentale per l'accesso al centro cittadino. L'invasione della carreggiata da parte dei manifestanti ha causato la paralisi totale del traffico nella zona, con notevoli disagi per la circolazione.
Una delegazione dell'Usb, autorizzata dalle forze dell'ordine, è entrata nella stazione centrale. I rappresentanti sindacali si sono fermati per alcuni minuti davanti ai binari, senza tuttavia creare interruzioni alla circolazione ferroviaria. Questo gesto, seppur limitato, ha rappresentato un ulteriore segnale di protesta. All'esterno, il resto del corteo attendeva a breve distanza dagli agenti in assetto antisommossa, schierati a presidio della stazione. Il corteo ha poi proseguito lungo corso Arnaldo Lucci, dirigendosi verso via Marina, come previsto dal percorso originale, aggravando la paralisi del traffico.
Un gesto di distensione: sfogliatelle ai poliziotti
Nel corso della manifestazione, si è verificato un episodio di inaspettata distensione. Due giovani manifestanti, un ragazzo e una ragazza, si sono avvicinati ad alcuni agenti della polizia schierati in assetto antisommossa. L'incontro è avvenuto davanti all'ingresso dell'Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (Adm) in via Reggia di Portici. I due giovani hanno offerto simbolicamente ai poliziotti due vassoi contenenti sfogliatelle, graffe e cornetti, dolci tipici della pasticceria napoletana. Questo gesto mirava a sottolineare che il problema non risiede nelle forze dell'ordine.
«Non sono loro il problema, non dobbiamo prendercela con le forze dell'ordine: anche loro devono mettere la benzina e fare la spesa», hanno spiegato i giovani ai cronisti presenti. L'iniziativa voleva evidenziare come anche gli agenti siano vittime delle stesse difficoltà economiche che affliggono la popolazione. Si è trattato di un tentativo di umanizzare il confronto e di indirizzare la protesta verso le vere cause del malcontento, evitando la polarizzazione dello scontro. Questo gesto ha rappresentato un momento di riflessione in un contesto altrimenti teso.
Usb: "La gente non riesce a mettere il piatto a tavola"
Enzo De Vincenzo, del coordinamento Campania Usb, ha espresso con forza le ragioni della protesta a margine del corteo. «Siamo in una situazione in cui la gente non riesce più a mettere il piatto a tavola», ha dichiarato. Ha evidenziato le gravi difficoltà economiche che molti cittadini affrontano quotidianamente, dall'incapacità di arrivare a fine mese al pagamento del carburante e delle bollette. De Vincenzo ha anche sottolineato la crisi della sanità pubblica, che costringe le persone a rinunciare alle cure per mancanza di fondi.
«Andrebbero investiti i soldi nei salari, nella sanità, nei trasporti, nelle scuole ma i soldi vengono investiti nelle guerre e nel riarmo», ha aggiunto De Vincenzo. Ha criticato la destinazione delle risorse pubbliche, ritenendo che dovrebbero essere prioritariamente indirizzate al benessere sociale. Ha inoltre collegato la protesta locale a un movimento globale: «Oggi in tutti i porti del mondo si sciopera contro il traffico d'armi e contro la cultura della guerra e del genocidio. Noi siamo contro queste logiche».
Le parole di De Vincenzo hanno riassunto il duplice obiettivo della manifestazione: contrastare il carovita interno e opporsi alle politiche internazionali che favoriscono la guerra. La mobilitazione a Napoli si è inserita in un contesto di protesta più ampio, con eco internazionale, evidenziando la crescente preoccupazione per la pace e la stabilità economica globale. La richiesta di un cambio di rotta nelle politiche economiche e di sicurezza è stata il messaggio centrale della giornata.