Consiglieri municipali di Napoli hanno occupato una sala del Comune per protestare contro un'indagine della Corte dei Conti. L'inchiesta riguarda la legittimità dei gettoni di presenza percepiti per le commissioni, sollevando dubbi sulla validità delle convocazioni e sulla corretta erogazione dei compensi.
Indagine Corte dei Conti su Gettoni di Presenza
La Corte dei Conti ha acceso i riflettori sulle Municipalità di Napoli. È emerso un duplice problema procedurale. Il primo riguarda la convocazione delle commissioni. Fino a ottobre 2025, i presidenti di commissione gestivano autonomamente gli incontri. Tuttavia, lo Statuto comunale, all'articolo 65, indica procedure differenti. La convocazione dovrebbe essere autorizzata dal Consiglio o dal presidente della Municipalità.
Questa discrepanza normativa potrebbe invalidare le commissioni tenutesi prima di ottobre 2025. Di conseguenza, i gettoni di presenza già incassati potrebbero dover essere restituiti dai singoli consiglieri. La situazione crea incertezza e preoccupazione tra gli eletti locali. La questione solleva interrogativi sulla corretta applicazione delle norme statutarie.
Il secondo punto sollevato dalla Corte dei Conti concerne la durata effettiva della presenza dei consiglieri nelle commissioni. Prima di ottobre 2025, il gettone di presenza veniva erogato indipendentemente dal tempo trascorso. I regolamenti interni delle Municipalità, invece, specificano una permanenza minima. Questa deve essere compresa tra un terzo e metà della durata totale della riunione.
Anche in questo caso, potrebbero esserci somme da restituire. La Corte dei Conti, formalmente, non si rivolgerebbe direttamente ai consiglieri. La responsabilità ricadrebbe sui direttori generali delle Municipalità. Questi ultimi sono i soggetti preposti all'autorizzazione dei pagamenti. La loro posizione è quindi delicata.
In risposta alle richieste della Corte, i dirigenti hanno chiesto ai consiglieri la restituzione dei gettoni percepiti. Hanno inoltre sospeso tutti i pagamenti effettuati negli ultimi dieci anni, risalendo fino al 2016. Questa data è stata scelta perché i fatti anteriori sono ormai prescritti. La mossa dei dirigenti mira a tutelarsi.
Se la ricostruzione della Corte dei Conti venisse confermata, significherebbe che le Municipalità di Napoli operano in uno stato di illegalità amministrativa fin dalla loro istituzione nel 2006. Un'eventuale conferma aprirebbe un vaso di Pandora, coinvolgendo potenzialmente migliaia di persone. La gravità della situazione è notevole.
I consiglieri, dal canto loro, si difendono. Sostengono di essere sempre stati convocati regolarmente. Non si sentono responsabili di un regolamento la cui interpretazione restrittiva è emersa solo di recente. La loro posizione è quella di aver agito in buona fede, seguendo le prassi consolidate.
La Protesta dei Consiglieri Municipali
La protesta di mercoledì 25 marzo 2026 ha visto la partecipazione di circa quaranta consiglieri municipali. Hanno manifestato davanti e all'interno della sede comunale di via Verdi. La loro azione è stata una forma di dissenso contro le implicazioni dell'indagine della Corte dei Conti. L'obiettivo è evitare la restituzione di denaro già percepito.
L'iniziativa, tuttavia, è apparsa poco partecipata. A fronte di 200 consiglieri totali, solo una piccola parte ha aderito alla mobilitazione. Dopo un presidio esterno, i manifestanti sono entrati nell'edificio. Hanno occupato la Sala Nugnes, chiedendo un incontro con un rappresentante della Giunta. La richiesta era specifica: parlare con l'assessore Teresa Armato.
Tra i partecipanti alla protesta c'erano esponenti del Partito Democratico. Erano presenti anche consiglieri di liste civiche a sostegno della maggioranza guidata da Gaetano Manfredi. Hanno aderito anche rappresentanti di Avs (Alleanza Verdi Sinistra). Alcuni esponenti del centro-destra hanno preso parte all'iniziativa. Mancavano, invece, i consiglieri del Movimento 5 Stelle.
Secondo quanto appreso da NapoliToday, ai consiglieri pentastellati sarebbe stato impartito un ordine di non partecipare. L'obiettivo era evitare di creare pressione sull'Amministrazione Manfredi. Questa direttiva interna ha evidentemente influenzato la loro assenza.
La protesta, pur visibile, ha evidenziato una divisione tra i consiglieri municipali. La questione dei gettoni di presenza ha creato spaccature e diverse strategie di risposta. La partecipazione limitata solleva interrogativi sull'effettiva unità di intenti.
Dichiarazioni e Possibili Sviluppi Futuri
Molti consiglieri hanno scelto il silenzio, evitando dichiarazioni pubbliche. La prossimità delle elezioni comunali e municipali nel 2027 gioca un ruolo importante. La maggior parte degli eletti sta valutando la propria ricandidatura. Dichiarazioni avventate potrebbero compromettere le loro ambizioni politiche.
Tuttavia, alcuni hanno espresso il loro punto di vista. Carlo Restaino, consigliere della III Municipalità per Avs, ha dichiarato: «Siamo stanchi di subire il peso di quanto sta emergendo dalla Corte dei conti. Siamo brave persone che rappresentano il territorio e vogliamo solo poter svolgere il nostro lavoro. Questo regolamento ce lo impedisce».
Sulla stessa linea, Salvatore Passaro (FdI), della VIII Municipalità, uno dei pochi esponenti del centro-destra presenti, ha aggiunto: «A noi dalla Corte non è arrivato ancora nulla. In compenso stiamo subendo offese sulle chat e nelle comunicazioni con i dirigenti. Con quello che sta uscendo, i cittadini ci indicano come ladri, mentre noi abbiamo sempre agito nel rispetto delle regole».
L'assessore Teresa Armato ha cercato di mediare. Ha affermato: «Le Municipalità sono un pezzo importante dell'amministrazione. Li abbiamo incontrati per stabilire insieme in che modo agire per affrontare una situazione che tocca, da un lato, la necessità di ridurre i costi della politica, dall'altro di rispettare il lavoro degli eletti».
Nei prossimi giorni, la Giunta Manfredi potrebbe inviare una comunicazione alla Corte dei Conti. L'obiettivo è garantire la buona fede dei consiglieri e dei dirigenti sotto inchiesta. Si promette un impegno a regolarizzare la situazione da ora in avanti. La volontà è quella di trovare una soluzione condivisa.
Se la Corte dovesse respingere questa proposta, si aprirebbe una crisi profonda nella politica partenopea. La situazione potrebbe avere ripercussioni significative sull'amministrazione cittadina. La gestione di questa delicata vicenda è cruciale per il futuro delle istituzioni locali. La politica napoletana attende gli sviluppi con apprensione.